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Anno: 2017

Evento: La Divina Liturgia in lingua romena in Vaticano

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Lettera Pastorale di S.B. Cardinale Lucian

† Il Cardinale Lucian,
          
per misericordia del buon Dio, Arcivescovo Maggiore e Metropolita dell’Arcieparchia di Alba Iulia e di Făgăraş, Arcivescovo Maggiore della Chiesa Romena Unita con Roma Greco-Cattolica, in piena Comunione con la Santa Sede Apostolica di Roma,
          
al Venerabile clero concelebrante,
ai pii monaci e monache,
ai cari fedeli greco-cattolici ed a tutti i cristiani che amano Dio.
          
Cristo è risorto!
Questo è il saluto che pronunziamo ogni anno in occasione della Santa Pasqua, essendo bramosi, come l’Angelo del sepolcro del Signore o come le sante donne [Mirofore] di condividere con tutti la gioia della resurrezione, troppo grande per un solo cuore. Che cosa significa per noi questa gioia? Nient’altro che la presenza costante di Dio in noi ed in mezzo a noi. Salutandoci così, ci annunziamo gli uni agli altri la Risurrezione di Cristo, ossia il centro della nostra fede cristiana.
Quello che è stato lo straordinario privilegio degli Apostoli, quello di avere con loro il Figlio di Dio, diviene beneficio nostro e di tutti. È vero che un modo nuovo al quale, con il quale all’inizio non erano abituati, neppure gli amici del Salvatore. Così, quella che era chiamata dalla Chiesa “uguale agli Apostoli”, Maria Maddalena, ci è presentata in uno dei Vangeli come la prima che incontra Gesù Risorto. Lo incontra, senza riconoscerlo, come i Discepoli di Emmaus, come Pietro e gli altri Apostoli, sulla riva del mare.
Siamo invitati così anche noi a dischiudere non solo gli occhi del corpo, ma anche quelli dello spirito, altrimenti rischieremmo di viaggiare con Gesù risorto per tutta la vita, senza riconoscerlo. Non sarebbe un peccato scoprire, quando passeremo alla Vita eterna, che Gesù era, così come aveva promesso, sempre con noi qui sulla terra? E che forse sarebbe bastato che avessimo abbassato un po’ la luce del mondo, nella nostra vita, perché le stelle dell’eternità di intravvedessero? O che avessimo abbassato l’audio di questo mondo per sentire e riconoscere la voce del Salvatore?
          
Cari fratelli in Cristo,
per un numero innumerevole di volte ascolteremo e pronunceremo il meraviglioso annunzio della Resurrezione del Signore, detto da alcuni con molto entusiasmo, da altri, forse per abitudine. Lo diciamo, molte volte, anche noi con facilità, senza pensare che annunziamo cose che superano il potere della nostra comprensione.
Ecco perché Vi propongo un momento di risveglio interiore, di entrare nella sincerità più intima. Ciascuno chieda a se stesso: “Che cosa significa, per me, Cristo è risorto? Ha un legame concreto, con la mia famiglia, con il mio lavoro? Che cosa mi unisce con quello che è risorto?
Non basta che la Risurrezione del Signore sia avvenuta in qualche luogo, in qualche tempo. Essa mi è offerta, ora; bisogna che avvenga nella mia anima, nelle nostre anime. Tutte le volte in cui celebriamo, anno dopo anno, la Resurrezione del Signore, siamo chiamati a rivivere questo mistero nel nostro cuore. Fino a quando non permettiamo a Gesù di risorgere in noi, le nostre anime sono come un sepolcro sigillato. Ci aspetta con infinita pazienza e con sofferenza che ama. Nella misura in cui ci risvegliamo alla fede in cui la nostra anima si infiamma, la pietra del sepolcro si allontana sempre più, e la luce della Resurrezione diviene luce della nostra vita. Ora, in una società sempre più secolarizzata, come quella in cui viviamo, in cui il nome cristiano perde molte volte contatto con la meravigliosa missione che, implicitamente, proclama quella di discepolo di Cristo, sarebbe bene meditare costantemente, ogni giorno, su questa cosa. Questo per non risvegliarci anche noi come i giudei che, cercando nel nome di Gesù di cacciare i diavoli da una persona posseduta, si destano apostrofati dal maligno: “Gesù lo conosco, Paolo lo conosco, ma voi chi siete?” Se il legame tra noi e il Crocifisso non diviene sempre più intimo in ogni momento, come resisteremo dinnanzi ad un mondo che guadagna terreno non solamente nelle nostre vite, ma anche nelle nostre anime?
San Padre Pio diceva con le lacrime agli occhi: “Ho visto Gesù morire in Croce per me! Egli moriva per me!!!”. Ecco le parole che dovrebbero risuonare anche nelle nostre anime. Ciascuno di noi è responsabile per la morte del Figlio di Dio. Quando ripetiamo la meravigliosa, preghiera angelica: “Ave Maria, Madre di Dio”ci ricordiamo forse che preghiamo una Madre cui uccisero il Figlio?”. Quanto grande deve essere l’amore del Padre per noi, quando ad ogni confessione ci perdona i peccati che hanno condotto al Golgota Suo Figlio diletto? E quanto grande deve essere l’amore della Santa Madre, quando Le chiediamo aiuto?
          
Cari fedeli,
il Salvatore vuole essere con noi, in questa grande festa proprio dove la nostra fragilità è estrema: nell’ora della morte. Si trasforma questo “tallone” di Achille” dell’umanità, nel luogo della Sua vittoria. Sceglie di salvarci laddove siamo, più deboli, più esposti, più soli. La Pasqua significa passaggio. Un passaggio che per il popolo israelita è quello dalla schiavitù dell’Egitto attraverso il Mar Rosso, verso la libertà della Terra Promessa. Gesù compie la Pasqua del Nuovo Testamento. La schiavitù dell’Egitto è solo un segno della schiavitù del peccato nella nostra breve vita, il Figlio di Dio ci fa passare dalla morte alla vita: dal nostro Egitto terreno verso la Gerusalemme terrestre, la vera Terra Promessa. Quella del Salvatore è una morte diversa da ogni altra perché è una morte che porta alla vita. Per quello possiamo cantare tutti: “Cristo è risorto dai morti, con la morte ha calpestato la morte!”.
Un siffatto avvenimento cambia completamente la connotazione della nostra vita e della nostra morte. Una cosa tanto più importante per alcuni come noi, che viviamo nella società del XXI secolo, in cui la morte rappresenta l’ultimo mistero rimasto. Una società che cerca di allontanare sempre più Dio dalle sue valutazioni, è normale che essa non sappia in qual modo abbordare un mistero sì profondo e per questo oscilla tra l’esacerbare la sua importanza ed il negarla. Se da una parte l’affrontare i mezzi di comunicazione di massa fa sì che la morte divenga un soggetto centrale a quasi ogni telegiornale, dall’altra le scienze esatte cercano di infonderci l’illusione di alcune imminenti conquiste, che avrebbero il potere presupposto di allontanare la morte sempre di più; per ogni uomo di buon senso, è oltremodo evidente il fatto che , quando sfidi la morte, è solo questione di tempo. E perciò, per quanti progressi facesse la medicina, l’ombra ineluttabile della morte aleggia sull’umanità. Possiamo farne la cosmesi, possiamo volgere il nostro capo, chiudere gli occhi, ma senza tema di dubbio, verrà il momento in cui nessuna scienza del mondo potrà più esserci di utilità. Siamo così crocifissi continuamente. Da una parte, abbiamo la caducità della gioia presupposta dei valori e dei miti della società in cui viviamo e che cercano, in un modo o nell’altro, di rendere eterno ogni istante, proponendoci il sogno affascinante del paradiso in terra.
D’altra parte viviamo con la coscienza dell’inevitabile avvenimento che chiude l’ultimo atto dell’esistenza nostra terrena. Ecco che in un tale momento di inquietudine, Dio sceglie di essere accanto a noi. Quando la morte è lì per dichiararci vinti, il Figlio di Dio viene in aiuto a ciascuno di noi e si mette al nostro posto. Molte volte i Santi parlano del modo in cui il Salvatore si prende gioco della morte. San Giovanni Crisostomo si esprime così in modo meraviglioso: “ L’inferno s’è rattristato d’essere stato preso in giro; ha preso un corpo e da Dio è stato colpito, ha preso la terra e s’è incontrato con il cielo.
Il potere delle tenebre si allontana così da noi, e con esso anche la paura, la paura eterna, che infieriva contro di noi come un’eredità nefasta da Adamo ai nostri giorni. Non abbiamo più bisogno di nasconderci dal cospetto di Dio, perché le parole del Salvatore risorto: “Non temete”!, sono un vero balsamo terapeutico e ci ripongono nel paradiso dell’amore di Dio.
          
Cari fratelli in Cristo,
rallegratevi, di ogni cosa buona di questa vita, dando gloria a Dio! Rallegratevi sapendo però che tutte le cose sono passeggere: Come l’erba del campo passeranno. Rallegratevi, sapendo che siete stati riscattati a grande prezzo! E quindi non siamo più destinati alla morte, ma alla vita eterna. Possiamo perciò dire con il Salmista:” Il Signore mi ha castigato, ma non mi ha dato alla morte …. Non morirò, ma sarò vivo e dirò le cose del Signore.” Rallegratevi che Cristo è risorto, con la morte ha sconfitto la morte ed a noi che eravamo prigionieri nei sepolcri dal terrore continuo della nostra vita, spalancato le porte della sua misericordia e ci ha fatti passare dall’effimera nostra esistenza alla pienezza della vita divina. Alla Santissima Trinità che così ha voluto sia eterno onore e Gloria, ala Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin. Assieme con le loro Eccellenze Mihai e Claudiu, Vi auguriamo di cuore a tutti Feste Benedette
          
Cristo è risorto!
È veramente risorto!
          
Dato a Blaj, il 15 Aprile,
Festa della Resurrezione di Nostro Signor Gesù Cristo,
nell’Anno del Signore 2012.
          
Cristo è risorto!
È veramente risorto
          
† Cardinale LUCIAN
Arcivescovo Maggiore e Metropolita
          
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
+ Lucian

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