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Anno: 2017

Evento: Il clero di Toscana riunito a Montenero

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Lettera pastorale di Sua Beatitudine Lucian Mureşan, Arcivescovo Maggiore della Chiesa Romena Unita con Roma

Lettera pastorale di Sua Beatitudine Lucian Mureşan, Arcivescovo Maggiore della Chiesa Romena Unita con Roma

“Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato:
Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace (Isaia 9,5-6)
          
          
† LUCIAN
per grazia e misericordia del buon Dio,
Arcivescovo e Metropolita dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraş,
Arcivescovo Maggiore della Chiesa romena Unita con Roma, Greco-Cattolica,
in piena comunione di Fede con la Santa Sede Apostolica di Roma,
          
          
all’Onorato clero con noi concelebrante
,
ai pii monaci ed alle pie monache,
ai fedeli greco - cattolici che amano Dio e a tutti i cristiani che amano Dio.
          
Cari figli spirituali,
          
la Nascita del Signore ci svela una gioia particolare, una gioia che si sente nella mattina di Pasqua. È una gioia intima e celata che viene nella notte, riceve la luce da una stella lontana e ci rivela l’innocenza del Bambino. Quest’innocenza ci introduce nel Mistero del natale . Per questo i migliori “colindători” [coloro che vanno a cantare le “colinde” ossia i canti di Natale] di ieri o di oggi, sono i bambini. Essi ci annunziano e ci scoprono la Nascita di Gesù. Ad alcuni come ai bambini è dato il Regno dei Cieli, perché ciascun bambino può, con la sua innocenza, sedare il male.
          
Essere come i bambini non è facile, perché dapprima dobbiamo ricevere la PACE. Ora, il primo dono della festa del Natale è la Pace. Il Figlio di Dio, colui che è stato promesso, è il Signore della Pace - come ci dice il profeta Isaia - e scende tra di noi. “Sei venuto dalla Vergine, non messaggero, non angelo, ma Tu stesso, Dio incarnato” (Canto IV del Canone della Santa Comunione. Nessuno può salire al cielo tranne il Figlio dell’Uomo che è disceso dal cielo. “Essendo affondato nel profondo dei peccati, chiamò il Figlio dell’uomo in aiuto profondo quello che è impenetrato di misericordia. Dalla corruzione, o Dio, traimi.” (Canto VI - Canone della Santa Comunione). Cristo, per elevarci, discende verso di noi. Ma come?. “Chi salirà il monte del Signore, chi starà nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non pronunzia menzogna, chi non giura a danno del suo prossimo. (Salmo 23,3-4). La pace è il dono che si mostra con l’esperienza delle prove, quando sappiamo che il Signore guida tutto.
          
La Nascita del Signore ci invita così a rinnovare gli animi, perché ogni incontro con Dio ci porta, inevitabilmente a quelle cose da cui dipendiamo veramente. Tutte le innovazioni della Chiesa provengono dal dono del Cielo ed il desiderio nostro di corrispondere, ossia di fare penitenza per i peccati e di staccarci da ciò che è estraneo a Dio. Per questa ragione digiuniamo, preghiamo e ci sacrifichiamo per sentire spiritualmente il mistero del Natale, perché nessuna gioia può avere prezzo senza il sacrificio […]. Una sola cosa ci aspetta da parte nostra: quella di lasciargli tutto, ossia che disponga come desidera dell’essere nostro e della nostra vita. Anche se abbiamo compiuto i comandamenti e ci manca il coraggio di deciderci per dipendere da Cristo, la nostra vita può essere buona, ma non ha come meta Gesù, ma noi stessi.
          
Amati fedeli,
          
il male significa un votarsi dal volto di Dio e portare con sé la mancanza della sua presenza “Guai a coloro che chiamano il bene male, e il male bene, che scambiano il buio con la luce, l’amaro con il dolce ed il dolce con l’amaro!” (Isaia 5,20). Siccome il nostro fine di cristiani presuppone una continua rinuncia dal male - tutta la vita lottiamo contro il male - è bene che capiamo perché una lotta corretta contro il male e il Maligno presuppone che riempiamo quella lacuna con il nostro contributo. Per quante cose buone facessimo, per quanto fossimo rispettosi nel compiere il bene, non ci potremo salve remare con le nostre forze. Ci sono tante situazioni nella vita, quando bisogna constatare l’evidenza dell’impossibilità di uscire a raggiungere la riva. Allora la cosa più giusta è di gridare il più forte possibile: Aiuto! Perciò al cospetto di Dio l’autentica preghiera parte dalla povertà interiore e, constatando le impossibilità umane, giunge con certezza al cuore del Signore. Noi cristiani cerchiamo di attuare la vita con serenità e fiducia anche se la lotta con il male ci turba non poche volte. Possiamo contribuire al bene con la perseveranza nell’adempiere ai comandamenti di Dio o con il sacrificio quando il male sembra essere più potente. Se il male ci sfiora non lo trasmettiamo oltre, si ferma in noi ed esce così dal circuito umano senza distruggere ancora. Per quello una GIOIA eterna significa forse più volte un sacrificio.
          
La crisi e le mancanze di oggi - inimmaginabili alcuni anni or sono - ci dicono che non siamo onnipotenti, ma che dobbiamo riconoscere che la maggior parte delle cose ci sfuggono. Per l’uomo credente essere vulnerabili non è un pericolo, ma la stessa condizione della sua umanità incontra la grazia, trovando il significato della discesa nel mondo di Dio. Ma fino a che non troviamo altro che il nostro interesse, non potremo nemmeno intravvedere Gesù che giace nel presepe. Per questo, nelle nostre preghiere, Gesù tace, non perché non abbia qualcosa da dire o non voglia ascoltarci, ma perché le orecchie del nostro cuore non hanno l’interesse di ascoltare il bisbiglio del Cielo. Nonostante ciò, il silenzio o l’apparente assenza di Dio nella società desacralizzata in cui viviamo non significa debolezza, miei cari. Il bambino santo del presepe non parla, ma ci offre il segno della Sua presenza fatta di umiltà e piena fiducia nella Provvidenza del Padre celeste - via attraverso la quale si giunge senza dubbio da Lui.
          
Amati figlio spirituali,
          
nella Sua prima venuta , nell’umiltà della nostra natura umana, Cristo ha compiuto l’Antico Testamento ed ha aperto la porta verso l’eternità a coloro che credono in Lui. A Natale ci ricordiamo senza sosta del Regno dei Cieli e anche quando, nella preghiera, diciamo “Venga il Tuo regno”! Ogni giorno, il Signore verrà anche quando meno ce l’aspettiamo. Giudicando allora tutte le cose nella Sua gloria, Egli ci chiamerà a ricevere il Regno promesso che dobbiamo aspettare qui VEGLIANDO. L’attesa del Natale fa così in modo che prepariamo l’anima per la seconda venuta del Signore, soprattutto che on occasione della sua Nascita ci confessiamo e riceviamo il Sacramento del perdono dei peccati per poterci confessare con il Suo Corpo ed il Suo Sangue. Così: “Il mistero dei secoli nascosto e sconosciuto agli angeli”.
          
Vegliando, facendo il bene, significa di lasciare a Dio il diritto della nostra vita. Ora il bene si scrive attraverso la lotta con il male e solo Cristo ha potuto annientarlo, lasciandosi annientare da esso. Il Bambino del presepio indossa il nostro essere per lasciarsi prendere dal male nostro. Il male emerge solamente quando le nostre anime accettano di sacrificarsi, di credere con forza che non la morte o l’afflizione hanno l’ultima parola da dire, ma soltanto Dio. Il tempo che passa è dato come grazia. Il silenzio paziente del Signore, che noi consideriamo un ritardo da parte sua, è il Sacramento della Salvezza. La statistica ci ha abituati alla debole testimonianza cristiana. Nonostante ciò, abbiamo assistito al pellegrinaggio di fede di tante anime giovani che avevano come fine la venerazione del beato Giovanni Paolo II. L’impressionante rivelazione della gioia degli stessi giovani cristiani, incontratisi attorno a Cristo, in Agosto, a Madrid, rimane per noi tutti tanto impressionante. La celebrazione della Via Crucis sulle strade della Capitale della Spagna è stata il segno di speranza che coloro che rimarranno in Cristo e che ricevano una parola di eternità da parte sua sono disposti ad accettare la croce, ove muore pendendo per amore per noi.
          
Solo coloro che leggono il Vangelo durante la lotta tra il bene ed il male, scoprono in questo silenzio l’opera di perdono della Provvidenza che offre il corso agli svenimenti della vita della Chiesa e di ogni uomo di fede. Il tempo della misericordia termina per colui che schernisce le leggi della natura, scritte nel cuore dell’uomo da Dio stesso, e lo stridore di denti e il torcersi delle mani non sono il risultato di alcuna punizione, ma dalla propria esclusione dalla gioia dall’entrata al banchetto con Dio. Soltanto sulla pace della Veglia di fronte al secondo avvento del Signore, può essere ricevuta nella speranza! Per quello il Santo Padre Benedetto XVI, in un mondo di apostasia, - in luogo un tempo fieri della loro origine e cultura cristiana - ci invita, iniziando dal mese di ottobre dell’anno prossimo, di ritornare nello spirito per pensare alla nostra fede in Cristo ed attraverso la Chiesa. Sentiremo forse il Signore, Lo desteremo dalla barca percossa dalle onde, credendo che dorma? Su questa via della riconoscenza per il dono della fede, Vi invito anch’io, miei cari, di riconoscere nel volto del Bambino, l’amore e la misericordia di Dio che ci dice: “Non temere, piccolo gregge, perché è piaciuto al Signore di darti il Regno dei cieli.” (Luca 12,32).
          
Cari fedeli,
          
per ricevere i doni di Natale crediamo nella veglia che non cessa la pace e la fede di un bambino, Sua Eccellenza Claudiu, della nuova generazione, completa lo sforzo della Chiesa Greco-Cattolica Romena per seguire Dio, ad ogni prezzo. Questa via cosparsa di molte difficoltà, che anche lo stesso Figlio di Dio percorre, precedendoci, introduce anche noi non solo all’alleanza con Lui, ma anche con il nostro prossimo. Abbiamo così ricevuto l’invito di divenire nel mondo come Cristo - misericordia, perdono, sacrificio e bontà. Ci è sufficiente per vivere con Dio di offrire la testimonianza, sperare e ricevere anche le altre cose necessarie alla salvezza d se aspettiamo Colui che viene. Questo è il messaggio concreto della vita del cardinal Alexandru della cui nascita benedetta, in giugno, celebreremo il centenario.
          
In conclusione, come padre vostro spirituale, esprimo la mia speranza che non abbiate dimenticato che fino al 1989 tutte le statistiche indicavano, nel paesaggio religioso romeno, lo zero per cento per i greco-cattolici. Sapete tutti che la Chiesa rimaneva viva e la salvezza si fondava sulle anime di coloro che erano rimasti fedeli. Dio ha desiderato che uscissimo alla luce, è vero, senza molte possibilità, ma con la fede di coloro che si sono sacrificati per Lui.
          
Cristo, il Pastore buono, ci dice ora, di nuovo, che riconoscere la sua voce, la sua morte per amor nostro, delle Sue attese - è il segno che riceviamo la vera gioia celeste a Natale. Le reclames, la pubblicità i doni le luci accese lungo le strade ci rappresentano dal punto di vista spirituale e ci avvicinano di più a Cristo? L’apparente luminosità o il rumore delle feste non devono impedire di ricevere il Natale in famiglia, con il rispetto per la vita dei bambini che devono nascere, per la comprensione, la pace e la compassione per i bisognosi.
          
A tutti dico pace, doni santi e molte consolazioni per non stancarvi di fare il bene. Il Signore ci chiama ad elevare la fronte, di riceverlo nel presepe, di rinunciare alle nostre cose per riconoscerlo nel volto del Bambino. Vi auguro Sante Feste ed un 2012 santificato dalla Madre di Dio, la Purissima Vergine!
          
Con la Benedizione Episcopale
          
† LUCIAN
Arcivescovo e Metropolita,
Arcivescovo Maggiore.
          
Blaj, 25 Dicembre,
Festa della Nascita di Nostro Signor Gesù Cristo,
Anno del Signore 2011.

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