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Anno: 2020

Evento: Religioni e provocazioni del futuro

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Pellegrinaggio a Mestre e alle reliquie di San Marco Evangelista di Venezia

Pellegrinaggio a Mestre e alle reliquie di San Marco Evangelista di Venezia

La parrocchia Roma-Nord Euclide-Flaminia, sotto l’amministrazione di padre Serafim Vescan, il 27 maggio 2012, ha organizzato un pellegrinaggio nella Basilica di San Marco, a Venezia, con tema “unione tra Occidente ed Oriente”; il luogo è ben scelto perché la cultura e la tradizione veneziana sonno strettamente legate all’Impero Bizantino e, soprattutto, alla città di Costantinopoli.
Non esistono prove chiare sulle origini dei veneziani, ma alcuni indizi suggeriscono che la popolazione della città sia composta da emigrati che avevano lasciato le città ed i villaggi esposti agli attacchi dei barbari germanici ed unni sulla costa del Nord-Est dell’Italia.
          
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
Neppure l’origine del nome ci è conosciuta, gli storici propongono la derivazione dalla parola latina “veneto”, che significa “venuto”, “giunto da lontano”. La fondazione della città ebbe luogo il 25 marzo 421 con la costruzione della prima chiesa, dedicata a San Giacomo, sull’isola di Rialto ( Rivo alto, “sponda alta” , una delle 118 isole della laguna veneta).
L’ultima emigrazione importante fu quella dei longobardi, nel 568, essi facevano parte dell’Impero Romano d’Oriente; questi si stabilirono su una fascia costiera dell’arcipelago veneziano, portando con sé le entità religiose bizantine. Il primo doge storico fu scelto dai veneziani all’inizio dell’VIII secolo e fu confermato dall’Impero d’Oriente. Gli fu dato il titolo di “dux”, “doge”, che in lingua latina significa “guida”. Nell’828, i veneziani aumentarono il loro prestigio, traslando da Alessandria le reliquie di San Marco che furono deposte nella nuova chiesa, sede patriarcale; la sede patriarcale fu trasferita a Rialto.
Dal secolo IX sino al XII, Venezia si trasformò in città-stato. La sua posizione geografica la rendeva quasi invulnerabile e le dava un grandissimo vantaggio nel commercio. I veneziani serbarono stretti legami con Costantinopoli che concesse loro il diritto di commerciare liberamente nell’Impero Romano d’Oriente. La città della laguna divenne una superpotenza economica, grazie al commercio delle spezie e dei tessuti tra il mondo arabo e quello bizantino.
In questo periodo, le famiglie più potenti della Repubblica gareggiavano nella costruzione dei più imponenti edifici ed opere d’arte, facendo affluire a Venezia i massimi artisti del tempo. Nel 1797, Venezia perdette la sua indipendenza davanti a Napoleone Bonaparte e, dopo qualche mese, fu annessa all’Austria. Nel 1848-49, i Veneziani riacquistarono l’indipendenza e, dal 1866 la Città di San Marco entrò a far parte del Regno d’Italia. Durante le due guerre mondiali, la bella città fu ferita a causa di distruzioni, causate dalla sua posizione geografica. Gli edifici veneziani sono costruiti su palafitte di legno piantate una accanto all’altra sul suolo molle, formato da sabbia e fango della laguna acquitrinosa in cui si trovano. A causa dell’ambiente acquitrinoso privo di ossigeno, esso non solo non si degrada, ma nel corso delle centinaia d’anni, si è pietrificato similmente ai fossili, formando una base durevole. La città comprende 118 isole e 354 ponti.
All’inizio del XX secolo, furono costruiti pozzi di estrazione dell’acqua freatica dal fondo della laguna, fatto che si crede abbia provocato l’inizio dello sprofondamento della città. Nel 1960, questi pozzi furono vietati. Il pellegrinaggio non è stato senza peripezie, il gran numero di persone che vi hanno partecipato e la natura serpeggiante e molto affollata della città ci ha creato delle difficoltà nell’organizzazione, ma alla fine, si è conclusa bene e ciascun partecipante ha potuto essere soddisfatto di questa esperienza. Siamo partiti da Roma la sera tardi, 107 persone in due corriere. Il giorno dopo, di mattina, siamo giunti a Mestre, località del veneziano, ove siamo stati ricevuti molto calorosamente dal decano, padre Vasile Alexandru Barbolovici della chiesa di San Rocco. Qui abbiamo celebrato la santa Liturgia, al termine della quale, il nostro ospite ci ha rivolto alcune parole di benvenuto, ha espresso l’apprezzamento per il nostro sforzo e ci ha invitato con molta affabilità a visitarlo anche in altre occasioni. Sempre in questo luogo, abbiamo fatto una colletta per le vittime del terremoto che si è abbattuto in Emilia-Romagna.
Dopo aver mangiato in un parco, che si trova nelle vicinanze della chiesa, accompagnati ancora da padre Vasile, attorno alle 10, la corriera è partita alla volta del nostro obiettivo principale, Piazza San Marco, nel cuore di Venezia. Giunti nella città delle isole, siamo scesi vicino alla stazione di Santa Lucia da dove siamo partiti a piedi verso San Marco. Ci siamo dapprima fermati nella Chiesa di Santa Lucia ove abbiamo pregato dinnanzi alle reliquie della Santa, dopo di che abbiamo ripreso la strada faticosamente lungo le calli ed i ponti stretti ed affollati di turisti, ammirando a mano a mano che avanzavamo, il paesaggio veneziano unico con i suoi canali percorsi dalle gondole e le innumerevoli chiese e costruzioni storiche. Alla fine, siamo giunti alla favolosa piazza San Marco, in numero più ridotto, rispetto a quello di partenza ma, alla fine ci siamo ritrovati con la maggior parte di noi.
Piazza San Marco è una delle più belle e visitate del mondo, essa non contiene solamente la meravigliosa Basilica di San Marco. Accanto alla Basilica, quasi fosse la sua continuazione, c’è il Palazzo Ducale, non lontano dalla Torre dell'Orologio costruito nel 1499 su cui c’è un’iscrizione latina che suona così: Io conto solamente le ore felici” I più piccoli monumenti sono due colonne, portate nel 1170. Una ha sulla sommità il Leone di San Marco, mentre l’altra San Teodoro. Lo spazio opposto alla facciata della Basilica di San Marco comprende tre edifici monumentali: le Procuratie Vecchie, costruite all’inizio del XVI secolo, giusto dinnanzi alla Procuratie nuove del 1582-6 (edifici che servivano da abitazione ed ospitavano anche gli uffici per i procuratori-funzionari della Sede di San Marco), queste due sono state unite al corpo dell’Ala Napoleonica (fatta costruire da napoleone nel 1810). Siamo entrati all’interno della Basilica che serba le reliquie di San Marco Evangelista, accompagnati dalla nostra guida, suor Maria della Cittadina Ecumenica Riano di Rosta, che ci ha illustrato la storia delle meravigliose creazioni artistiche che abbiamo potuto ammirare all’interno. La costruzione si ispira allo stile bizantino ed assomiglia molto alla Basilica dei Santi Apostoli di Costantinopoli che, purtroppo, non ha resistito sino ai nostri giorni. L’interno è a croce greca, ogni braccio è diviso in tre settori, ciascuno con una cupola. Le cupole e la parte superiore delle pareti sono completamente dorate e dipinte con icone di santi e scene della vita del Salvatore. Il pavimento e la parte inferiore delle pareti sono coperte con mosaici creati dai massimi artisti del tempo.
La scena della traslazione delle reliquie di San Marco Evangelista da Alessandria d’Egitto è dipinta sulla facciata d’entrata, conformemente alla leggenda. Per nascondere il prezioso contenuto agli occhi delle guardie islamiche, che controllavano la grande città egiziana, i veneziani caricarono la nave con carne di maiale, cosicché gli arabi islamici, che considerano la carne di maiale come impura, non osarono controllare il contenuto.
Le immagini raffigurano i doganieri che si turavano il naso, allontanandosi dall’imbarcazione veneziana. Nella parte verso il mare della basilica, nella parte posteriore si trova la residenza del doge, collegata ad una prigione da un ponte. Questo ponte è il famoso “Ponte dei Sospiri” di Venezia, di cui si afferma che verso la sua direzione si potevano sentire i gemiti dei condannati che arano condotti a giudizio. Al ritorno, abbiamo deciso di prendere un traghetto- un vaporetto che svolge il servizio pubblico a Venezia - questo ci ha condotti, lungo un bel tragitto, da Piazza San Marco fino al luogo in cui abbiamo atteso le corriere. Circa alle 14,30, sono arrivate le corriere e gli ultimi ritardatari e ci siamo diretti alla volta di Roma, dove siamo giunti dopo sette ore, stanchi ma con il cuore in pace per aver portato a termine questo pellegrinaggio.
          
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
Alexandru Ababei

 

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