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Anno: 2018

Evento: Festa patronale - Parrocchia romena di Forlì e celebrazione del Centenario della Grande Unione

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Zelarino (Venezia): I giovani, la migrazione e la Chiesa

Zelarino (Venezia): I giovani, la migrazione e la Chiesa

Su iniziativa della Commissione Migrantes del Triveneto, il 15 novembre 2018, presso il Centro pastorale “G. Urbani” di Zelarino (Venezia Mestre) si è tenuto l’incontro degli operatori pastorali presenti nella zona del Nord-Est d'Italia, proponendo il tema “Giovani in migrazione e fede”.
Pur sembrando “nuovo”, il fenomeno delle migrazioni ha costituito da sempre il fattore fondamentale nel cambiamento della fisionomia di un popolo. Tale cambiamento non ha conseguenze solo sul piano socio-economico, bensì anche nel contesto religioso.
Di fronte a questo fenomeno, la Chiesa non resta neutra. Nella Conferenza Episcopale Italiana, da oltre 25 anni, c’è una commissione speciale (Migrantes), che cerca in diversi modi di fare da mediatore tra quelli che arrivano (immigrati) e quelli che partono (emigrati). La Chiesa, mediante il suo coinvolgimento diretto, nei suoi gesti e nei suoi sacrifici desidera essere vicina a tutti coloro che sono costretti a cercare una vita migliore e degna, abbandonando il proprio paese, lasciando indietro una storia e, allo stesso tempo, devono far fronte alle nuove provocazioni. Queste provocazioni però non riguardano soltanto quelli che arrivano, ma anche quei popoli che si trovano in situazione di gestire il fenomeno dell’immigrazione.
Con questi pensieri, i responsabili diocesani degli Uffici Migrantes delle 15 diocesi del Nord-Est d’Italia (Triveneto), assieme ai sacerdoti che guidano le comunità di immigrati, si sono incontrati presso il Centro pastorale di Zelarino (Ve), accordando un’attenzione speciale ai giovani migranti.
Il tema dell’incontro (“Giovani in migrazione e fede”) è stato un invito per i partecipanti ad una riflessione speciale sui giovani immigrati, tenendo conto del fatto che nel 2016 le statistiche indicavano circa 815.000 alunni e studenti stranieri presenti in Italia, di cui circa 50% nati in Italia.
L’introduzione di questo tema spettava al vescovo emerito di Bressanone, Mons. Luigi Bressan, il vescovo delegato della Conferenza Episcopale Triveneta. Si sono susseguiti gli interventi di: don Bruno Baratto (Treviso) che ha illustrato con delle slide grafiche e statistiche l’influenza degli immigrati sulla vita sociale e religiosa in Italia; don Elia Ferro (Padova) che ha presentato alcuni aspetti riguardante la socializzazione e la fede; poi don Nicola Ban (Gorizia), responsabile per la pastorale giovanile nella regione ecclesiastica del Triveneto, ha insistito sul contesto pastorale.
In seguito a questi approfondimenti, sono state presentate alcune testimonianze da parte di alcuni giovani: Zhang Yi Angelica (Cina), Laphidil Twamasi (Ghana) e Angela Madushani (Sri Lanka).
Il programma del giorno è continuato con i laboratori di discussione, in gruppi specifici secondo la tradizione o il rito e la provenienza (asiatici, africani, europei di rito romano, europei di rito greco e un gruppo femminile). Oltre a tanti altri aspetti, i partecipanti hanno sottolineato che i migranti si dividono in tre categorie: giovani dalle prime generazioni, che da un anno all’altro manifestano soprattutto una coscienza più da autoctono, che da immigrato; giovani che vengono e cercano il sostegno della comunità di provenienza; giovani che, pur avendo i genitori e i partenti in Italia, emigrano verso altri paesi.
Un altro volto dei giovani migranti è proprio quello di stabilire la fascia di età. In questo senso per gli europei l’età della giovinezza si manifesta sempre più ampia (dai 18 ai 35 anni, in Italia), mentre per gli africani e gli asiatici l’età di 35 anni non è lontana dalla sorprendente possibilità di diventare nonni. Di conseguenza, parlare dei giovani a livello globale, non è così facile. Però, ciò che accomuna i giovani, da qualsiasi parte del mondo essi provengano, è quel diritto di essere ascoltati.
Con che aspettative partono i giovani per la loro strada? Qual è il loro posto nella società? Che cosa offre loro la società? Che può offrire loro la Chiesa e gli oratori? Che rapporto hanno con le comunità di origine? Queste domande non aspettano risposte soltanto da parte della Chiesa e dai sacerdoti responsabili di queste comunità, bensì riguardano ognuno di noi, poiché offrire delle risposte ai giovani significa affidare loro una storia carica di tanti valori socio-culturali e religiosi. A questi giovani la Chiesa ha dedicato un Sinodo in cui loro stessi sono stati non soltanto protagonisti, ma anche collaboratori per gli ideali del Vangelo. La Chiesa e l’umanità hanno bisogno del loro entusiasmo e del loro coraggio. Questi giovani sono il riflesso della Chiesa del domani, ma anche membri nascosti delle nostre comunità di oggi.
Certamente gli operatori pastorali, da questo incontro, sono ritornati a casa con il desiderio palese: quello di essere più vicini ai giovani, sostenendoli, non soltanto nel processo d’integrazione nella società, ma particolarmente per sostenerli nella vita di fede.
Da parte della Chiesa Romena Unita con Roma nel Triveneto sono stati presenti i sacerdoti: p. Vasile Alexandru Barbulovici, p. Raimondo Salanschi, p. Vasile Soptea, p. Dumitru Petrovan, p. Vasile Nistor e p. Alexandru Suteu.
Traduzione dal romeno: p. Ioan Marginean-Cocis
Pr. Valentin Aenoaei, Monfalcone (GO)

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