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Anno: 2017

Evento: Il clero di Toscana riunito a Montenero

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Lettera Pastorale per la Pasqua di Sua Beatitudine Lucian Mureşan (riassunto)

Lettera Pastorale per la Pasqua di Sua Beatitudine Lucian Mureşan (riassunto)

+ Lucian
con la grazia e la misericordia di Dio,
Arcivescovo Maggiore,
in piena comunione di fede con la Santa Sede Apostolica di Roma
al clero concelebrante, ai monaci e monache, ai carissimi i fedeli greco-cattolici e a tutti i cristiani
Grazia a voi e pace da nostro Signore Gesù Cristo, Risorto dai morti! Con grande gioia celebriamo anche quest’anno la Festa di tutte le Feste, la Pasqua del Signore, nel primo giorno della settimana, quando il Salvatore dalla tomba è risorto e dalla morte alla vita ci ha passato tutti noi.
Purificati dal lungo viaggio della Quaresima, dopo aver spogliato l’uomo vecchio nella confessione, e il perdono ottenuto attraverso il mistero della Confessione e anche quando abbiamo accompagnato Gesù con il pensiero e l’anima nelle sofferenze e la sua morte in croce, frequentando le funzioni religiose della Chiesa, oggi ci troviamo tutti insieme per prendere la luce e per incontrare Quel che amiamo. Oggi, tutta la Chiesa di Dio e con essa il ogni cristiano canta: “Cristo è risorto dai morti, con la Sua morte calpestando la morte, e a quelli che erano nelle tombe ha donato la vita”.
L’annuncio della vittoria di Gesù sulla morte e il peccato, ricordato dalle Sacre Scritture e proclamato dagli apostoli e dalla Chiesa risuona per tutto il tempo come un eco ed è sentito dai fedeli. Questo annuncio gioioso viene indirizzato, per primo, al cuore dell’uomo e poi alla la sua mente e ragione. Con il cuore si crede, con la bocca si annuncia e con i fatti si testimonia.
Quest’anno vorrei che meditassimo insieme sull’esperienza degli apostoli e delle pie donne, che si sono degnate di accompagnare il Salvatore durante la sua vita terrena e poi di incontrarlo vivo, dopo la sua risurrezione dai morti. Sono loro che hanno testimoniato la risurrezione e, sulla loro parola, diventata Scrittura, si basa come su un fondamento incrollabile, la nostra fede. Seguendo lo stesso percorso di fede, possiamo avere anche noi la stessa esperienza e possiamo comunicare al mondo contemporaneo, quello che i concittadini della donna di Samaria confessavano, dopo aver incontrato Gesù al pozzo di Giacobbe: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo» (Gv 4,42).
In questo cammino spirituale, partiamo dalla testimonianza dell’evangelista Giovanni che, nel suo Vangelo al capitolo 20, racconta il fatto che il discepolo amato da Gesù riporta la sua esperienza sulla Risurrezione di Gesù, poi l’esperienza di Maria Maddalena e quella dei dodici Apostoli insieme nascosti dalla paura degli ebrei. Quindi ci sono due tipi di esperienza, quella personale e poi della comunità.
Correndo alla tomba vuota, l’apostolo Giovanni, insieme a Pietro, scopre il sindone da una parte, ma non trovò Gesù. “Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette” (Gv.20 ,5-8).
L’apostolo Giovanni corse rapidamente al sepolcro, ispirato dall’amore verso Gesù. Lo stesso amore verso il Maestro e Signore fa sì che Maria Maddalena la mattina vada al sepolcro. Non trovando Gesù, Maria grida e le sue lacrime, scaturite dall’amore, diventano mezzi attraverso le quali la grazia salvifica tocca il suo cuore.
Maria Maddalena rappresenta la ricerca di Dio, presenta la mentalità degli uomini e delle donne dell’Antico Testamento e anche quella parte dell’umanità di oggi, che è in lacrime perché è senza Dio, ma continua a cercarlo, anche se non lo trova.
Molti dei nostri simili cercano Dio dove Egli non si trova, al sepolcro vuoto, nella nostalgia del passato, o in quelle attività umane che non consentono il Suo riconoscimento. Altri cercano il Signore in modelli umani di efficienza, del successo, del potere e del piacere, ma non lo trovarono, perché questi non sono fonti che di saturazione del piacere.
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