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Anno: 2019

Evento: La Festa Naţionale della Romania e cinque anni dalla fondazione della Comunità Romena Catt. di rito bizantino

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Lettera Pastorale per la Solennità della Risurrezione del Signore di Sua Beatitudine Cardinale Lucian, Arcivescovo e Metropolita dell'Arhieparchia di Alba-Iulia e Făgăraş – Blaj, Arcivescovo Maggiore della Chiesa Romena Unita con Roma, Greco-Cattolica

Lettera Pastorale per la Solennità della Risurrezione del Signore di Sua Beatitudine Cardinale Lucian, Arcivescovo e Metropolita  dell'Arhieparchia di Alba-Iulia e Făgăraş – Blaj, Arcivescovo Maggiore della Chiesa Romena Unita con Roma, Greco-Cattolica

All’Onorato Clero concelebrante,
ai piissimi monaci e monache,
ai diletti fedeli greco-cattolici
ed a tutti i cristiani che amano Dio
          
Diletti figli,
nella scorsa notte abbiamo sentito tutti la chiamata della Chiesa, la chiamata di Dio: “Venite e prendete la luce”. Nel buio, nell’oscurità, è risuonata nelle chiese e nelle nostre cappelle questa chiamata misteriosa in cui si sintetizza non solo la vita del cristiano, ma la stessa esistenza di ogni essere umano, soprattutto nei giorni di turbamento che viviamo. Spesso la nostra vita sembra essere stata avvolta nelle tenebre, in notizie sempre più catastrofiche, in scenari apocalittici che ci impauriscono e che non fanno altro che ricordarci che siamo polvere e terra. E che la nostra vita e la nostra salvezza dipendono completamente dalle circostanze e da situazioni che non possiamo controllare sempre. Ma che ci mettono al posto giusto al cospetto di Dio: “ Abbi pietà di me, peccatore” o, come ripetiamo sempre durante la Divina Liturgia:” Signore, abbi pietà di noi!.”. Noi cristiani, infatti, sappiamo che tutto quello che accade, accade o con il permesso o con la volontà di Dio.
La Pasqua inizia con una tomba, con una ricerca, con la voce di un angelo. Con tre personaggi che hanno diversi accostamenti, con tre atteggiamenti in cui ci ritroviamo tutti. La prima è Maria Maddalena, colei che ci insegna come amare: piena di affetto nei confronti di Colui che l’ha salvata, corre al sepolcro per portarGli l’ultimo omaggio. Trova il sepolcro vuoto, e si affretta per avvisare i discepoli. Due di loro, tra i quali Pietro, corrono al sepolcro. Pietro entra per primo e vede il sepolcro vuoto e il sudario avvolto.. È quasi sorpreso che il Corpo di Colui che è morto non sia più là. L’altro, Giovanni ”Vide e credé” (Gv 20,8).
          
Diletti Fratelli in Cristo,
cosa possiamo imparare noi cristiani greco-cattolici oggi, di come quei tre personaggi si sono rapportati all’evento della Risurrezione? Anche noi spesso siamo scoraggiati, quando vediamo i sepolcri vuoti. Viviamo scontenti perché siamo esclusi e emarginati in una cultura ed in una società che ci ignora. Non ci troviamo più nella Chiesa e nel mondo d’oggi che desidereremo adattati ai nostri capricci ed alle nostre dottrine ed alle nostre diottrie. Siamo convinti come Maria di Magdala, che qualcuno ci abbia rapito lo scopo e la fonte della nostra gioia e della nostra speranza e cerchiamo sempre il colpevole. Neppure noi sappiamo “ove l’abbiamo messo”. Osiamo come Pietro: corriamo increduli, troppo attaccati alle proprie certezze, guardiamo il sepolcro vuoto, il sudario avvolto, e sembra che non ci venga da credere. Invece il discepolo diletto è il solo che dia l’interpretazione per l’assenza della salma. Egli vede e crede. A che cosa esattamente crede? Prima di credere si ricorda che “ Gesù sarebbe dovuto risorgere dai morti” (Gv 20,9). Questo rammentarsi della Parola del Maestro fa sì che creda.
Andiamo spesso anche noi a cercare il sepolcro di una Chiesa uccisa, sepolta e suggellata con una grande lastra perché nessuno ne abbia accesso. E possiamo anche noi avere tre atteggiamenti: sì abbiamo amato questa Chiesa, ma ora è morta, è stata rubata, non sappiamo dove più trovarla. Oppure contempliamo stupiti i segni dell’assenza della sua gloria di una volta, motivo per cui siamo increduli, siamo eccessivamente prudenti, ci chiediamo “Che sia forse proprio così?” O, invece, come il discepolo amato, Giovanni, possiamo vedere i segni della passione e della sepoltura e ricordarci della Parola che ci è stata pronunciata: “il terzo giorno risusciterò”. Crediamo che la Chiesa di Cristo, se è la Sua vera sposa non sarà mai abbandonata dal Suo Sposo. Crediamo che alle nozze dello Sposo saremo chiamati a illuminare la via con i lumi accesi. Abbiamo vissuto questo fatto quando per la prima volta un Papa ha camminato sulla terra di Blaj ed ha riconosciuto il sacrificio suggellato dal sangue dei nostri martiri, pronunciando dinnanzi al mondo intero: “Qui, a Blaj, terra di martirio, di libertà, e di misericordia, porto a voi il mio omaggio, figli della Chiesa Greco-Cattolica che, da tre secoli date testimonianza, con ardore apostolico, della vostra fede”.
Cristo è presente oggi nel nostro mondo, nei villaggi e nelle nostre città, nelle famiglie e presso la nostra tavola, proprio come duemila anni or sono, nella casa di Zaccheo a Betania o ad Emmaus. Nella certezza o nel timore per la nostra salute e per la nostra vita, un angelo parla anche a noi oggi. Ci dice una Parola, quella Parola che solo Dio ci può trasmettere: È risorto!” (Lc 24,6). La Parola di Dio trasmessa dagli Angeli ci dice che non siamo più servi della morte e della disperazione, ci dice che Egli è vivo e che non abbandonerà il popolo nel momento della prova. Egli che per mezzo del Suo Sangue ha incatenato il nemico del tempo antico.
          
Diletti fedeli,
Solamente entrando anche noi nella luce della Risurrezione potremo portare nelle nostre famiglie e nel mondo in cui viviamo, la speranza e la gioia. L’esortazione Apostolica Christus vivit, n. 32: „Gesù è risorto e vuole renderci partecipi della novità della Sua Risurrezione. Egli è la vera gioventù di un mondo invecchiato ed è la gioventù di un universo che attende con «i dolori del parto» (Rm 8.22) che ci rivestiamo nella luce e nella sua vita”.
Assieme con il Vescovo della Curia Arcivescovile Maggiore, Sua Eccellenza Mons. Claudiu e con Mons. Cristian Crişan, Vescovo Ausiliare nominato, auguriamo a tutti Voi che le Feste Pasquali siano benedette!
          
Cristo è risorto!
È veramente risorto!
          
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
† Cardinal Lucian

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