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Anno: 2017

Evento: San Nicolò festeggiato con i bambini nella Parrocchia "S. Rocco" di Venezia Mestre

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Lettera Pastorale di Sua Beatitudine Lucian Muresan, Arcivescovo Maggiore della Chiesa Rumena Unita con Roma, greco-cattolica, per la festa della Natività 2009

† LUCIAN
per la grazia e la misericordia del buon Dio, Arcivescovo Maggiore,
al Clero concelebrante,
ai venerabili monaci e monache,
agli amati fedeli greco-cattolici e a tutti i cristiani con amore di Dio.
Cari fedeli,
L’incontro con Dio è la cosa più preziosa che descrive il Vangelo. Ma è difficile adorare il Dio eterno, venuto tra di noi in modo imprevisto: Dio un debole, umile, vulnerabile, sconfitto. Comprendiamo in questo modo che nessun baratro e troppo grande per lui, che non c’è nessuna cosa che lui, nel suo grande amore, non possa donarci: Gioia, Luce, Santità e Verità. Questo Dio, mostratoci a noi dalla Sua nascita meravigliosa a Betlemme, non può essere conosciuto solo se nella nostra vita sono presenti: la mancanza, l'incapacità, la privazione, la solitudine. Se la strada dell’Avvento è stata per noi non solo un semplice esercizio di volontà, ma la ricerca segreta della speranza, i nostri occhi possono giungere a contemplare la nuova misura della luce creata da Dio.
Cari figli spirituali,
Nella grande prova abbiamo potuto vedere che Dio era con noi, non ci vergognavamo da lui, e lui non si vergognava da noi. Camminò con noi in mezzo alle difficoltà non perché fossimo sollevati al cielo, ma perché lui è sceso giù, umile, dato che ci amava essendo con noi, nascondendo il suo glorioso volto per il nostro bene.
Lontano da ogni immaginazione o attesa umana, la salvezza che ci preparare anche oggi Colui che è in Alto è quella che viene dalla debolezza del suo Figlio, uno con noi, nel suo desiderio di edificarci come compartecipi della Santa Trinità. Cristo viene verso le nostre terre, anche se a volte manca tra di noi la sua presenza. Da questa semplicità e il modo in cui Dio ci conduce ai luoghi del cuore, dove si può nutrire e far crescere, possiamo ispirare i nostri sentimenti di fede ora, nella festa della Natività.
Cari fedeli,
Siamo tutti nella Chiesa perché abbiamo la fede, parliamo della fede, ma non siamo in grado di fornire a Dio il gusto della fede, non possiamo avvicinare le persone senza la nostra testimonianza. Testimonianza semplice, fiduciosa nel bene e nel male, nella speranza dell’aiuto celeste che ci offre Gesù, venuto sulla terra tra noi. La qualità dell’apostolato non si mostra con il desiderio del potere, ma per coerenza, spessa cieca, della testimonianza del Vangelo, che dobbiamo praticare. Il sacerdozio di Gesù è descritto, in primo luogo, con il sacrificio della croce che Dio fa a causa della mancanza di fiducia dell’uomo, ingannato dal futuro bugiardo del tentatore. La mancanza della fiducia, della semplicità dell’apertura verso il lavoro pieno di modestia del Cielo, non sono il frutto dello Spirito. Sono le nostre ferite che ora con coraggio portiamo dinanzi al presepe in cui il Bambino si lascia contemplare nella sua fragilità. Dalla notte di Betlemme le nostre paure e ferite dovrebbero essere viste come un luogo benedetto, in cui il malato indica che ha bisogno del medico: "Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo (2 Corinzi 12,9).
Cari fratelli sacerdoti, apostoli della verità di Dio,
Viviamo un anno dedicato al Santo Sacerdozio e dobbiamo ricordarci che siamo inviati dal Sommo Sacerdote in mezzo al gregge della Chiesa, per imposizione delle mani, mantenitori nel vostro essere di quel mandato spirituale affidato attraverso il pieno sacerdozio del Vescovo. Il Figlio del Cielo viene verso la passione e la morte sulla Croce. Si è svuotato per amore per noi per farci simili al suo Volto. Non è sufficiente di essere orientati unicamente dalla chiamata del luogo in cui ci troviamo. Non siamo identici con il Regno di Dio con il fervore dei sentimenti, ma attraverso la profondità dell’amore per Dio, per i credenti, ma soprattutto attraverso l’abbandono nel lavoro meraviglioso che la grazia scrive nella debolezza.
La nostra vita di fede resta la fonte della missione che avete nella Chiesa e perciò la fecondità di questa missione dipende dal fuoco che vi brucia oppure no nell’anima. Tutto ciò che è ostile scopre le ferite, vi tiene in legame con la vostra fragilità, ma alla fine non fa nulla che ancorarvi di più nella sete in Dio. Solo così possiamo andare verso Cristo, servendo gli altri, verso la guarigione che il cielo ci offre per prima a noi, per l’unità interiore e Resurrezione. Non solo come persone, ma soprattutto come Chiesa, cioè insieme strettamente uniti attorno al Signore e al suo Santuario.
Cari fedeli,
"Il potere è di Dio ed è sua la misericordia; Tu Signore ripagherai a ciascuno secondo le sue opere" (cf Sal. 61,11). Per ricevere la grazia del Natale, dobbiamo trascorrere con Dio una strada speciale, descritta nello stesso tempo dalla luce e dalle tenebre, dalla condivisione e dal rifiuto. Questa strada ci porta lentamente all’alleanza con Cristo, ma anche il prossimo. Anche coloro che non hanno ricevuto la luce hanno il loro scopo: scoprono a noi, che abbiamo riconosciuto il Figlio di Dio, la chiamata di diventare come Lui - misericordia, perdono e bontà.
Possiamo credere nell’amore, ma è così difficile a volte credere che sei creduto e che qualcuno crede in te. Credere nell’uomo è possibile ma solo con devozione. La Festa della Natività ci dice che Dio crede, continua a credere in noi, senza limiti, fino alla sua morte. Allora, solo allora potremo credere gli uni negli altri: solo, se con Cristo impariamo, di essere generosi e misericordiosi.
Nella ricerca terrena di successo costruita sugli interessi, il dono del cielo finisce emarginato dalle nostre gioie di passaggio. Il silenzio o l’apparente assenza di Dio nella società desacralizzata in cui viviamo non significa debolezza, cari miei. Questo silenzio paziente che noi consideriamo un ritardo è il mistero della salvezza. Solo coloro che leggono il Vangelo durante la lotta tra luce e buio scoprono in questo silenzio il lavoro di perdono della Provvidenza. La virtù si costruisce sulla strada delle tentazioni che vengono inevitabilmente verso di noi, aiutandoci a scegliere il lato della giustizia, non quella dell’inganno. Attraverso la pazienza, ci conferma Gesù, vinceremo le nostre anime.
Cari fedeli, sacerdoti e fratelli,
La bontà della fiducia di Dio venuto sulla terra a Natale è quindi la nostra speranza. Anche oggi, in un mondo di apostasia dalla fede, la cultura interna della Chiesa è e resterà per sempre: dare a Dio nelle anime e nella società il posto d'onore. Rafforzatevi in questa santa certezza, dinanzi al presepe, insieme con tutto il cielo e la terra. Insieme ai vescovi Mihai e Vasile vi auguro pace e pieno conforto spirituale. Il nuovo anno 2010 porti a voi tutti, carissimi, per l'intercessione della Madonna, Madre di Dio e sempre Vergine Maria, le abbondanti grazie di Betlemme.
La benedizione vescovile
† LUCIAN
Arcivescovo e Metropolita
dell’Arhieparchia di Fagaras e Alba Iulia - Blaj
Arcivescovo Maggiore
Chiesa Rumena Unita con Roma, Greco-Cattolica
Dato a Blaj, il 25 dicembre,
Festa della Natività del Signore
Anno del Signore 2009

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