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Anno: 2020

Evento: Festa della parrocchia Roma Nord e festa dell'Unione del 1859

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La parrocchia Euclide - Flaminia, in pellegrinaggio sulle orme di San Benedetto

La parrocchia Euclide - Flaminia, in pellegrinaggio sulle orme di San Benedetto

Molte sono le attività culturali, spirituali e creative, che la comunità della nostra Chiesa organizza; in questo modo, il suo prestigio cresce, determinando, altresì, un concetto di comunione fraterna e reciproca, una consapevolezza della storia e della tradizione delle località in cui viviamo, ma anche, in senso mistico, un vivere felice, quotidiano.
È domenica mattina, l’inizio di un autunno dovizioso di frutti del mondo e dello spirito. Il 30 settembre, alle 8.15, noi, un gruppo di 77 persone su un torpedone a due piani, cui si sono aggiunte anche altre persone venute con due auto piccole, personali, con il nostro Padre spirituale, Serafim Vescan Iulian, ci siamo diretti verso la località di Subiaco, ad un’altezza di 780 m.s.l.m. per giungere al Monastero di San Benedetto.
Ognuno ha occupato un posto nel veicolo e poi siamo partiti. Durante il viaggio, abbiamo innalzato canti dedicati alla Madre di Dio ed al Suo Figlio, Gesù Cristo, lasciandoci trasportare in un’atmosfera da fiaba, grazie al paesaggio dai colori variopinti, quali il giallo-mattone, dell’autunno incipiente.
Giunti al monastero di Subiaco, ove abbiamo avvertito il silenzio e la pace che ci avvolgevano, non solo esteriormente, ma anche nel nostro intimo, tutti i visitatori della Grotta di San Benedetto sono rimasti profondamente colpiti dalla vita del Santo Monaco.
Celebriamo la Santa e Divina Liturgia nella chiesa inferiore, dalle pareti dipinte con paesaggi, ma anche quasi tutto il monastero lo è, con nostro stupore. In questa chiesa, siamo stati colpiti da un’icona raffigurante l’Ultima Cena, perché Gesù non era al centro degli Apostoli, ma a capo tavola con San Giovanni Evangelista che aveva il capo appoggiato a quello del Maestro Divino; tutti gli apostoli erano a sinistra del tavolo, ed alla destra, quasi affossato, spaventato, disperato, v’era Giuda.
          
Il santo patriarca dell’Occidente
San Benedetto nacque nella città di Norcia, nell’Italia Centrale, non lungi da
Roma e visse tra gli anni 480-450. Fu un grande abate, santo, fondatore e patrono d’Europa.
Studiò a Roma, frequentando le scuole superiori, ma, spaventato dalla vita, piena di passioni dei giovani di allora e, desideroso di un alto cammino spirituale, si ritirò in una grotta a Subiaco, in preghiera, digiuno e meditazione. Passando di là, lo vide un monaco romano, d’un monastero agostiniano vicino, e lo guidò, ricevendo la sua professione monastica e gli procurò, nei giorni stabiliti, pane ed altri cibi, che calava con una fune con un campanello fino all’ingresso della grotta in cui viveva San Benedetto. E là trascorse tre anni.
Ed anche ai nostri giorni si può vedere la grotta in cui passò quel periodo. Dio, però, stabilì che il suo servitore non restasse celato ed ignoto. Egli così fu scoperto, dapprima dal sogno di un sacerdote, nel giorno di Pasqua, e poi da alcuni pastori che lo fecero conoscere al mondo. Poco più giù della grotta di San Benedetto, si trova quella dei pastori, che anche noi abbiamo visitato.
Al cospetto del Santo Abate cominciarono a venire molti giovani, desiderosi anche di vita spirituale e monastica. Fondò, così a Subiaco, 12 monasteri ciascuno con 12 monaci. Il Santo ricevette da Dio il dono di compiere miracoli, guarigioni e di essere preveggente.
Ma lo spirito malvagio, il diavolo, gli suscitò molte tentazioni, tanto che un giorno, essendo vittima di tentazioni carnali, il Santo si spogliò, si gettò a terra, e si rotolò per molto tempo tra le ortiche e gli spini, tanto da far sanguinare il suo corpo, ma grazie alla coraggiosa sopportazione, fu salvato per sempre da siffatti pensieri; da allora in poi, il suo cuore si empì di Spirito Santo ed il Monaco fu più assennato nello studio.
Anche oggi si può vedere quel luogo ove successe quello che più sopra abbiamo ricordato, ricco di rose.
Da qui si diresse verso monte Cassino, ove edificò un monastero con due cappelle, qui scrisse il suo testamento e quella conosciuta Regola Monastica, valida per i monaci benedettini in tutto l’Occidente, anche ai nostri giorni. Qui trovano riposo le spoglie di San Gregorio Magno.
Alcune costruzioni dell’ edificio, così come appare ai nostri occhi, risalgono all’XI secolo; la cappella di San Gregorio fu probabilmente costruita nel 1224, vi partecipò anche San Francesco d’Assisi, raffigurato senz’aureola, perché era ancora in vita. Le altre costruzioni risalgono al XV secolo, con pitture che appartengono alla Scuola umbro-marchigiana; qui si vede l’ultimo colloquio tra San Benedetto e sua sorella, Santa Scolastica.
Nei pressi si innalza appunto il Monastero di questa Santa, è il 13 Monastero, fondato da San Benedetto, nel 520, originariamente dedicato a San Silvestro, ove, in una casa, viveva la sorella del Santo. Alla fine del secolo IX, il monastero e la chiesa furono dedicati a San Benedetto ed a Santa Scolastica, ed alla fine del XIV, esso prese l’attuale nome di Santa Scolastica. Sulla facciata del Monastero è scritto il motto “Ora et labora” ( Prega e lavora), nonché la parola PAX.
Dopo la celebrazione della Santa e Divina Liturgia è seguito un Ufficio Funebre in suffragio della madre della Signora Maria di Suciava, venuta con il cibo per 100 persone. Fuori, nel chiostro del monastero tutti hanno mangiato “sarmale”, carne, “colive” si è bevuto del vino, altre bevande, sotto una pioggerellina insistente.
Dopo aver acquistato ricordini religiosi, tra cui anche una medaglia o la Croce di San Benedetto miracolosa che ha il potere si allontanare gli spiriti malvagi ed immondi, si proseguì il viaggio.
Negli archivi si menziona anche un miracolo che il Santo compì tracciando il segno della Santa Croce su un bicchiere di vino avvelenato, che avrebbe dovuto bere: il bicchiere si infranse e tutto il liquido si sparse e, in tal modo, il Santo ebbe salva la vita.
Felici nel cuore, pur sotto la pioggia uggiosa, ci avviamo verso il nostro torpedone alla volta del Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra (Roma), ad una distanza di due ore da qui, in una località tra il Lazio e l’Abruzzo, ad un’altezza di 1373 metri, sul monte Autore. Il viaggio era tanto bello! Con le nubi sopra di noi, un po’ cinerine, con pioggia rada e con molte serpentine, alla fine giungemmo alla nostra meta.
Ci sono molte ipotesi nella storia che si riferiscono alla costruzione di questo Santuario, una racconta che i monaci benedettini di Subiaco ed i monaci basiliani avrebbero innalzato questo luogo sacro alla Santissima Trinità. Si dice che lo stesso sia appartenuto ad un tempio pagano, risalente all’epoca romana.
Altri documenti relativi al santuario, e conservati negli Archivi della Cattedrale di Anagni, sono collocabili tra il 1079 e il 1112.
La santità di questo luogo è attribuita dalla tradizione ad un miracolo: un contadino arava il suo terreno con l’aratro e due buoi. Ad un certo momento, i buoi che trainavano l’aratro, si gettarono in un precipizio molto profondo. Il contadino andò alla loro ricerca e li trovò in una grotta, guardando l’icona della Santissima Trinità, dipinta sulla roccia.
Si narra di due cristiani di Ravenna che, per sfuggire alle persecuzioni di Nerone, si rifugiarono in una grotta sul monte Autore, ove incontrarono San Pietro e San Giovanni, che provenivano dall’Oriente; in quell’occasione, si manifestò la visione della Santissima Trinità.
La pittura è un affresco e, conformemente al parere degli iconografi bizantini, rappresenta Tre Persone identiche, nella tradizione del secolo XII.
Si tratta di una pittura speciale, che raffigura Persone identiche, tutte e tre sono assise su tre sedie, tutte e tre benedicono con la mano, unendo le dita, secondo lo stile orientale (greco), tutte e tre con la mano sinistra additano un libro aperto, le gambe sono avviluppate su una globo, com’è quello della terra, o una nuvola. Sotto l’affresco, si trova l’iscrizione che esprime il mistero della Santissima trinità: “IN TRIBUS HIS DOMINUM PERSONIS CREDIMUS'' (In tre Persone è il Dio in cui noi crediamo)
Questa particolarità iconografica della Santissima Trinità attirò numerosi studiosi che sapevano che essa rappresentava la Santissima Trinità. L’affresco era stato eseguito anche in altre forme, approvate dalla Chiesa (ad esempio, lo Spirito Santo è in forma di colomba).
Sempre nella tradizione, due pittori che si trovavano ad una distanza grande tra di loro, ebbero l’idea di ritoccare la pittura che era stata deteriorata dal tempo, ma immediatamente il loro lavoro disparve; in tal modo la tradizione ritiene che si tratti di una pittura divina, non fatta da mano umana.
Sopra c’era un monte, da cui zampillava la cosiddetta “acqua che fa miracoli”.
I due bracci in cui si divide la fonte mi davano l’impressione di un abbraccio. Molte persone che vengono qui, attingono l’acqua e la pongono in una bottiglia o acquistano bottiglie di plastica, esattamente come a Lourdes (Francia). Attingono l’acqua, che ritengono miracolosa, da 2-3 fonti che sgorgano dalla roccia.
Dal parcheggio per le corriere e le auto, vi sono ancora 700-800 metri, andando a piedi, siamo saliti, siamo discesi per il bosco, ma da quest’altezza, ricca di rocce, il bosco è rado e gli alberi non sono troppo grandi.
Tutti coloro che entrano per pregare nella grotta la Santissima Trinità, quando escono lo fanno senza voltare le spalle, scendono per le scale fino al primo gradino, anche per rispetto verso la Santissima Trinità, toccando con la mano la parte superiore della roccia. Moltissime persone vi si recano, si ricordano periodi in cui il numero a toccato le 30.000 presenze, sabato e domenica, dopo la Santa Pentecoste. I visitatori- pellegrini dormano fuori su letti, in tende anche di notte, così avviene anche il giorno di Sant’Anna, il 26 luglio [in rito latino].
Il periodo in cui si può visitare il Santuario è dal 1 maggio al 31 ottobre.
In conclusione, vi posso dire che mi sono sentita molto riposata, non avevo sonno, nonostante piovesse ed ho visto qualcosa di straordinario.
Si sentiva che qualcuno ti proteggeva che qualcuno a te caro ti abbracciava.
È stato un giorno in cui ho sentito il cielo vicino.
          
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
Mihaela Tudor

 

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