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Anno: 2017

Evento: Avvenimento storico-culturale religioso presso l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica in Venezia

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Messa del Papa: la Chiesa è una “finestra” dalla quale Dio si affaccia sull’umanità. All'Angelus, la preghiera per i nuovi cardinali e saluto in lingua rumena

Messa del Papa: la Chiesa è una “finestra” dalla quale Dio si affaccia sull’umanità. All'Angelus, la preghiera per i nuovi cardinali e saluto in lingua rumena

Nel giorno della festa della Cattedra di San Pietro, Benedetto XVI ha presieduto questa mattina la Messa nella Basilica vaticana, attorniato dai 22 cardinali creati nel Concistoro di ieri.
Il Papa è tornato a parlare del primato petrino e di come la Chiesa sia chiamata a una missione di verità e carità, portando nel mondo “che si chiude in se stesso” la luce di Cristo. All’Angelus, Benedetto XVI ha chiesto ancora preghiere a sostegno della sua missione e di quella dei suoi primi collaboratori.
Pietro non ce l’avrebbe fatta “attraverso la carne e il sangue” a sostenere la Chiesa affidatagli da Cristo. Per questo Dio lo destina a diventare “ciò che non è”, una “roccia”, perché è di quella solidità che la comunità nascente ha bisogno. Il giorno dopo il Concistoro, Benedetto XVI è come se riprendesse il filo della sua riflessione spostando l’accento dal servizio dei cardinali nella Chiesa ai fondamenti sui quali la Chiesa si regge da duemila anni e che i cardinali sono i primi a dover testimoniare: fede e carità. Dopo il saluto rivoltogli a nome dei nuovi porporati dal cardinale Fernando Filoni, il Papa ha lasciato che a ispirare l’omelia fosse la struttura stessa dell'altare della Cattedra di Pietro, ideato dal Bernini e collocato sul fondo della Basilica vaticana. Il Pontefice ne ha decifrato nel dettaglio l’architettura, definendola “una visione dell’essenza della Chiesa e del magistero petrino”. Primo elemento, la finestra con l’immagine della colomba che, ha detto, “mostra Dio come fonte della luce”:
“La Chiesa stessa è, infatti, come una finestra, il luogo in cui Dio si fa vicino, si fa incontro al nostro mondo. La Chiesa non esiste per se stessa, non è il punto d’arrivo, ma deve rinviare oltre sé, verso l’alto, al di sopra di noi. La Chiesa è veramente se stessa nella misura in cui lascia trasparire l’Altro - con la ‘A’ maiuscola - da cui proviene e a cui conduce”.
Altro elemento che balza all’occhio sono le statue dei grandi padri della Chiesa d’Oriente e di Occidente che sorreggono ai quattro lati il monumentale trono in bronzo. “I due maestri dell’Oriente, San Giovanni Crisostomo e Sant’Atanasio, insieme con i latini, Sant’Ambrogio e Sant’Agostino, rappresentano – ha osservato il Papa – la totalità della tradizione e, quindi, la ricchezza dell’espressione della vera fede dell’unica Chiesa”:
“Questo elemento dell’altare ci dice che l’amore poggia sulla fede. Esso si sgretola se l’uomo non confida più in Dio e non obbedisce a Lui. Tutto nella Chiesa poggia sulla fede: i Sacramenti, la Liturgia, l’evangelizzazione, la carità. Anche il diritto, anche l’autorità nella Chiesa poggiano sulla fede. La Chiesa non si auto-regola, non dà a se stessa il proprio ordine, ma lo riceve dalla Parola di Dio, che ascolta nella fede e cerca di comprendere e di vivere”.
Ed è la frase di un altro antico padre cristiano, Ignazio di Antiochia – che definì la Chiesa di Roma “quella che presiede nella carità” – a suggerire a Benedetto XVI un altro elemento di riflessione. Carità intesa come amore, ma anche come Eucaristia che, ha ricordato, è definito il "Sacramento della carità di Cristo":
“Pertanto, ‘presiedere nella carità’ significa attirare gli uomini in un abbraccio eucaristico - l’abbraccio di Cristo -, che supera ogni barriera e ogni estraneità, e crea la comunione dalle molteplici differenze. Il ministero petrino è dunque primato nell’amore in senso eucaristico, ovvero sollecitudine per la comunione universale della Chiesa in Cristo”.
Infine l’ultimo elemento, che il Pontefice individua in quel “duplice movimento di ascesa e di discesa” che caratterizza l’altare. “E’ la reciprocità tra la fede e l’amore”, dove è la prima a orientare il secondo:
“Una fede egoistica sarebbe una fede non vera. Chi crede in Gesù Cristo ed entra nel dinamismo d’amore che nell’Eucaristia trova la sorgente, scopre la vera gioia e diventa a sua volta capace di vivere secondo la logica di questo dono”.
Prima della recita dell’Angelus, dalla finestra del suo studio affacciato su Piazza San Pietro, Benedetto XVI ha parlato della festa della Cattedra petrina e del compito di guidare la Chiesa che spetta al Pontefice romano, coadiuvato dai cardinali:
“Tale speciale compito di servizio deriva alla Comunità romana e al suo Vescovo dal fatto che in questa Città hanno versato il loro sangue gli Apostoli Pietro e Paolo, oltre a numerosi altri Martiri. Ritorniamo, così, alla testimonianza del sangue e della carità. La Cattedra di Pietro, dunque, è sì segno di autorità, ma di quella di Cristo, basata sulla fede e sull’amore”.
RV

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