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Anno: 2019

Evento: Il Cardinale Bassetti in visita alla comunità romena

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La Chiesa romena è viva grazie ai martiri

La Chiesa romena è viva grazie ai martiri

Oggi è vescovo di Oradea, in Romania. Ma il suo percorso religioso è stato costellato da tante sofferenze. Lo Stato comunista non accettava la presenza di preti, e lui per anni ha dovuto studiare all’insaputa anche dei suoi genitori. Finché, crollato il regime, è potuto salire sull’altare a celebrare, per la gioia della mamma. Monsignor Virgil Bercea, eparca di Oradea, è vescovo della Chiesa cattolica di rito greco bizantino: in questi giorni è a Pontirolo Nuovo per accompagnare i suoi connazionali all’Incontro di Milano.
Monsignor Bercea è un volto noto a Pontirolo, perché già ospite in passato nel paese, che fa parte della diocesi di Milano: e il parroco don Enrico Marelli è monsignore «protopresbitero» per la Chiesa di rito greco bizantino.
Proprio Bercea ha nominato don Enrico per «ringraziarlo dell’aiuto che la comunità parrocchiale di Pontirolo dà da anni alla nostra diocesi». Una diocesi, quella di Oradea, che sotto il regime ha sofferto molto. «È stata una Chiesa martirizzata negli ultimi cinquant’anni del secolo scorso per il solo fatto di essere unita al Papa – spiega il vescovo –. Tutti potevano essere liberi se avessero rinunciato alla loro fede. Ma, a partire dai vescovi e dai sacerdoti, e poi dalla gente, tutti hanno preferito morire piuttosto che rinunciare alla fede.
Diceva Papa Giovanni Paolo II che questi “-ismi” del secolo scorso erano costruiti sulla sabbia e infatti sono caduti tutti. Tutti promettevano il Paradiso sulla terra, mentre hanno provocato sofferenza e morte: durante il regime non c’è stata famiglia in Romania che non abbia avuto almeno una persona nelle carceri. E di loro si perdevano le tracce. Non li trattavano da uomini e nemmeno da animali. Li picchiavano a sangue e tantissimi sono morti di fame e freddo. Oggi, a vent’anni dalla caduta della dittatura, si può dire che è stato un vero disastro».
Prosegue monsignor Bercea: «Oggi abbiamo di fronte le difficoltà nel riprenderci da quel periodo, ma ringraziamo il Signore che il regime è caduto e che stiamo vivendo un periodo di libertà.
Siamo una comunità che è molto viva e attiva, pur essendo una minoranza religiosa, visto che la maggioranza è ortodossa. Dalla sofferenza e morte dei nostri martiri oggi riusciamo a portare avanti i valori che il Signore e il Vangelo ci ripropongono».
Quanto alla crisi economica, il vescovo spiega che «si sente anche in Romania, più accentuata che in Italia. Stiamo vivendo il più grande flusso migratorio nella storia, con 5 milioni di romeni su 22 che lavorano e vivono in Europa, mandando poi degli aiuti a casa. Come Chiesa cerchiamo di aiutare i più poveri. Non è dunque una fuga, ma una voglia di aiutare chi è rimasto. Con tutte le conseguenze che ne derivano. Spesso sono partiti i genitori e sono rimasti a casa i figli, oppure le coppie si sono divise. E questo è il lato negativo, se ne vanno anche le intelligenze, perché all’estero trovano più facilmente lavoro».
Fabio Conti, L'eco di Bergamo

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