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Anno: 2017

Evento: Pellegrinaggio della comunità di Vicenza a Medjugorje

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Lettera pastorale per la Festa della Risurrezione del Signore 2012 di Sua Ecc. Mons. Virgil Bercea, vescovo di Oradea Mare

Lettera pastorale per la Festa della Risurrezione del Signore 2012 di Sua Ecc. Mons. Virgil Bercea, vescovo di Oradea Mare

Cari fedeli,
          
la Risurrezione del Signore è il fondamento della nostra Fede. Confessiamo questa verità di fede in ogni Liturgia, quando diciamo: “Credo in un solo Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio[…] che per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso dai cieli s’è incarnato[…] ed è stato crocifisso per noi[…] ha patito, è stato sepolto ed è risorto il terzo giorno, secondo le scritture[…]” La verità sulla Risurrezione del Signore è il messaggio che la Chiesa ha predicato continuamente da duemila anni, messaggio che ha dato senso e speranza alla vita di tutti gli uomini.. Crediamo nella Risurrezione e grazie alla testimonianza delle Mirofore, alle quali l’angelo dice: ”Venite e vedete il luogo” ( Mt 28,6); “È risorto” (Lc 24,6). L’avvenimento era eccezionale e “le donne uscendo dalla tomba, fuggirono di là, e nulla dissero, perché avevano timore”( Mt 16,8). La paura ed il terremoto, lo stupore e il dubbio sono costanti della persona umana, ma le donne che portavano aromi si comportarono in modo naturale, perché “non aveva percepito la Scrittura”(Gv 21,9). Dopo otto giorni, però, (Gv 21, 26) e per l’eternità il Signore risorto ritorna tra gli Apostoli, tra di noi, e dice a noi tutti:”Pace a voi”! ( Gv 21,26) La nostra fede è pace e risurrezione, gioia e speranza, amore e dono.
          
Miei cari,
celebriamo la risurrezione del Signore, ma purtroppo, “lo spavento” (Mc 16,5) e il dubbio che prese le Mirofore domina non solo da noi in Patria, ma in tutto il mondo. Proprio in questo contesto, ritorna alla nostra mente la domanda retorica di Natanaele. “Da Nazareth può venire qualcosa di buono? (Gv 1,47). La logica dei fatti fa sì che andiamo oltre e che ci chiediamo: “Dalla Romania può ancora uscire qualcosa di buono? La Chiesa cattolica di Romania ha ancora qualcosa da dire? Blaj può ancora offrirci qualcosa?” La risposta è una ed abbastanza semplice: quella che ci hanno data le donne portatrici di unguenti: “Venite e vedrete”!(Mt 28,6), al di là del sepolcro c’è la Risurrezione, la vita e la nostra speranza. Recentemente, il Santo Padre Benedetto XVI ha creato 22 cardinali- uno soltanto dalla Romania - Sua Beatitudine Lucian. E il Papa, successore di Pietro ci dice:”Guardate alla Romania, ci sono ancora valori! Ci furono e ci saranno delle persone di carattere, degne ed amanti della Verità, capaci di sacrificarsi per il Paese ed il popolo di cui fanno parte, come il Buon Pastore! D’altra parte,, ci dice sempre il Papa:” La Chiesa Cattolica di Romania ha offerto al mondo, al tempo della persecuzione una “moltitudine…di martiri e di confessori…, rivestita in candide vesti e che sono dinnanzi al trono di Dio (Apoc 7,9-13). Questa moltitudine di nomi illustri di martiri come Valeriu Traian Frenţiu, Iuliu Hosu, Alexandru Rusu, Ioan Bălan, Ioan Suciu, Vasile Aftenie, Tit Liviu Chinezu, Anton Durcovici, Marton Aron, Bogdanfi Szilard, Schefler Ianos, Vladimir Ghica, sono la gloria della Chiesa. Così proprio in questi giorni, un vescovo della Chiesa Greco-Cattolica di Romania, Sua Beatitudine Lucian- è invitato dal Papa ad essere assieme a Pietro “pietra” su cui si edifica la Chiesa… a dare testimonianza del Vangelo sino al sacrificio della propria vita (Mt. 16,18). Così Blaj, la “piccola Roma”, da cui “è spuntato il sole dei Romeni”- condannato pure a morte con il vietare la Chiesa Greco-Cattolica, è risorto nuovamente ed è nuovamente nella gloria, assieme a Cristo Signore, che porta la luce della Risurrezione. Blaj è nuovamente nell’attenzione del Santo Padre e con Blaj ogni fedele in particolare è riconosciuto, apprezzato e stimato da papa Benedetto XVI. Il Santo Padre dice a ciascuno di noi: “Andate oltre per questa via che porta a Cristo, trovate le radici della fede nel Verbo di Dio, nell’insegnamento dei Padri della Chiesa, nella Tradizione bizantina e nell’Unione con la Santa Sede Apostolica di Roma”.
          
Miei cari,
nel Giardino del Ghetsemani “essendo nel tormento del dolore” [Gesù] lasciò che si facesse la volontà del Padre (Lc 22,42-44) perché è il Figlio e sa che solamente presso il Padre c’è la felicità e la vita. Il Padre è il “Bene”, la “Verità” e la “Bellezza”. Tutti siamo invitati a servire e portare al mondo la Verità, il bene ed il Bello. Questa cosa ha fatto la Chiesa cattolica ed anche Blaj, assieme con i nostri Cardinali, i vescovi ed i sacerdoti, che si sono sacrificati nelle prigioni comuniste, e anche Voi tutti, fedeli, l’avete fatto negli ultimi 20 anni, avete cercato di vivere in sincerità la fede e fate sempre per quanto difficile sia “la volontà del Padre”, perseverando nel bene, nella verità e nel bello. Il Figlio decise sempre in modo libero d’essere il “servo umile” dell’umanità che ha preso su di sé per la nostra salvezza, per darci la possibilità di vivere quali figli del Signore nel Figlio. Il fatto di vivere come figli dello stesso Padre ci rende fratelli, e tra i fratelli regna l’amore. L’”amore” mi fa “servo” della persona che amo. È giunta l’ora che “per la Risurrezione perdoniamo tutto, ci illuminiamo con la festa, ci abbracciamo gli uni gli altri, che diciamo fratelli anche a quelli che ci odiano” che scegliamo tutti l’amore. La Verità cristiana non è compatibile con alcuna forma di vana gloria, di potere mondano,, non è fanatica, non è violenta e- anche se è oppressa, crocifissa e sepolta- la morte non la vince. E noi confessiamo questa cosa. “Cristo è risorto dai morti, con la morte ha calpestato la morte ed a coloro che erano nelle tombe ha donato la vita”.
          
Cari fedeli,
le relazioni interumane che costruiamo qui, sulla terra, sono basate su diritti e doveri, ma nella Chiesa di Cristo queste sono illuminate anche dallo spirito del dono, della carità, della conciliazione e della comunione. Non esiste amore fraterno senza giustizia e verità, senza giustizia e riconciliazione, tutte queste però si completano alla luce della Croce, nella logica della Risurrezione del Signore “ecco è venuto con la croce, gioia a tutti”. Questa logica dell’amore, del perdono e della riconciliazione la confessiamo allorquando i fratelli sono assieme sia nella gioia sia nelle prove. Quando il rispetto e la buona intesa divengono normalità, quando la fede diviene senso, speranza e destino della nostra vita.
All’invito “venite e vedete” segue il comandamento missionario: “Gettate le reti… andate al largo” ( Gv 21,6; Lc 5,4)! Invitate tutti all’unità, abbiate il coraggio, miei cari, di guardare ai miracoli che Dio compie ogni giorno nella nostra vita, nella vita della Chiesa. Non dimenticate il bene, la verità e la bellezza. Perché il Signore ha guardato all’umiltà, alla lunga pazienza ed alla sofferenza della Sua serva nelle contrade della Transilvania.
Sì: “Venite e vedrete”. La Chiesa Romena Unità è risorta di nuovo!
“Venite e vedrete” La Chiesa è il vascello che ci conduce alla salvezza attraverso il Cristo risorto!„
Venite e vedrete”! la testimonianza di fede, il sacrificio, l’umiltà e l’elevazione della Chiesa Greco-Cattolica!.
“Venite e vedrete”!. La Romania è il “giardino della Madre del Signore”, verso cui si può guardare con speranza e fiducia.!
“Venite e vedrete”: Gesù non è morto, non è nel sepolcro, perché si è levato come ha detto!
Ed ora andate in fretta e dite al mondo intero la nostra gioia:
“Cristo è risorto!” Buone feste a tutti”!
          
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
+ Virgil Bercea

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