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Anno: 2020

Evento: La consacrazione di Mons. Cristian Dumitru Crişan e di Mons. Călin Ioan Bot

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Lettera Pastorale di SB. Card. Lucian Mureşan in occasione del Natale del Signore

Lettera Pastorale di SB. Card. Lucian Mureşan in occasione del Natale del Signore

Al Venerabile clero concelebrante,
ai pii monaci e alle pie monache.
Ai diletti fedeli greco-cattolici
Ed a tutti i cristiani che amano Dio
          
Diletti fedeli,
la Festa della Nascita del nostro Salvatore Gesù Cristo, in cui celebriamo il Mistero del Santo Bambino del Presepe di Betlemme, è quest’anno la consolazione e la benedizione di Dio per l’umanità tanto provata a causa della pandemia.
Il Cielo ci parla e ci offre la speranza di cui abbiamo tanto bisogno: Nessuno è solo! Nessuno è abbandonato! Tutti siamo amati dal Padre Celeste! In Gesù Cristo, Dio divenuto l’Emanuele (Matteo 1,23), ossia il Dio con noi! Le nostre anime sussultano attraverso la fede che il Signore viene e ci prepariamo per riceverLo nella nostra vita e nelle nostre famiglie, negli ospedali e nelle case dei fanciulli, nelle case delle persone anziane e dovunque i cristiani aprono la porta del cuore! Inoltre, il Bambino nasce nei cuori di coloro che sono privi di riparo, affamati ed infreddoliti, vivendo in loro ed attraverso loro l’ingiustizia dell’insufficienza crudele della società!
Il mondo intero era ed è in attesa, come un tempo, pieni di speranza sono i Profeti dell’Antico Testamento, essi attendevano la venuta del Messia:
          
"Stillate, cieli, dall’alto          
e le nubi facciano piovere la giustizia;
si apra la terra
e produca la salvezza
e germogli insieme la giustizia.
Io, il Signore, ho creato tutto questo”. (Isaia 45,8)
          
Tutta la nostra vita è la via dei Magi, una ricerca del Bambino Divino. Su questa via noi non siamo soli: come i Magi d’Oriente, la percorriamo anche noi guidati dalla stella della Grazia, accompagnati dalla Santissima Vergine, Madre del Bambino di Betlemme, dalle figure luminose dei Santi, ma anche dalle preghiere piene di speranza dell’intera Chiesa.
Nel contesto della situazione attuale, sentiamo tutti più acuta la fragilità della nostra vita, come pure anche la paura e il turbamento per la salute nostra e dei nostri simili. Nello stesso tempo, l’anno 2020 che abbiamo percorso ci ha svelato quanto importante sia la relazione con Dio, la Sua presenza nei nostri cuori e nelle nostre famiglie, il brivido mistico della preghiera pronunciata dal profondo del cuore. Abbiamo assieme forse riscoperto di più il valore della compassione e del servizio per il prossimo, abbiamo preso coscienza di ciò che è essenziale e veramente di valore nella nostra esistenza. In più, la difficoltà di partecipare fisicamente alla Santa Liturgia ha accentuato nei nostri cuori l’amore per Cristo e la nostalgia per la Santa Eucarestia.
          
Diletti fratelli in Cristo
Anche quest’anno, il Digiuno di Natale è stato un tempo di grazia e di preparazione spirituale, di purificazione e di cambiamento spirituale, di preghiera intensa e di misericordia nei confronti del prossimo, perché la Nascita avvenga in noi stessi e noi cresciamo nella grazia di Dio divenendo figli del Padre celeste nel Suo Figlio amatissimo. Dio ha scelto la via dell’uomo con l’Incarnazione. La lezione dell’onnipotenza di Dio, attuata attraverso l’umiltà e l’amore, ci insegna quello che significa, che siamo realmente uomini e ci mostra l’altezza della nostra dignità. Scegliamo anche noi la via di Dio, camminando sulla via della santificazione e rendendo umana la nostra vita con l’amore!
Il grande Mistero dell’incarnazione del Verbo Eterno si apre e diviene accessibile agli uomini attraverso la fede, ma allo stesso tempo dialoga profondamente con il profondo dell’animo umano. La Provvidenza ha disposto che questa Festa sia vissuta d’inverno, quando fuori fa freddo e noi desideriamo il calore che sostiene la vita, quando le notti sono lunghe e noi ci struggiamo per la luce. E la neve con il suo biancore immacolato, desta in noi la nostalgia della purezza morale e spirituale. Dio non ritarda a venire ad accogliere le nostre attese e più ancora le realizza ad un livello che supera il potere di comprendere della mente umana. Se in generale la nascita di un bambino riempie la famiglia e la casa di gioia e di serenità, perché il bambino è la promessa per il futuro della società, la nascita di Gesù avviene come compimento della promessa della salvezza di Dio per l’intera umanità, facendo diffondere la luce senza tramonto, il fuoco dell’amore diviene vita eterna:
          
“Dal ciel il Verbo
In corpo si mostra,
La notte del mondo,
giorno si trasforma all’istante!”
          
Betlemme viene a risvegliarci dal torpore, in quella notte di sogno, la più bella delle notti, Dio l’Altissimo si fa piccolo, si fa vulnerabile, perché noi possiamo avvicinarci a Lui con non con timore e tremore, ma con fiducia, con tenerezza. Come scrive Sant’Agostino: “Destati, uomo: per Te, Dio si è fatto uomo… Saresti morto per sempre, se Lui non fosse nato in tempo” (Omelie,185).
Ma cos’è quest’avvenimento nel cuore della notte che nessuno osserva ad eccezione di alcuni pastori che, incoraggiati dagli angeli, vengono ad adorare il Bambino in fasce nel presepe? Se in tutti i sistemi religiosi l’uomo cerca di avvicinarsi alla divinità attraverso vie diverse, nel Cristianesimo Dio è quello che viene ad incontrare l’uomo, Dio è Colui che si avvicina all’uomo per noi uomini e per la nostra salvezza. Dio pianta la Sua tenda al centro della famiglia umana, che diviene, in questo modo la Sua famiglia. La terra degli uomini diviene la casa di Dio, e Betlemme apre il nostro cuore a Dio. La Nascita del Figlio, dalla Santa Vergine, apre una speranza nuova a tutta l’umanità: “Il popolo che abitava nelle tenebre vedrà una grande luce e voi che abitavate a fianco dell’ombra della morte la luce splenderà su di voi. Perché un Bambino è nato per noi, un Figlio è stato dato a noi, sulle Cui spalle è il Suo mondo e ha pronunciato il Suo nome, Consigliere meraviglioso, Dio forte, vincitore, Signore della Pace, Padre del secolo che verrà”. (Isaia 9.1-5).
Il Bambino di Betlemme, gracile e privo di aiuto, nato in una notte fredda di Dicembre, viene per svelare ai grandi di questo mondo, il Volto immortale di Dio; viene a riscoprirci la tenerezza e la preoccupazione del Padre nei confronti dei Suoi figli: Oggi vi è nato un Salvatore.
Il Bambino di Betlemme porta con Sé la gioia della salvezza della creazione. Egli è venuto per noi e per molti per il perdono dei peccati.Per questo, il Natale ogni anno ci mette in modo inesorabile dinnanzi ad una scelta; di essere albergatori o di non trovare un posto per la Sacra Famiglia nelle nostre case, o di essere pastori, pascendo le pecorelle, essendo ubbidienti alla voce degli Angeli, meravigliosi e spaventati da quel Gloria in excelsis Deo e dalla luce di quella stella misteriosa. Di essere Magi che cercano infaticabilmente il Messia o Erodi, disturbati o spaventati da un Bambino in fasce adagiato nella mangiatoia.
Nella mangiatoia di Betlemme, Quello che “nessuno ha visto mai”, come leggiamo nel prologo del Vangelo di San Giovanni (1,8), si lascia vedere e si lascia toccare. Nella Santa Notte di Natale, l’abisso che separa la realtà di Dio dalla realtà dell’uomo è abolito. Dio si fa uomo, rimanendo nel contempo l’Onnipotente.
          
Cari fedeli,
La Notte Santa di Natale è la notte in cui a ciascuno di noi si dona un Bambino appena nato perché ciascuno rinasca. Questo Bambino viene tra gli uomini per trasformare tutta l’umanità. La notte luminosa della Risurrezione del Salvatore non sarebbe stata possibile senza questa notte della venuta del Messia tra i Suoi. Oggi più di ogni volta, l’intera umanità ha bisogno di essere salvata. Le scoperte della scienza, le promesse della società in cui viviamo, l’isolamento e l’insicurezza in cui gli uomini dell’intero cosmo si trovano da molti anni, ci dicono che abbiamo bisogno del Salvatore, della pace che solamente Lui ci può donare. Abbiamo bisogno di essere salvati talora anche da noi stessi.
Rallegriamoci di questo Bambino luminoso e i canti natalizi che si chiamano “colinde” nella dolce lingua romena e sulle tonalità malinconiche nate da secoli di fremiti di fede della nazione, risuonino come testimonianza della presenza di Dio. Anche se quest’anno non potremmo compiere l’usanza del “colindat” ossia non potremmo andare di casa in casa cantando le “colinde”, abbiamo la convinzione che gli Angeli Santi e i Beati Vescovi Martiri avranno la cura di intrecciare le colinde di tutti in un inno armonioso di riconoscenza portato a Dio.Come scriveva il Beato Cardinale IuliuHossu, l’annunziatore della Grande Unione, spirto nobile e scelto, che si era offerto al Signore attraverso il martirio, mostrando il fatto che lungo gli anni di detenzione e di domicilio coatto (1948-1970) sotto la persecuzione comunista, aveva come consolazione spirituale il ricordo della sua “colinda” preferita:
          
“Quando fu piccolo Bambino Gesù
Nel suo giardino Egli mise
Una rosa, un pensiero puro
Ché avesse fiori da intrecciare”.
          
Questa “colinda” scrive il Beato IuliuHossu “tanto cara e fonte di tanta emozione spirituale, desidero lasciarla qui, ai carissimi miei sacerdoti e fedeli; per ricordare le emozioni spirituali e le consolazioni sorseggiate da lei anche a Dragoslavele, e poi ogni giorno, durante la Via Crucis di cui siamo stati resi degni”:
La Chiesa Romena Unita con Roma ha conosciuto bene la gioia del Natale ai tempi della persecuzione comunista e la certezza della presenza del Signore quando il mondo sembrava dimenticarla. A nome di questa Chiesa amata da Dio, inviamo a tutti gli alti ecclesiastici, ai sacerdoti, ai monaci ed alle monache, ai fedeli greco-cattolici ed all’intero popolo romeno un messaggio di speranza. Portiamo noi nel nostro cuore e nelle nostre preghiere con cui chiediamo al Buon Dio di proteggere tutti e ciascuno in modo particolare, ovunque Vi troviate in Madre Patria ed all’estero. Un pensiero speciale nella preghiera per coloro che svolgono la loro professione nel campo sanitario e per coloro che si trovano a servizio di coloro che ne sono bisognosi.
Assieme con il Vescovo della Curia dell’Arcivescovado maggiore, Sua Eccellenza Claudio, con Sua eccellenza Cristian, Vescovo ausiliare, auguriamo a tutti Voi Buon natale!
          
Il Nuovo Anno 2021 ci trovi più carichidi fede, più vicini a Dio e più uniti!
Auguri in pace e salute !
          
† Card Lucian
Acivescovo e Metropolita dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraş
          
Dato a Blaj, 25 Dicembre,
Festa della Nascita del Signore e Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo
Nell’Anno del Signore 2020
          
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
+ PF Card. Lucian Mureşan

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