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Anno: 2019

Evento: "Con la primvavera nelle anime"

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Lettera Pastorale di Sua Beatitudine Cardinale Lucian per la Festa della Nascita del Signore 2018

Lettera Pastorale di Sua Beatitudine Cardinale Lucian per la Festa della Nascita del Signore 2018

Il Cardinale
† Lucian
per Grazia del Buon Dio,
Arcivescovo e Metropolita
dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraş,
Arcivescovo Maggiore
della Chiesa Romena Unita con Roma, Greco-Cattolica,
in piena Comunione di fede
con la Santa Sede di Roma
All’ onorato Clero concelebrante,
ai piissimi Monaci e Monache.
ai carissimi fedeli greco-cattolici
ed a tutti i cristiani che amano Dio
Da due millenni la Chiesa continua ad annunciare con gioia la nascita di Cristo, Colui che è venuto a portare la salvezza e la pace agli uomini “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà” (Lc. 2, 14). È un dono, quello di Natale, che rimane l’unica certezza dell’esistenza dell’umanità: Dio ama le persone e desidera donare loro la Sua pace. Questa verità spesso affronta le prove e le tentazioni attraverso cui passa la nostra fede, così come le domande che tormentano l'esistenza umana sulla sofferenza, il presente malvagio nel mondo e infine la morte che pone fine al nostro passaggio effimero attraverso questa Vale di lacrime. Nella Notte Santa di Natale, Dio risponde in modo speciale: "un bambino avvolto in una mangiatoia" (Lc 2,16). Lui è il Messia, il Salvatore del mondo, che ci salva attraverso il dono della sua vita, attraverso il suo amore che va fino alla morte e oltre di essa, per noi.
Da un lato, la Chiesa ci invita alla festa, d'altra parte, stiamo assistendo a molti colpi di scena e scenari di crisi in corso nella società. Come possiamo manifestare la gioia della nascita del Salvatore senza sentirci sensibili alle pene del mondo in cui viviamo? Come possiamo riconciliare questi due aspetti costantemente presenti nelle nostre vite? Per noi che crediamo nella ‘Buona Novella’ portata da Gesù Cristo, il nuovo mondo, l’edificazione nuova, l'uomo nuovo, tutto questo ha la sua origine obbedienza e nell’umiltà. L’uomo vecchio, calpestando l’obbedienza a Dio e negando proprio quell’umiltà che gli diede dignità, aveva bisogno di essere riscattato a prezzo di grandi sacrifici dal Figlio, fatto in obbedienza al Padre. Ecco perché, da quel momento in eterno, il ponte tra il cielo e la terra può essere ricostruito solo attraverso l'obbedienza e l'umiltà. La conversione continua pertanto, nostra e della nostra società, dalla nostra volontà alla volontà del Padre celeste è la chiave per risolvere le crisi personali e del mondo in cui viviamo.
Cari fratelli in Cristo,
Come tutti ben sappiamo, alla creazione del mondo, Dio pone l'uomo nel giardino del Paradiso, mostrandogli la via della felicità mediante l'obbedienza alla sua volontà divina. L’apparizione di un altro sentiero indicatogli dal serpente attira e convince l'essere umano a seguire una direzione che, come tutte le tentazioni, è solo apparentemente buona. Il corso della storia di salvezza si svolge quindi tra i segni delle promesse fedeli di Dio e il cammino che il popolo deve attraversare. Un cammino caratterizzato da difficoltà, infedeltà, cadute e dubbi. Fortunatamente per noi, questo percorso è stato un modo per giungere alla festa della venuta di Dio nel mondo, in forma di un bambino tenero. È la celebrazione della nostra salvezza, è il segno che Dio "vecchio di giorni", il Signore potente e il Re della Gloria non ci ha abbandonati e non ci ha dimenticati. La venuta del Messia è prefigurata nel Canto dei Cantici tramite immagini allegoriche e simboliche: "Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline" (Ct 2,8). L'incarnazione di Cristo dal grembo verginale della Santa Madre diventa una canzone d'amore per noi. Il canto di coloro che sono nascosti nella valle di lacrime e di dolore ci è stato proclamato dagli angeli: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: “oggi nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore"(Lc 2, 10-11). Un segno si manifesta, una stella luminosa brilla. I magi dall’Oriente simboleggiano tutti coloro che stanno aspettando nelle tenebre la luce di Dio, e la stella è il segno inviato dal Cielo che ci conduce al Figlio che giace nella mangiatoia. La strada per Betlemme in Giudea è il modo in cui noi tutti dobbiamo passare per rispondere alla chiamata del Signore. Una strada difficile, che attraversa l'aridità del deserto, una strada piena di pericoli e insidie, ma il Bambino Gesù ci aspetta per darci la corona che si addice soltanto a colui che ha combattuto fino alla fine.
Cari fedeli,
E noi, come i pastori, sentiamo una voce. È la voce della Chiesa, che proclama la nascita di Cristo. Contempliamo questo miracolo che si ripete ogni anno, rendendo fecondo il silenzio nella nostra vita per essere in grado di sentire la voce degli angeli messaggeri, di trovare la gioia, il senso e la direzione della nostra vita. Il mistero della Nascita del Salvatore viene direttamente a noi: Dio, Luce da Luce, il Creatore di tutto ciò che esiste, diventa carne umana. La Parola Eterna discende tra gli uomini, arriva tra i Suoi. L’abisso di disobbedienza e del peccato che separava le persone da Dio è irrimediabilmente superato oggi, perché Dio ha preso su di Sé la nostra carne umana, la nostra natura così com'è. Sant'Atanasio ci dice: "Ciò che non è assunto da Dio non è salvato". Ecco perché la salvezza richiedeva che la natura degli uomini fosse assunta da un intermediario qualunque, ma da Dio stesso.
L'invio del Figlio nel mondo è la risposta di Dio anche nei tempi turbolenti in cui viviamo oggi caratterizzati dalla paura, dallo stress, dal dubbio, dall'insicurezza, perché quando si verifica la gioia del Natale, alcun Erode al mondo può più spaventarci. Ci danno viva testimonianza i nostri vescovi martiri, i sacerdoti, i monaci, le suore e i nostri buoni fedeli che hanno confessato con la propria vita questa grande verità durante la persecuzione comunista. Tutto questo ha una risonanza speciale nel 2018, anno in cui celebriamo il Centenario della Grande Unione del popolo romeno. Siamo orgogliosi e pieni di gratitudine a Dio perché della nostra Chiesa Romena Unita con Roma, sono spuntati santi e martiri che hanno scritto con il loro sangue l’appartenenza a Cristo e all'unicità della sua Chiesa. Le parole del prossimo beato Iuliu Hossu, il primo porporato della Romania che proclamò con fermezza ad Alba Iulia l’Atto di Unione davanti all'Assemblea nazionale che ha sancito per sempre l'unione della Transilvania con la Madre Patria, risuonano fino ai nostri giorni: "D'ora in poi una Grande Romania fondata sulla giustizia di Dio e sulla fede del suo popolo".
A questa giustizia di Dio aspirò e aspira tutt’oggi la nostra Chiesa, rafforzata dal sacrificio dei sette vescovi, che speriamo di contemplarli all’onore degli altari nel prossimo anno. Loro, coperti di vesti bianche, incensano l'altare di Dio infinito. Loro, i cui occhi hanno contemplato il cielo attraverso le croci di sbarre. Essi, che hanno ricevuto il corpo di Gesù nelle briciole di pane nascoste agli occhi del mondo, consacrate nelle Sante Liturgie presso le celle del carcere di Sighet, di Jilava o di Gherla, laddove, sulla paglia fredda adoravano il loro divino Maestro.
Troppi Erodi al giorno d'oggi! Troppe porte chiuse! Troppo freddo dentro di noi! Troppo pochi coloro che corrono con il desiderio di vedere la mangiatoia! Troppo pochi coloro che si lasciano guidare dalla stella celeste!
Vieni Tu, Figlio mite, nel nostro mondo dilaniato dalla violenza e dalla malvagità! Vieni nelle nostre famiglie, nella nostra patria! Aiutaci a capire che senza di Te non possiamo fare nulla. Aiutaci a capire che a Te solo “si deve piegare ogni ginocchio" (Fil 2, 10), e proprio accanto a Te non siamo mai soli: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" ( Mt 28:19).
Assieme a Sua Eccellenza Mons. Claudiu, Vescovo della Curia Eparchiale dell’Arcivescovado Maggiore, rivolgo a tutti voi l’augurio di buone e sante Feste, pace e gioia dal Bambino divino.
Con la benedizione episcopale,
Cardinal † Lucian
Arcivescovo e Metropolita
Arcivescovo Maggiore
Blaj, il 25 Dicembre,
Festa della Nascita di Nostro Signore Gesù Cristo
Nell’anno del Signore 2018
Traduzione dal romeno: p. Ioan Marginean Cocis
PF Card. Lucian

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