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Anno: 2019

Evento: ll Sacramento dell'Unzione degli ammalati nella Parrocchia Araceli di Vicenza

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Religioni e provocazioni del futuro

Religioni e provocazioni del futuro

Giovedì 30 Gennaio alle ore 21.00 nella Sala dove ha sede il giornale “Il Tirreno” è stato presentato il nuovo libro di Vannino Chiti “Le Religioni e le provocazioni del futuro”.
L’autore è molto conosciuto per la sua deontologia professionale: studioso, filosofo, uomo politico, vicepresidente del Senato e ministro del governo Prodi. Per per due legislature è stato governatore della Toscana. Ha dedicato una serie di studi al movimento cattolico e si è impegnato nella cooperazione e nell’edificazione del dialogo interreligioso.
Nell’avvenimento di Livorno sono stati presenti come invitati ragguardevoli Guido Guastalla, dell’Associazione Cristiano-Ebraica di Livorno e Roberto Pullwill, della Cooperativa di Credito di Castagneto Carducci: Ha inoltre partecipato Vittorio Robiati Bendaud, coordinatore del Tribunale Rabbinico del Centro-Nord Italia; l’Imam di Firenze Ezzedin Elzir il rappresentante della “Cedomei”, Andrea Zargani, Mauro Zucchelli, giornalista de “Il Tirreno” ha moderato il dibattito.
Nell’ambito della presentazione del libro, è stata discussa ed analizzata una serie di temi e di problemi del nostro tempo e del futuro prossimo, nata con la rivoluzione digitale e che comprende individui assieme alla società nel suo complesso. Le relazioni tra le tecnologie digitali ed il potere, tra l’economia ambiente e globalizzazione globalizzazione, tra la democrazia, i sistemi politici, i diritti e gli obblighi tra lo stato laico ed i “sistemi etici” hanno modificato del tutto il sistema socio-culturale contemporaneo.
Papa Francesco afferma:“Quello che viviamo ai nostri giorni non è semplicemente un’era di cambiamento, ma il cambiamento di un’era. Di conseguenza ci troviamo in uno di quei momenti in cui i cambiamenti non sono lineari, ma epocali. Essi trasformano scelte che rapidamente trasformano il modo di vivere, di relazionarsi, comunica ed elabora il pensiero di relazionare tra le generazioni umane e di capire e di vivere la fede e la scienza”. Ha affermato Il Papa in uno dei suoi discorsi”.
Così, per Vannino Chiti ed i rappresentanti delle diverse confessioni presenti all’avvenimento sono stati concordi sul bisogno di un nuovo umanesimo. Un umanesimo capace di intersecare e di interazione, di intercomunicabilità alle nuove esigenze della postmodernità. L’indispensabilità imperativa del contributo di tutte le confessioni nella costruzione del dialogo interreligioso. Secondo Chiti ed i suoi interlocutori la via da seguire è quella del dialogo.
L’Autore del libro sottolinea che “la fede in Occidente è personalizzata ed è spesso vissuta come se non appartenesse ad una Chiesa, ma a una tradizione c he deve essere protetta contro le “invasioni”, prendendo in tal modo una dimensione identitaria particolare:”
Di conseguenza, egli propone in cambio un modello diverso, un umanesimo aperto, solidale, tollerante, capace di condividere i valori comuni, ciò che unisce nel “realizzare un’etica universale comune, per costituire assieme un modello di salvezza spirituale e materiale del pianeta:”
"Le conoscenze reciproche possono stabilire una convivenza democratica, arricchita dal contributo di comprensione, dal desiderio di pace, dal desiderio verso il futuro”.
In modo contraddittorio per Robiati Benaud, l’idea proposta da Cheti incontra una grande difficoltà nel seguirla e nella “realizzazione dei i Modelli etici”, laici e religiosi, hanno sempre la pretesa di universalità, ossia di essere valide per ogni individuo in permanenza. E questa cosa è valida anche per le diverse confessioni che, nel confronto reciproco, devono di conseguenza “fare un passo indietro”.
"Solamente accettando quello che è comune e confrontandosi reciprocamente in modo pacifico, laddove appaiono dei conflitti, possiamo costruire un sistema di valori che possa essere condiviso da tutti, autenticamente ed in modo universale”.
Per quelli che sono intervenuti alla fine della discussione, c’è stato anche colui che scrive a Voi, padre Vasile Orghici, parroco della parrocchia personale greco-cattolica di Livorno, invitato all’avvenimento. Egli ha sottolineato l’aspetto non costruttivo ed involutivo delle Confessioni chiuse a nuove esigenze e provocazioni. Un nuovo umanesimo si può edificare soltanto con l’apertura e la reciprocità da parte di tutti. Così è inconcepibile la creazione di un nuovo umanesimo degno dell’uomo, senza un’apertura e una collaborazione reciproca interconfessionale. Il dialogo ed il rapporto interreligioso???? Può instaurare e far sviluppare una spiritualità universale, reale e condivisa da tutti solamente se ha come meta il bene comune e la promozione della dignità della persona umana. Giovanni Paolo II ha concentrato tutto il suo Pontificato su questo scopo, sulla promozione della dignità umana. Similmente Papa Francesco investe tutte le sue energie allo scopo di realizzare una fraternità universale.
Le migrazioni e le reti di informazione hanno avvicinato il mondo, le culture e le fedi. Che erano in altri tempi, troppo lontane e disumane. Questa cosa ci offre al di là di molte tensioni e preoccupazioni una grande opportunità. Oggi l’umanità ci provoca e ci interpella su quale sia il messaggio e il contributo delle religioni contemporanee allo sviluppo della civiltà postmoderna. Personalmente presuppongo che ogni religione abbia come fondamento il precetto dell’amore: Di amare Dio e poi il prossimo come se stesso”.
Su questo fondamento sacro si può ricostruire un umanesimo all’altezza della sua vocazione umana.
          
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
P. Vasile Orghici

 

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