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Radio Vaticana ci ha aiutati a mantenere la fede in Cristo: Mons Virgil Bercea, dopo il suo discorso al Sinodo dei Vescovi sui martiri della fede

Radio Vaticana ci ha aiutati a mantenere la fede in Cristo: Mons Virgil Bercea, dopo il suo discorso al Sinodo dei Vescovi sui martiri della fede

RV 16 ott 2012-Non sono lontani da noi i tempi in cui credere in Cristo significava accettare anche la sofferenza, ha ricordato Sua Eccellenza monsignor Virgil Bercea in un’intervista in italiano realizzata da Paolo Ondarza per la Radio Vaticana:
• "Dobbiamo ritornare alla testimonianza dei nostri martiri in Romania. Tra il 1948 -1964 le carceri romene erano piene di cattolici, ortodossi… I comunisti hanno voluto distruggere la Chiesa e gli intellettuali per controllare tutto. Questi uomini hanno dato la loro vita per Cristo. I comunisti hanno cercato di accusarli in ogni modo, ma non ne avevano il motivo. La loro grande colpa era di essere tutti cattolici. Dobbiamo chiederci: riusciamo a cogliere questa potente testimonianza nel nostro tempo? Se pensiamo bene, essi non sono tanto lontani da noi, sono ancora in vita coloro che li hanno conosciuti.”
Il martire cristiano, ha sottolineato il nostro collega, non è un fanatico: il martire cristiano è una persona che serba le sue convinzioni di fede anche dinnanzi al sopruso. Continua S. E. Monsignor Virgil Bercea:
• "Erano uomini di grande disponibilità, con una gran bontà e carità. Ovunque si trovassero divennero modelli da imitare. Riuscirono in verità a rendere più mansueto persino il comportamento di coloro che li sorvegliavano, di coloro che prima li avevano terrorizzati.
Morirono per amore di Cristo, non con arroganza, ma con umiltà e la pace nel cuore, con serenità, convinti che il loro comportamento avrebbe portato la vita e la speranza. Sì, perché in quei momenti, quando tutto era plumbeo e tenebroso, quando i comunisti erano riusciti a trasformare il nostro Paese in una prigione da cui nessuno poteva fuggire, c’era bisogno di speranza. Parlando adesso alla Radio Vaticana, ho questo ricordo: quando i miei genitori ebbero la prima radio – io vengo da un paesino- riuscimmo ad ascoltare la Santa Liturgia alla Radio Vaticana. La mamma appoggiò una Croce sulla radio, vennero da noi molte persone e dinnanzi all’apparecchio stavamo come dinnanzi ad un altare. All’inizio della funzione ci alzavamo in piedi, ed al Vangelo come si fa da noi, ci inginocchiavamo. Non potevamo però ricevere la Santa Comunione, non avevamo un sacerdote. Ma tutti ci vestivamo con gli abiti festivi. Partecipavamo veramente alla Santa Liturgia. La prima volta in cui ho ascoltato la Santa Liturgia è stato alla Radio Vaticana. Così mentre noi ascoltavamo la Santa Liturgia con la radio, i nostri martiri erano al di là delle sbarre. Una sola preghiera ci univa tutti: le loro preghiere si innalzavano dalla prigione, mentre le nostre erano guidate dalla Radio Vaticana. Un mio zio, che più tardi divenne cardinale ( il cardinal Alexandru Todea), fu recluso per 16 anni in prigione. Quando ritornò con il capo completamente rasato, rimasi molto impressionato dalla sua personalità. Era alto m 1.85 e per tre anni fu rinchiuso in una camera di un metro per un metro e mezzo e doveva stare tutto il giorno in piedi. Questi martiri erano esposti ad una temperatura di 30 gradi sotto lo zero. Vedete… queste cose ci parlano oggi ancora e si trasmettono dall’uno all’altro. “Il sangue dei martiri è il seme per la nascita di nuovi cristiani.”
Ciò che ci dite, osserva il nostro collega, ci mostra anche la forza dei mezzi di comunicazione, per giungere anche in luoghi in cui sia impossibile annunziare il Santo Vangelo. Conclude monsignor Virgil Bercea:
• "È importante. Come Radio Vaticana avete fatto bene e continuate a farlo. Nostra madre fece sì che conoscessimo la Santa Liturgia per mezzo della Radio Vaticana. Ora che è ammalata, a letto, continua ad ascoltare la Radio Vaticana. Qualcuno ha detto che è “la chiesa dell’etere”. Veramente fate un gran bene agli ammalati, ma anche ai giovani, a coloro che viaggiano ed ascoltano la radio in auto, dappertutto nel mondo. Continuate a farlo e fatelo con convinzione! Anche voi, con il vostro lavoro alla Radio Vaticana, lavorate molto per annunziare il Vangelo!
          
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
rv – P. Ondarza/AD

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