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Anno: 2017

Evento: Il laboratorio di creatività con i bambini della Parrocchia di Vicenza

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La riflessione delle Chiese cattoliche orientali sul tema della Nuova Evangelizzazione

La riflessione delle Chiese cattoliche orientali sul tema della Nuova Evangelizzazione

L’incontro annuale dei vescovi cattolici di rito orientale dell’Europa ha riunito, quest’anno, ad Oradea (Romania) circa 70 partecipanti, vescovi ed esperti, in seguito all’invito dell’Eparca di Oradea-Mare, monsignor Virgil Bercea. Il tema dei lavori è stato il contributo delle Chiese cattoliche dei vari riti orientali dell’Europa alla Nuova Evangelizzazione. L’incontro è stato un momento di comune discernimento allo scopo di trovare stimoli adeguati per rispondere alla provocazione dell’Annunzio di Cristo nell’attuale contesto socio-culturale. I risultati dei lavori saranno raccolti in un rapporto che sarà inviato al Segretariato del Sinodo dei vescovi in vista della 13a riunione generale del Sinodo dei vescovi (Roma 7-28 Ottobre 2012). All’incontro hanno preso parte anche i vescovi di rito latino della Conferenza Episcopale Romena.
Nel corso dei lavori, è stato ringraziato il Santo Padre per la sua iniziativa di indicare le Chiese Cattoliche Orientali nell’intenzione generale per “l’apostolato della preghiera” “perché la loro vera tradizione sia conosciuta e stimata quale ricchezza spirituale per la Chiesa tutta”.
          
All’apertura dei lavori, il Cardinale Péter Erdő, Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), l’organismo episcopale del continente che ha patrocinato l’incontro, ha sottolineato l’importanza dell’assise dei vescovi cattolici orientali ed ha ripetuto il modo in cui la Nuova Evangelizzazione è occasione attraverso la quale “ tutti siamo chiamati a ridestare la fede ed a costruire comunità cristiane possentemente radicate nel Signore, rafforzandoci nell’entusiasmo missionario”. A sua volta, il presidente della Conferenza Episcopale Romena, Sua Beatitudine Lucian Mureşan, Arcivescovo Maggiore di Alba-Iulia e Făgăraş ha sottolineato che a venti anni dalla caduta dei regimi totalitari “anche le Chiese orientali cattoliche si confrontano con la società in rapido cambiamento, in cui la secolarizzazione, l’emigrazione ed il relativismo hanno modificato i paradigmi e le modalità, non solo per ciò che concerne l’appartenenza ecclesiale e della pratica religiosa, bensì anche della trasmissione e dell’Annunzio del Vangelo”.
Le Chiese orientali cattoliche condividono una storia comune, di emarginazione, di sofferenza, di martirio, specialmente sotto i regimi totalitari nel tempo dei quali furono vietate e soppresse giuridicamente. “Non esiste un’altra Chiesa in Romania che possa essere definita come Chiesa del martirio, al di fuori della Chiesa greco-cattolica”, ha sottolineato monsignor Francisco Javier Lozano, Nunzio Apostolico in Romania e nella Repubblica di Moldavia. Questo ruolo di conservazione della fede come scopo della vita è stato doviziosamente ricordato dalle autorità politiche, regionali e cittadine che hanno messo in evidenza il ruolo della chiesa Greco-Cattolica in Romania e, in particolare, dell’Eparchia di Oradea, nell’opera di ricostruzione del tessuto sociale e morale della popolazione, per essere un punto di riferimento ed un segno di speranza e di comprensione per molti. Nel corso dell’incontro, i partecipanti hanno potuto visitare alcuni luoghi che testimoniano la carità delle due Chiese cattoliche locali. Nel suo saluto, il dr. Adrian Lemeni, Segretario di Stato per i Culti del Governo della Romania, ha salutato l’iniziativa ed ha incoraggiato il lavoro della Chiesa nel difendere i valori del Cristianesimo in Europa.
La Nuova Evangelizzazione e le Chiese Cattoliche Orientali.
Due tipi di riflessione sono stati al centro dei lavori sul tema della Nuova Evangelizzazione. Da una parte il fatto che le Chiese orientali cattoliche d’Europa hanno dato un contributo specifico ed unico alla riflessione in corso all’intera Chiesa cattolica, come pure il processo, già in corso, della Nuova Evangelizzazione. D’altra parte, s’è visto che anche queste Chiese debbono essere coscienti delle provocazioni che il mondo attuale porta alla missione. La crisi, che il mondo odierno attraversa, ha in modo essenziale un carattere antropologico, in parte si deve al secolarismo che ha provocato un’ingiustificata emarginazione di Dio, sia nella sfera pubblica sia in quella privata delle persone, provocando, in questo modo, un forte disorientamento dell’identità personale, attraverso cui l’uomo spesso diviene incapace di giustificare se stesso e di orientare la propria esistenza. Anche le Chiese Orientali cattoliche si sentono provocate da questi problemi e, dopo la vitalità dimostrata dalla libertà ritrovata circa due decenni or sono, si sentono toccate da questi fenomeni globali proprio perché guardano ai molti dei loro fedeli immigrati, che pongono così alle loro Chiese, richieste pastorali inedite che hanno bisogno di soluzioni adeguate ed originali. Nel suo intervento, monsignor Salvatore Fisichella, Presidente del Consiglio Pontificio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, ha messo in evidenza alcune richieste per promuovere la Nuova Evangelizzazione: rafforzare il senso d’appartenenza, da cui appare una forte identità, aver cura del linguaggio, aver una cura particolare per il bello, la Liturgia, la catechesi e la formazione permanente. In fine, dinnanzi alle diverse forme di egoismo che oggi sembrano essere preminenti, la Nuova Evangelizzazione deve promuovere testimonianze di solidarietà e di generosità, come la carità, grazie alla quale è possibile esprimere l’amore di Dio per tutti. La Nuova Evangelizzazione non si fa solo a parole, ma passa attraverso la realizzazione di segni visibili che sono in grado di tradurre e testimoniare in modo tangibile la presenza e la missione della Chiesa nella storia.
Un esempio di questa dinamicità e della mediazione del messaggio cristiano sono state portate da padre Borys Gudziak, rettore dell’Università cattolica Ucraina, che ha mostrato ai partecipanti un progetto molto originale di costruzione di una nuova università cattolica. L’idea di base è quella di realizzare un campus in cui la teologia sia tradotta nell’architettura, la spiritualità sia vissuta nella comunità e l’evangelizzazione sia fatta come un pellegrinaggio. A sua volta, il padre gesuita Marko Rupnik, artista di fama internazionale e direttore del “Centro Aletti” ha illustrato il contributo dell’arte bizantina nell’ambito della Nuova Evangelizzazione. Secondo l’artista sloveno, è molto importante che si capisca la realtà in cui si introduce l’arte e la funzione che essa assume. Purtroppo, “l’arte è emigrata dal santuario nei palazzi per finire nelle gallerie; essa non genera devozione, ma solo l’ammirazione per l’artista. Nel contempo, ha perso la sua funzione di essere simbolo, ponendo dinnanzi l’idea del concetto dell’intero staccato dalla realtà vissuta quotidianamente.” Secondo l’artista sloveno, anche l’arte deve sapere trasmettere la fede, la vita e l’amore. In conclusione, ciò che è successo all’ arte rispecchia quello che è accaduto al cristiano che non sa più vivere il battesimo nella vita quotidiana, la sua rinascita quale figlio di Dio, far visibile un’umanità abitata da Dio, alla fine, mostrare quello che significhi vivere come riscattato.
Il professor Cesare Alzati, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, alla luce della storia e della natura delle Chiese cattoliche orientali, ha messo in evidenza qualche aspetto che potrebbe essere di stimolo al mondo cristiano che si trova in una fase stagnante. Prima di tutto il fatto di oltrepassare i confini confessionali, senza perdere la propria identità, ma aprendosi al dialogo con le altre confessioni che condividono le stesse provocazioni della secolarizzazione, quindi la separazione del soprannaturale dalla vita presente.
Un aspetto molto importante è quello della Liturgia della Chiese cattoliche orientali. In questo senso, la Nuova Evangelizzazione dell’Europa “ha come momento inevitabile la riaffermazione della centralità dell’esperienza mistica, in cui all’uomo è dato modo di sperimentare nella storia, l’incontro con Dio.” In questo modo, anche la testimonianza muove da una “didattica culturale” da cui si deduce “un’antropologia precisa, religiosa nell’essenza e pure radicata nel suo mistero di Cristo”. Essa risulta dall’esperienza viva del culto e porta in sé una modalità precisa dell’essenza cristiana nella storia: quella di essere testimoni. Davanti al secolarismo, ed al consumismo crescente nelle società dell’Europa dell’Est, il ruolo della Chiesa è, secondo monsignor Cyril Vasil, Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali, quello di offrire alla società civile, per attenuare gli effetti disastrosi del capitalismo selvaggio, l’esperienza della Dottrina sociale della Chiesa “come antidoto per i velenosi effetti collaterali dell’economia di mercato”. Ammettendo che molti fedeli delle Chiese orientali sono emigrati per motivi economici, questa cosa presuppone la necessità di rivedere l’azione pastorale che si rivolge alla luce del missionarismo ed il contesto sociale attuale.
In conclusione, il contatto pastorale con i fedeli emigrati “non deve limitarsi al servizio del culto divino”, ma deve tenere presente anche le loro condizioni di vita. Ḕ necessario che essi non si sentano abbandonati dalle loro Chiese. Un’altra provocazione è che “l’atesimo pratico” si diffonde. L’uomo cui la Chiesa è chiamata a dare la Buona Novella è un uomo che è fondamentalmente ignorante dal punto di vista religioso, a cui mancano punti chiari di riferimento culturale. La domanda che ci si pone in questo caso è “qual è il modo in cui si desta l’interesse per le cose che superano il suo orizzonte limitato ed utilitaristico?” Come gli altri conferenzieri anche il segretario della Congregazione vaticana, ha sottolineato la ricerca da parte degli uomini della gioia, della bellezza, della decenza e della solennità. Proprio per questo, “la profonda e mistica bellezza delle nostre celebrazioni liturgiche può divenire un impulso per la profonda ricerca della verità”.
Alla fine dell’incontro, padre Alexandru Buzalic, professore di teologia all’Università di Cluj-Napoca, si è soffermato sulla presenza delle associazioni laicali nelle Chiese Orientali Cattoliche. La loro presenza non è nuova, ma negli anni oscuri del comunismo, esse hanno avuto la stessa sorte dei loro pastori. Oggi, però, accanto alla rinascita delle antiche? Associazioni quali l’ASTRU (l’Azione Cattolica), nascono nuove associazioni. Esse cercano di impegnarsi in modo attivo nel campo pastorale, occupandosi in modo concreto in diversi settori, specialmente nell’insegnamento della religione e nella sfera della diaconia, che è un’attività del clero.
I lavori si sono svolti in un’atmosfera di cordialità e di amicizia e sono stati arricchiti da momenti di preghiera e di celebrazione quotidiana dell’Eucarestia sia con la comunità greco-cattolica locale, sia con quella di rito latino. La Liturgia, molto curata, e con un gran numero di partecipanti, ha reso possibile che le parole espresse nell’incontro siano espressione di un’esperienza vissuta. Ḕ stata apprezzata, in modo particolare, la presenza ed il contributo ai lavori dei vescovi di rito latino nel quadro della Conferenza Episcopale Romena, come pure l’ospitalità del vescovo di rito latino di Oradea, monsignor László Böcskei.
L’incontro del 2012 avrà luogo a Zagabria tra l’8 e l’11 Novembre, in occasione del quarto centenario dell’unione con Roma della Chiesa Cattolica Croata di rito bizantino, su invito di monsignor Nikola Kekić, eparca di Križevci.
          
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
www.bru.ro

 

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