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Anno: 2017

Evento: "Imparate da me che sono mite ed umile di cuore"

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Lettera Pastorale di Sua Ecc Mons. Virgil Bercea per la Festa della Nascita del Signore

Lettera Pastorale di Sua Ecc Mons. Virgil Bercea  per la Festa della Nascita del Signore

Diede alla luce il suo Figlio primogenito, Lo avvolse in fasce e Lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo” (Lc 2,7)
          
Cari fedeli
“Ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, vi è nato un Salvatore, che è il Cristo Signore” (Lc 2,7). Oggi è nata la speranza per questo mondo, per l’intera cristianità, per la nostra Chiesa, per ciascuno in particolare. Un bambino, un bambino che nasce è una vita nuova, un destino che dischiude una prospettiva, una speranza per il futuro. In questo mondo, che sembra confondersi nelle tenebre, che ha perso ogni speranza, Cristo è il raggio di luce. È la vita buona - il Verbo del Padre - è la stella del mattino.
In questo mondo in cui viviamo, ognuno è preoccupato solo del proprio benessere, di avere sempre più soldi, sempre più beni, dimenticando ed ignorando i bisogni degli altri. Oggi è la festa di Natale, e tutte le cose sono buone: l’abete e le luci sfavillanti, i panettoni e le tavole ben imbandite, l’abbondanza ed i regali. Proprio oggi non ci dobbiamo dimenticare di questo Bambino che è nato per noi e neppure di coloro che sono più tribolati di noi. Gesù fa parte dei poveri del mondo, è uno dei più ignorati lungo i secoli, Lui che ha fatto la storia, perché Lui è il Signore, Lui è l’amore e la speranza che dura nei secoli.
          
Miei cari,
«..ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra… Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe andò per farsi registrare insieme con Maria» (Lc 2,1-5). Ma per loro non c’era un luogo dove fossero ospitati: troppe erano le persone, le locande e pensioni erano piene: “Tutti andavano” ed altri che erano giunti prima, si misero davanti, avevano preso un posto - Maria e Giuseppe non trovarono che una capanna, abbandonata. Anche oggi tutti vanno, cercano, si accalcano, ciascuno desidera arrivare per primo per non perdere quello che la vita gli offre. Ma che cosa ci offre la vita? Un luogo migliore e più caldo: iscriviamoci per primi, andiamo per essere primi. Avanziamo ad ogni prezzo, sorpassiamo quelli che stanno davanti a noi, non sostiamo al semaforo, occupiamo sempre il primo posto. Cerchiamo di avere uno stipendio migliore ed una pensione sempre più soddisfacente. Siamo bellicosi, non cediamo in alcuna circostanza. È difficile ed abbiamo, come tutti, delle disgrazie. Dove sei Signore? Dove siamo noi, Signore? Tu nuovamente vieni nella Betlemme del mio cuore? L’anima mia può essere ancora smarrita... e tuttavia il comandamento di iscriverci, l’esortazione di andare assieme è rivolta anche a me!
Riconosci, cristiano, la tua dignità, ripete San Leone il grande Papa di Roma . Oggi, anch’io vi esorto: ricordate che il Signore è venuto al mondo per la nostra salvezza! Ricordatevi della dignità di cristiani, del carattere di roccia del Signore! Ricordatevi della dignità e dei princìpi che ci offre questo Bambino nato in una stalla abbandonata! Riconosci, o cristiano, la tua dignità, perché in questo Bambino Santo tu sia nuovamente libero, hai un Padre ed hai tanti fratelli! La Salvezza e la speranza, la dignità ed il coraggio, il carattere e l’integrità di cristiani e di cittadini del Paese le troviamo unite insieme in questo Bambino, privo di aiuto, nato a Betlemme.
          
Miei cari,
“Ha partorito suo Figlio..” (Lc 2,7) e Maria l’ha donato alla grotta perché L’ha fatto coricare là, poi L’ha donato ai pastori, quindi ai Magi dell’Oriente e, dopo L’ha donato anche a noi. Nessuno è privato: gli angeli cantano: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”. (Lc 2,14), i pastori danno la buona novella, i magi viaggiano, tra gli uomini ci deve essere pace e buona armonia.
Se la stalla delle mucche, “la grotta straniera e fredda” ha offerto al Signore un luogo dove venire al mondo, a nostra volta, possiamo offrire il bene compiuto alla società ed ai nostri simili. Soltanto così rimaniamo cristiani veri e soltanto così serbiamo la nostra dignità: “Siate perfetti, come il Padre vostro celeste è perfetto… amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono… amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste…”(Mt 5, 44-48). Fate sempre il bene, conservate sempre la vostra dignità, credete con forza che il male può essere sconfitto e che, avvolti nella luce “del Regno di Dio”, possiamo anche noi ricevere e donare Gesù a coloro che hanno bisogno di Lui e che Lo cercano.
Un gesto piccolo e insignificante - Maria e Giuseppe accolti nella capanna di Betlemme- ha avuto l’effetto che conosciamo. Con il nostro atteggiamento ed il nostro comportamento di cristiani - a casa, per la strada, al posto di lavoro, in chiesa dappertutto nella società -, il Signore ci interroga sempre anche noi e ciascuno di noi: Quanto bene ho fatto oggi, ma quanto bene avrei potuto fare e non ho fatto? I talenti non ci mancano, che non ci manchi nemmeno il donarci, la responsabilità e l’amore per il prossimo.
          
Cari fedeli
Una delle nostre “colinde” [canti romeni di Natale che traggono il loro humus dai Vangeli Canonici ed Apocrifi n.d.tr.] si chiede in modo retorico: «Betlemme, Betlemme, perché non hai ricevuto in te la Vergine Maria, Madre del Messia?» La risposta è semplice e ce la dà San Luca evangelista: «non c’era più posto per loro nell’albergo» ( Lc 2,7). Peregrinavano di casa in casa, ma nessuno li ha accolti perché non erano gli ospiti attesi e nemmeno desiderati. Venivano da Nazareth ed avevano una storia propria e diversa dagli altri. L’Arcangelo Gabriele ha annunciato ad una vergine di provincia che avrebbe dato alla luce “il Figlio dell’Altissimo” (Lc 1,26-32) ed ora questa cosa era sul punto di avverarsi. Gli abitanti di Betlemme e l’intero popolo eletto, attendevano un siffatto Salvatore.
Succede all’incirca la stessa situazione nella nostra Chiesa da 20 anni a questa parte. Conformemente al pensiero ed alle aspettative di molti, la Chiesa Greco-Cattolica non avrebbe dovuto rinascere perché “non v’era più posto” in questo Paese per lei. Era provinciale e non è venuta nella storia nel momento atteso dagli uomini ed i comunisti l’hanno soppressa. Dio però ha avuto un Suo proprio piano in un Natale, dopo di che questa Chiesa è rinata. Possiamo credere che Dio abbia un suo piano per questa Chiesa, piccola e insignificante agli occhi di molti, ma protetta dal Bambino del Presepe di Betlemme.
Oggi è nato il nostro Salvatore: rallegratevi ed abbiate molta pazienza e comprensione gli uni nei confronti degli altri! Vi do un nuovo comandamento: amatevi gli uni gli altri e mettete in comunione scambievolmente i beni e i pesi! Vivete con dignità e rispettate tutti gli uomini perché sono vostri fratelli, siate convinti che “la mangiatoia” per la nostra Chiesa è il palmo della Mano della Vergine Santa.
A Voi tutti auguro un Natale Santo e benedetto, ed un Anno Nuovo in salute, con la grazia e i doni di Dio.
          
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
+ Virgil Bercea

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