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Anno: 2017

Evento: La Giornata del bambino festeggiata nella comunità di Vicenza

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Storico

Alcuni cenni relativi la Chiesa cattolica romena di rito orientale

La Chiesa cattolica (il termine cattolico deriva dal greco καθολικός – katholikòs - aggettivo che significa universale) dichiara d’essere «l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica e che il Salvatore nostro, dopo la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro (Gv 21,17), affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida» e dichiara che «Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui».
La Chiesa cattolica esiste nella forma attuale nella chiesa retta dal vescovo di Roma, il papa (attualmente Benedetto XVI), e da tutti i vescovi in comunione con lui, senza escludere quindi che la Chiesa cattolica possa egualmente sussistere, in gradi differenti, anche in altre chiese non in comunione con il vescovo di Roma. All’interno della chiesa cattolica esistono due grandi identità, ossia quella occidentale e quella orientale. Il gruppo di chiese cattoliche orientali comprende quelle di tradizione alessandrina o copta, antiochena o siro occidentale, armena, caldea o siro-orientale e costantinopolitana o bizantina. Queste chiese hanno un rito proprio e sono chiese sui iuris (cioè di diritto proprio), con a capo un arcivescovo o patriarca, e si differenziano per una maggiore autonomia, come riconosciuto dal Concilio Vaticano II nel decreto sulle chiese cattoliche orientali Orientalium Ecclesiarum.
Sino l’anno 1054, la Chiesa era una sola. Sebbene comunemente si indichi il 1054 come anno dello scisma tra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente la separazione fu effettivamente il risultato di un lungo periodo di progressivo allontanamento fra le due Chiese. Le cause principali dello scisma consistevano in dispute circa l’autorità papale (il papa reclamava la propria autorità sui quattro patriarchi orientali, mentre costoro sostenevano che il primato del patriarca di Roma fosse solo onorario, e che pertanto la sua autorità si estendesse solo sui cristiani d’occidente) e circa l’inserimento del Filioque nel Credo Niceno; esistevano inoltre altre cause, meno significative, fra le quali variazioni di alcune pratiche liturgiche, e rivendicazioni conflittuali di giurisdizione.
La Chiesa si divise lungo linee dottrinali, teologiche, linguistiche, politiche e geografiche, e la frattura fondamentale non si è più rinsaldata. Si ebbero, in effetti, due formali riunioni: al Concilio di Lione (1274) e al Concilio di Ferrara-Firenze (1438-1439), ma in entrambi i casi non furono accettate dall’ortodossia, in quanto i capi spirituali che vi presero parte, nel consentire queste cosiddette “unioni”, avevano oltrepassato la propria autorità. Anche gli ulteriori tentativi di riconciliazione fra le due chiese fallirono.
Il “ritorno” di una parte dei cristiani orientali fu possibile solo nel XVI secolo quando ritornarono sotto la guida della Chiesa di Roma gli ucraini, evento entrato nella storia come l’unione di Brest-Litovsk (1595-1596), seguita poco tempo dopo dall’Unione di una parte dei romeni della Transilvania del 1697-1701 (la Transilvania occupa oggi 41,5% dal territorio della Romania). Queste comunità ecclesiastiche, originariamente ortodosse, cambiarono giurisdizione, ed ora sono dette Chiese Cattoliche di Rito Orientale (o greco-cattoliche).
Il centro della diocesi Romena Unita fu la città di Blaj, posta nel cuore della Transilvania, che tuttora costituisce l’arcivescovado del territorio. Grazie alla Chiesa greco-cattolica si ritornava, dopo quasi un millennio, ai legami privilegiati con Roma, alle radici della latinità dei romeni. Poco dopo l’Unione ecclesiastica, i primi giovani romeni della Transilvania furono avviati agli studi superiori, presso le grandi scuole dell’Occidente di Vienna e di Roma. Ma purtroppo, l’orientamento filo-occidentale e la comunione con la Santa Sede di questa chiesa, spinse nel 1948, subito dopo la seconda guerra mondiale, il regime comunista a sopprimerla.
Così, tra il 1948 ed il 1989, la Chiesa Romena Unita con Roma (Greco-Cattolica) fu costretta a vivere in segreto (nelle catacombe). I suoi vescovi, sacerdoti ed alcuni fedeli furono imprigionati ed uccisi, così come furono confiscati i luoghi di culto e le proprietà delle chiese. Dei 12 vescovi, nessuno ha tradito il Signore e la fede cattolica. Tutti hanno sofferto per lunghi anni la detenzione: sette vescovi dei dodici sono morti nelle carceri, più di 350 sacerdoti, tantissimi laici morti nelle stesse condizioni, e le loro tombe non si conoscono. Questi santi martiri romeni del ventesimo secolo morivano nei lager comunisti di fame o di sete, di stenti, di freddo, rigidissimo nel paese. Essi non ebbero alcuna assistenza medica. I loro carnefici li picchiavano e strappavano loro la barba – tutti si sacrificarono per l’amore di Cristo.
P. dr. Raimondo Salanschi