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Anno: 2020

Evento: La giornata dell’IA presso la Parrocchia Greco-Cattolica „Santi Tre Gerarchi” a Roma Nord

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Il pellegrinaggio della parrocchia Euclide-Flaminia, Roma Nord al santuario di Mentorella

Il pellegrinaggio della parrocchia Euclide-Flaminia, Roma Nord al santuario di Mentorella

La Parrocchia di Euclide-Flaminia di Roma Nord, assieme a padre Serafim Iulian ha organizzato un piccolo pellegrinaggio di preghiera presso il Santuario di Mentorella.
Il 22.07.2012, dopo la Santa Liturgia, celebrata nella nostra parrocchia alle tredici circa, il parroco con un gruppo di 50 fedeli si è avviato verso il santuario. Il Santuario della Mentorella è situato nel Lazio, nei pressi della località di Capraica Prenestina ad un’altitudine s.m. di 1220 metri. Si tratta di uno dei più antichi santuari d’Italia e d’Europa, fondato dall’Imperatore Costantino, nel IV secolo.
Giunti alla nostra meta, ci siamo recati alla grotta di San Benedetto da Norcia, ove abbiamo acceso delle candele ed abbiamo pregato. Si tramanda che il Santo abbia passato ben due anni in questa grotta naturale che si trova solo a qualche passo dalla chiesa che ospita oggi l’effigie lignea della Madonna delle Grazie e del Bambino.
Più tardi siamo saliti lungo la Scala Santa in ginocchio ed in preghiera sino alla cappella di Sant’Eustachio. La leggenda tramanda che Placido, generale romano, all’ordine di Traiano, durante una battuta di caccia su quel monte, ebbe una visione con l’immagine del Signore Gesù che si trovava su una croce luminosa tra le corna di un cervo che egli stava per cacciare. Colpito da quella apparizione, ritornò a casa e raccontò alla moglie la sua visione, ma anche il sogno che ebbe, durante la notte, durante il quale un uomo gli apparve dicendogli che lui e la sua famiglia avrebbero dovuto convertirsi al Cristianesimo e ricevere il Battesimo. Il giorno seguente, Placido, accompagnato dai suoi familiari si recò dal vescovo e si fece battezzare. Egli ricevette il nome di Eustachio, sua moglie quello di Teopista, mentre i suoi figli Thopistos ed Agapito (il calendario Greco-cattolico ed ortodosso li festeggiano il 20 Settembre). Qualche giorno dopo aver ricevuto i Sacramenti dell’iniziazione cristiana, scoppiò un’epidemia in seguito alla quale tutti i servitori di casa e gli animali morirono. Egli con la moglie e i figli, invece, partì alla volta dell’Egitto, ma sembra che questi ultimi si fossero persi durante il viaggio. Visse 15 anni in un villaggio isolato, fino a quando Traiano, che era in guerra contro i barbari, pensando che Placido avrebbe potuto aiutarlo, inviò da lui alcuni messi perché lo cercassero. Così ritornò a lottare per il suo sovrano e dopo numerose vittorie trovò per caso i suoi familiari: Felice, si recò con loro a Roma per festeggiare il trionfo, ma fatale gli fu quel ritorno. Traiano si era spento ed era stato sostituto da Adriano. Quando costui venne a sapere che Placido aveva abbracciato la religione cristiana e che rifiutava di adorare gli dei pagani, ordinò che Placido ed i suoi familiari fossero gettati in una gabbia con i leoni perché fossero dati in pasto alle fiere. Qui però successe un miracolo: i leoni non si gettarono su di loro per divorarli, ma si allontanarono da loro. Adriano allora ordinò che fossero rinchiusi un una statua di bronzo a forma di toro che fu posta sul fuoco. Placido-Eustachio ed i suoi familiari trovarono così la fine, ma i loro corpi inanimati, erano intatti, come se non fossero stati sfiorati dal fuoco.
Tra tanti luoghi meravigliosi e imbevuti di fede, abbiamo visitato anche il campanile ove papa Benedetto XVI suonò le campane. Questo Santuario era molto caro al cuore di Giovanni Paolo II e qui egli veniva moltissime volte per pregare in pace ed in tranquillità.
Durante il viaggio di ritorno, abbiamo sostato a Tivoli, l’antico Tibur, una zona piena di valli, cascate e grotte naturali, preferita 2000 anni or sono dagli imperatori e dall’aristocrazia romana per i loro soggiorni di vacanza.
Due sono le ville che meritano di essere visitate: quella di Tivoli, con gli spettacolosi giardini e Villa Adriana, un complesso formato da edifici, statue, terme, da una laguna artificiale e da una spiaggia, corridoi coperti, un’ isola privata con il Teatro Marittimo, il più grande ed apprezzato palazzo dell’impero romano con una superficie vasta quanto il centro di Roma, edificata da Adriano nel II secolo.
Essendo il tempo a disposizione limitato, ci siamo fermati solo alla prima. Villa d’Este con cento fontane. Questa non appartiene nel suo complesso all’antichità. Il Cardinale Ippolito d’Este decise, nella seconda metà del XVI secolo, di rinnovare il palazzo del governatore e la costruzione di giardini che si ispiravano all’antichità. Un complesso di grotte, statue e terrazze, di fontane e di giochi d’acqua, tra cui si ammirano “100 fontane” alle abbiamo rivolto molta attenzione. I getti d’acqua sgorgano da un dragone, da aquile, personaggi mitologici o tubi sottili, una cascata artificiale fa diramare le sue acque su un bacino ovale, vi sono cascate d’acqua in gradini segnate da colonne bianche liquide (Fontana di Nettuno), gli spruzzi d’acqua rispecchiano i colori dell’arcobaleno, tutto sussurra, un organo pneumo-idraulico (meccanismo azionato solamente dall’acqua e dall’aria) suona ogni giorno alle 18,30 per 7-8 minuti un canto gregoriano.
Il tempo era passato in fretta, ormai si era fatto tardi ed allora ci avviammo verso Roma, serbando il ricordo di una giornata meravigliosa offertaci da padre Serafim Vescan Iulian.
          
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
Viorel Emanuel Deliu

 

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