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Anno: 2019

Evento: La festa d'arte culinaria nella parrocchia Roma Nord

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Villafranca: Ospitalità e carità in un clima di fraternità, creano famiglia

Villafranca: Ospitalità e carità in un clima di fraternità, creano famiglia

Padre Dumitru Petrovan, dallo scorso ottobre ospite dei Frati Cappuccini, è impegnato, come sacerdote, nella realizzazione di un progetto di assistenza pastorale delle comunità greco-cattoliche rumene presenti nel nostro territorio.
          
Sono arrivato nel convento dei Frati Cappuccini per rimanervi come ospite solo per qualche giorno, ma poi in questa comunità di frati mi sono trovato bene. Mi è stato facile inserirmi e tuttora ci vivo proprio come in famiglia. Anzi, grazie a Dio, rivivo l’armonia della mia famiglia di origine formata da sei fratelli. Mio padre ci diceva: «per fare una buona polenta, tutti devono partecipare». E si faceva proprio così! Ognuno dava il suo contributo. Io ero il più piccolo ed era mio compito portare la legna per il fuoco. Un altro andava a prendere l’acqua, le mie sorelle aiutavano la mamma in cucina e, infine, avevamo l’impressione di aver fatto il pranzo migliore del mondo. Con questa impronta educativa ricevuta fin da piccolo, sento forte il valore della famiglia e l’armonia che vi deve regnare. Dai frati sta succedendo la stessa cosa: finito il pranzo o la cena, ognuno dà il suo contributo per spreparare, lavare, riordinare e in un attimo ritorna tutto pulito e in ordine. Posso proprio dire che in questo convento regna l’armonia di rapporti e di ambiente.
Sarebbe bello poter vivere così anche nella nostra società. In realtà essa dovrebbe essere come una famiglia allargata dove si vive in pace e in armonia. L’ospitalità che ho trovato in tutta Villafranca, mi riporta al senso genuino e buono della cristianità. In occasione del primo dicembre, ad esempio, le autorità civili ci hanno dato il permesso di organizzare nel castello la festa nazionale del nostro paese. Per la numerosa comunità romena che vive in questa città, questo è stato un evento che ha contribuito enormemente all’integrazione e al reciproco aiuto. E già ci sono i risvolti positivi perché il gruppo di ascolto che si incontra ogni giovedì sera al binario zero di Villafranca con il signor Mustatea Catalin, responsabile del gruppo, sta portando avanti un lavoro impegnativo ed utile per sostenere i concittadini romeni nelle difficoltà che incontrano e per aiutarli ad integrarsi.
Le autorità ecclesiastiche non sono da meno, anzi, con un gesto coraggioso, ci hanno dato la possibilità di celebrare nella Chiesa Oratorio della Visitazione o Disciplina la santa messa in rito greco-cattolico di lingua romena. Per cui, ogni domenica alle ore dieci, la comunità rumena di questa Città e dintorni, si riunisce per celebrare in ritto bizantino. Questo momento sta diventando un punto di aggregazione importante, cosicché ha senso il mio essere qui a svolgere il mio compito di pastore e sacerdote che si dedica alla sua comunità in comunione con la chiesa locale di Verona, e con quella universale di Roma. Il mio obiettivo principale rimane fermo: portare quest’armonia alla comunità romena che vive in Villafranca e dare il mio contributo affinché s’inserisca gradualmente in questo paese che li ospita.
Credo opportuno esporre qualche chiarimento religioso per non confondere il ritto con la fede. La Chiesa di Cristo è, e rimane sempre, una, sancta, cattolica (cioè universale), come ci ricorda san Paolo: «un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo» (Lettera ai Efesini 4, 5). Tuttavia ci sono tante espressioni di chiese, che si differenziano per i loro diversi ritti, ma tutti sono espressione (manifestazione) della unica fede nel Dio di Gesù Cristo.
All’interno della Chiesa cattolica esistono due grandi identità: quella occidentale e quella orientale. Il gruppo di chiese cattoliche orientali è molto vario, perché ci sono chiese di tradizione alessandrina o copta, antiochena o siro-occidentale, armena, caldea o siro-orientale e costantinopolitana o bizantina. Tutte queste chiese hanno un rito proprio e sono chiese sui iuris (sono cioè di diritto proprio). A capo di ciascuna c’è un arcivescovo o patriarca, e si differenziano per una maggiore autonomia, riconosciuta per altro dal Concilio Vaticano II con il decreto sulle chiese cattoliche orientali: Orientalium Ecclesiarum.
La storia racconta che la divisione avvenne nel 1054, anno dello scisma tra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente. Poi, ci fu effettivamente un lungo periodo di progressivo allontanamento. Tale separazione avvenne lungo linee dottrinali, teologiche, linguistiche, politiche e geografiche… Di fatto la frattura non si è più risanata. In effetti si tentò l’unificazione attraverso due formali riunioni: al Concilio di Lione (1274) e al Concilio di Ferrara-Firenze (1438-1439), ma in entrambi i casi non si pervenne ad un accordo, in quanto i capi spirituali dell’ortodossia che vi presero parte, andavano oltre la propria autorità giurisdizionale. Anche gli ulteriori e successivi tentativi fallirono.
Solo nel XVI secolo una parte dei cristiani orientali, gli ucraini appunto, ritornarono sotto la guida della Chiesa di Roma. Tale evento storico è conosciuto come l’unione di Brest-Litovsk (1595-1596), seguito poco dopo dall’unione di una parte dei romeni della Transilvania (1697-1701 - la Transilvania occupa oggi 41,5% dal territorio della Romania). Queste comunità ecclesiastiche, originariamente ortodosse, cambiarono giurisdizione, ed ora sono chiamate Chiese Cattoliche di Rito Orientale (o greco-cattoliche).
In seguito, purtroppo, l’orientamento filo-occidentale e la comunione con la Santa Sede di Roma, nel 1948 - cioè subito dopo la seconda guerra mondiale - spinse il regime comunista a muoversi verso la soppressione di queste chiese cattoliche orientali. Cosicché, tra il 1948 ed il 1989, la Chiesa Romena Unita con Roma fu costretta ad andare nelle catacombe: vescovi, sacerdoti e anche semplici fedeli furono imprigionati ed uccisi; i luoghi di culto e le loro proprietà confiscati. Quale fu il risultato? Dei 12 vescovi, nessuno ha abiurato la fede cattolica, pur avendo sofferto per lunghi anni la detenzione. Sette di questi 12 vescovi sono morti in carcere. Più di 350 sacerdoti e tantissimi laici subirono le stesse condizioni e non si sa dove furono sepolti. Questi santi martiri romeni del 20° secolo morivano di fame o di sete, di stenti, nei lager comunisti e nel freddo rigido del loro paese, senza alcuna assistenza medica. I loro carnefici li picchiavano e strappavano loro la barba, ed essi offrivano i loro sacrifici per amore di Cristo. Sono storie conosciute e recentemente raccontate in una pubblicazione tradotta in italiano dal titolo “Catene e terrore”, che verrà presentata il 14 aprile a Villafranca nella chiesa dei frati Cappuccini.
Il Vangelo ci insegna, non solo a vivere in pace con tutti, ma anche a costruire la nostra storia di salvezza attraverso il prossimo. Il nostro rapporto con Dio, non è solo verticale, ma anche orizzontale, cioè si rapporta con il nostro prossimo. Proprio come il principio “dei vasi comunicanti” dimostrato dalla fisica. Non possiamo crescere nel rapporto con Dio, se il rapporto con il prossimo langue. La pagina del giudizio finale, descritta dal Vangelo di Matteo, adotta dei criteri di giudizio molto chiari: «Rispondendo, il Re dirà loro: In verità vi dico, ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a Me».
P. Petrovan Dumitru

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