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Anno: 2019

Evento: Il Cardinale Bassetti in visita alla comunità romena

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Festa dei Popoli nella Cattedrale di Vicenza

Festa dei Popoli nella Cattedrale di Vicenza

Sono arrivate ben prima dell'inizio della messa. Famiglie, gruppi di nigeriani, ganesi, ivoriani, filippini, rumeni, ucraini, senegalesi, etiopi.
Hanno indossato i vestiti della festa e ad hanno atteso e provato i canti, le luci. L'impatto che in cattedrale poteva avere una messa che vuole essere un segnale importante nei confronti delle comunità straniere. In particolare dopo la nota pastorale resa nota dal vescovo Beniamino Pizziol, nei giorni scorsi nella quale le parole, inclusione, cittadinanza, multiculturalutà, interreligiosità restano i capisaldi di un documento «che potrà ancora essere rivisto e corretto - ha sostenuto il prelato ieri dal pulpito - perché il cammino è lungo e si compie assieme».
A dare il via alle celebrazioni in un clima inusuale con i canti filippini, ghanesi, con le tuniche blu elettrico degli ivoriani e con i vestiti tradizionali degli ucraini, padre Mauro Lazzarato, presidente della commissione Migrantes della diocesi. «Benvenuti nella chiesa di Vicenza dove nessuno è straniero. Proveniamo da tanti Paesi diversi, ma siamo tutti sulla stessa strada che da Emmaus porta a Gerusalemme». E dal fondo di una cattedrale piena di gente sono arrivati i sacerdoti, tra loro molti stranieri. Cattolici che aiutano la comunità e i parroci in molte zone della provincia. E alla fine il vescovo Beniamino Pizziol.
I canti parlavano lingue strane, diverse, ma gli sguardi erano felici, sereni.
La celebrazione ha tenuto conto di tutte le comunità presenti, ognuna ha avuto lo spazio per interpretare la parola di Cristo, per chiedere pace, solidarietà. Per invocare un Dio che a volte appare lontano, «ma in realtà non sempre si hanno gli occhi per vederlo». «La domanda che ci dobbiamo porre - ha ricordato padre Lazzarato non è da dove vieni? Ma dove dobbiamo andare tutti assieme nel comune rispetto della legalità , diritti e doveri per tutti, nel dialogo sui valori autentici delle distinte culture, nella costruzione del bene comune, con una maggiore corresponsabilità civica nella gestione del territorio, per un futuro di maggiore coesione e solidarietà per tutti i nostri ragazzi».
Se queste sono alcune delle enunciazioni, durante l'Eucarestia in cattedrale hanno preso forma le diversità che hanno saputo unirsi, sotto la regia di don Pierangelo Ruaro, direttore dell'ufficio diocesano per la liturgia. Durante l'offertorio bambini e adulti hanno portato i doni della loro terra: frutta, pane, dolci mentre i tamburi suonavano, le donne e gli uomini ivoriani cantavano gli inni della festa battendo ritmicamente le mani. Mai come quest'anno c'erano tante persone che fotografavano, riprendevano con la telecamera. Quasi si volesse cogliere un segnale, un pezzo di vita da ricordare, da far vedere. Un pezzo di futuro da raccogliere per quando i tempi saranno migliori e anche la cittadinanza arriverà. Il Vangelo secondo Matteo parlava dell'arrivo del Re Magi e nell' omelia il vescovo ha ricordato quanto detto da Papa Benedetto XVI. «La vita è come un viaggio nel mare della storia, spesso in burrasca e le vere stelle sono le persone che ci saputo accogliere, stare vicini...», e poi ha invocato la Madonna di Monte Berico.
Una messa cantata e parlata in francese, romeno, ghanese, ucraino, nigeriano, singalese, filippino e ancora francese. Una babele come i popoli che ieri occupavano il tempio più grande della cristianità vicentina. Alla fine delle celebrazioni tante foto,video, flash accanto al vescovo Pizziol. È il futuro.
Chiara Roverotto - www.ilgiornaledivicenza.it

 

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