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Anno: 2020

Evento: Festa della parrocchia Roma Nord e festa dell'Unione del 1859

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La "Festa dei Popoli" a Roma

La "Festa dei Popoli" a Roma

In un bel giorno di Primavera, il 19 Maggio 2013, che, quest’anno è coinciso con la Festa di Pentecoste o della Discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, secondo il rito della Chiesa Cattolica di rito latino, si è avvertita quest’atmosfera di Pentecoste anche in Piazza San Giovanni in Laterano, ove persone da ogni luogo del mondo si sono incontrate per la Festa dei Popoli, quando sotto la luce del sole si potevano vedere vestiti di tutte le tradizioni e sentire canti in tutte le lingue.
Alle 12, è iniziata la Santa e Divina Liturgia, celebrata da Sua Eccellenza Monsignor Matteo Zuppi, Vescovo ausiliare di Roma Centro. I sacerdoti cattolici di rito latino indossavano paramenti rossi, il rosso è il colore del fuoco. Per noi, greco-cattolici romeni ed ucraini il colore dei paramenti era dorato, trovandoci nel periodo della Santa Pasqua ( celebrata il 5 Maggio).
Nella sua omelia, il vescovo Zuppi si è riferito all’unità che abbiamo in tutta la nostra diversità, ossia anche se siamo convenuti da ogni dove, tuttavia non siamo come sulla torre di Babele, e quello che ci unisce è l’amore, ma non solo perché ciascuno di noi è il fratello minore di Cristo. L’amore ci infonde la forza e non permette alla diversità di dividerci. Dobbiamo, però, aiutare anche noi lo Spirito Santo, amandoci come fratelli, ossia amando non solamente quelli che appartengono alla nostra comunità, ma tutti i membri delle altre comunità attorno a noi. Il vescovo ha concluso con l’augurio che il fuoco della Pentecoste arda in ciascuno di noi, ma soprattutto in coloro che hanno grande bisogno di questo, perché la Pentecoste significa il potere dell’amore che dischiude i nostri cuori. La bellezza della Chiesa è riposta proprio nella diversità e la nostra apertura, di uno verso l’altro, fa sì che Roma si trasformi da Babele in Gerusalemme e che sia tanto bella quanto lo è una sposa.
Le risposte, durante la Santa e Divina Liturgia, sono state date in tutte le lingue. La nostra Parrocchia di Flaminia-Euclide, Roma Nord, assieme con gli altri fedeli della parrocchia di padre Daniel Vereş, hanno intonato i canti finali del tropario della Resurrezione Dalla toma oscura, che sono risuonati in tutta la chiesa, hanno cantato anche gli altri romeni che si trovavano in chiesa. Al termine della Santa e Divina Liturgia, è stato celebrato un Ufficio di Requiem sui gradini della parte destra della chiesa ed i cibi sono stati divisi poi tra i fedeli presenti.
Sono seguite poi le agapi di tutte le tradizioni di diverse zone del Paese, di cui, con piacere abbiamo assaggiato tutti. Alle 14,30 è iniziato un programma artistico, in cui la nostra Comunità è entrata alle 16,30. L’ ”Ansamblu de dansuri” di Măgura di Făgăraş ha danzato a Brâu de Făgăraş, Crihalma şi Haţegana di Transilvania ed è stato molto apprezzato da tutti. Danzavano tutti i Romeni che si trovavano in piazza, non solo quelli che erano sul palco, mentre la bandiera romena sventolava al vento, segno della nostra presenza. Eravamo tutti felici di questo giorno, una volta di più perché nel giorno di Pentecoste fu fiondata la Chiesa cristiana e noi ci trovavamo proprio nella chiesa di San Giovanni, la cattedrale di Roma, madre di tutte le Chiese.
Al termine del programma, preparato dai danzatori romeni è arrivato anche il Sindaco di Roma Dottor Gianni Alemanno che ha rivolto parole di ringraziamento a tutti i partecipanti, ma in modo speciale alle comunità romene. Padre Serafim ha ringraziato, in quest’occasione il Sindaco di Roma per le belle parole rivolte ai Romeni.
Le tende della piazza ospitavano tutte le nazionalità. Tra di esse si trovava la tenda della Comunità greco - cattolica romena, in cui c’erano dei cartelloni sulla storia dei Vescovi-martiri della Chiesa greco-cattolica, portati in quest’occasione, dal Collegio Pio Romeno, grazie alla disponibilità del Rettore padre Gabriel Buboi e del Vice-rettore padre Vasile Man.
Ecco alcune informazioni offerte al pubblico sui Servi di Dio Valeriu Traian Frenţiu, Iuliu Hossu, Alexandru Rusu, Ioan Bălan, Ioan Suciu, Vasile Aftenie e Tit Liviu Chinezu, vescovi morti in fama di martiri al tempo del regime comunista negli anni 1950-1970:
il Cardinale Iuliu Hossu (1885-1970), Vescovo di Cluj-Gherla. Fu consacrato vescovo di Gherla nel 1917 e, nell’anno seguente, partecipò all’atto della Grande Unione della Transilvania con la Romania. Grazie all’attenzione particolare che dedicava alla vita cristiana della parrocchie fu chiamato “il vescovo delle visite canoniche”.
Mentre si trovava a Bucarest per il progetto dello Statuto della chiesa Greco-Cattolica, fu arrestato nella notte dal 29. 10. 1948, alle ore 1,30 e condotto nella prigione del Ministero degli Interni, poi nel carcere di Dragoslavele e quindi nel Monastero di Căldăruşani. Rifiutò con forza di passare alla Chiesa Ortodossa o di creare una Chiesa cattolica nazionale. Assieme con gli altri Vescovi, nel mese di maggio del 1950, fu trasferito nel carcere di Sighet. Sopravvisse al regime carcerario e, nel 1955, fu condannato a domicilio coatto nel monastero di Curtea de Argeş. Dal 1956 fino alla data della Sua scomparsa rimase in stato di isolamento nel monastero di Căldăruşani. Al crepuscolo della Sua vita, il 28.04.1969, fu nominato cardinale “in pectore” da parte del Papa Paolo VI. Rifiutò in modo netto e con serenità alla nomina ed alla possibilità dell’esilio per il tempo in cui la Chiesa continuasse ad essere perseguitata. Salì al cielo 28.05.1970, mentre pronunziava la frase: “ La mia battaglia è terminata, la vostra continua.”.
Valeriu Traian Frenţiu (1875-1952), Vescovo di Lugoj, de Oradea Mare ed Amministratore Apostolico di Blaj. Fu Vescovo di Lugoj negli anni 1912-1922, poi fu trasferito come Vescovo di Oradea Mare. Tra il 1941 ed il 1947 fu pure Amministratore apostolico de Blaj.
Destituito dalla funzione di vescovo dalle autorità comuniste, nel Settembre del 1948, fu arrestato alle 1,00 nella notte del 29 Ottobre dello stesso anno per il Santo Padre il Papa di Roma e la Fede cattolica – come tutti gli altri vescovi greco-cattolici, arrestati in ottemperanza al piano del regime comunista di sopprimere la Chiesa Greco-Cattolica. Condotto assieme con gli altri vescovi in diversi monasteri ortodossi, trasformati in carceri, quindi nel carcere di Sighet dove, vecchio ed ammalato, umiliato e trovandosi allo stremo delle sue forze, si spense l’ 11.07.1952, come conseguenza di un rigido e sistematico piano di sterminio. Non fu per lui istruito mai un processo e non fu mai condannato. Fu sepolto segretamente, durante la notte, nel Cimitero dei Poveri del Carcere di Sighet, e non è stato possibile identificare mai la sua tomba.
Tit Liviu Chinezu (1904-1955), Vescovo Ausiliare di Blaj. Fu consacrato vescovo in clandestinità, in gran segreto, mentre si trovava prigioniero con gli altri vescovi nel monastero ortodosso di Căldăruşani. Arrestato nella stessa notte con il Vescovo Aftenie, alle 2,30 del 29.10.1948, sopportò con amore cristiano tutte le privazioni, le umiliazioni e le miserie della vita in carcere, fino al giorno in cui la sua salute fu completamente distrutta e la sua debolezza fisica non gli permise di lasciare la cella per partecipare al programma assieme agli altri detenuti. Morì di malattia e congelato il 15.01.1955 senza che alcuno si curasse di lui, dopo l’agonia in isolamento a Sighet. Fu sepolto nel Cimitero dei Poveri del carcere di Sighet e la sua tomba non può essere identificata neppure oggi.
Vasile Aftenie (1899-1950), Vescovo Ausiliare nel Vicariato di Bucarest. Fu consacrato Vescovo Ausiliare nel Vicariato di Bucarest il 06.06.1940. Il regime comunista lo arrestò il 29.10.1948 alle ore 2,30 e lo condusse in carcere. L’attitudine ferma del Vescovo e la sua resistenza superarono le aspettative e le previsioni dei suoi persecutori. Non accettò il compromesso e rimase saldo nella Fede cattolica e morì, durante l’interrogatorio, nella notte tra il 9 ed il 10 Maggio 1950 nell’ospedale del carcere di Văcăreşti. Fu sepolto nel cimitero cattolico Bellu di Bucarest, dopo una breve cerimonia religiosa, controllata dalla “Secutritate”. Il Vescovo Vasile Aftenie morì per la Fede sotto il regime comunista.
Alexandru Rusu (1884-1963), Vescovo del Maramureş. Chiamato alla guida della nuova eparchia del Maramureş, fu elevato al grado episcopale il 30.01.1931. Nel Marzo del 1946, fu scelto quale Metropolita della Chiesa Greco-Cattolica Romena di Romania, ma non fu riconosciuto dal regime. Destituito dalla funzione di vescovo dal governo comunista, fu arrestato alle ore 6,00 del 29.10.1948 e condotto a Dragoslavele, poi nel Monastero di Căldăruşani e, nel mese di Maggio 1950, nel carcere di Sighet. Sopravvisse al regime di sterminio del sistema di detenzione.
Fu poi trasferito nel Monastero di Curtea de Argeş laddove, assieme agli altri due Vescovi sopravvissuti, scrisse delle petizioni al governo per la libertà della Chiesa Greco-Cattolica. Considerato come molto pericoloso fu isolato nel monastero di Cocoş [Gallo], poi arrestato e, nel 1957, condannato al carcere vita dal Tribunale Militare di Cluj; fu l’unico Vescovo greco-cattolico giudicato e condannato. Si spense il 9.05.1963 nel durissimo carcere di Gherla. Fu sepolto senza alcuna cerimonia religiosa nel cimitero di Gherla, accanto ad altri detenuti ivi morti
Ioan Bălan (1880-1959), Vescovo di Lugoj. Dopo l’ordinazione sacerdotale, rivestì diverse funzioni ecclesiali a Bucarest ed a Blaj e divenne Rettore dell’Accademia di Teologia. Fu delegato dalla Commissione del Vaticano per la redazione del Codice di Diritto canonico delle Chiese Orientali. Fu nominato Vescovo di Lugoj ed ascese al soglio episcopale nel Novembre del 1936. Rifiutando di passare alla Chiesa Ortodossa, fu arrestato nel pomeriggio del 29.10.1948 e condotto a Dragoslavele, poi nel Monastero di Căldăruşani e, nel mese di Maggio del 1959, nel carcere di Sighet. Sopravvisse al regime di sterminio del carcere e, nel 1955, dopo una breve “pausa” di “recupero” all’ospedale Floreasca, fu trasferito nel Monastero di Curtea de Argeş.
Contribuì, con gli altri due Vescovi sopravvissuti alla redazione ed all’invio alle autorità politiche ed all’opinione pubblica di petizioni perché fossero concessi i diritti spettanti alla Chiesa Greco-Cattolica. Come pena, i tre Vescovi furono separati e trasferiti in tre località diverse.
Il Vescovo I. Bălan fu isolato nel Monastero di Cirogârla, nei pressi di Bucurest. In questo nuovo luogo, dove si trovava a domicilio forzato, resistette a tutte le insidie della “Securitate” e rimase risoluto nella sua posizione di vescovo greco-cattolico. Si spense il 4 Agosto 1959.
Ioan Suciu (1907-1953), Vescovo Ausiliare di Oradea Mare, Amministratore Apostolico di Blaj, dopo gli studi a Roma e la sua ordinazione sacerdotale, nel 1931, fece ritorno a Blaj, ove insegnò all’Accademia di teologia e si affermò quale uno dei maggiori oratori della Chiesa e come “apostolo dei giovani”. Nominato Vescovo Ausiliare di Oradea Mare, fu elevato al seggio di quell’Eparchia il 20.07.1940, quindi, nel 1947, fu nominato Amministratore Apostolico di Blaj. Il 27.10.1948 alle ore 15,00 fu arrestato condotto dapprima nella sede della “Securitate” di Sibiu e poi nel carcere del Ministero degli Interni. Egli portò la Croce delle sue sofferenze con dignità anche nel carcere di Sighet, dal Maggio 1950 sino alle ore 0,40 del 27.06.1953, quando dette la sua vita al Signore. Fu sepolto in gran segreto nel Cimitero del carcere di Sighet, ma la sua tomba non può essere identificata.
Persone di diverse nazionalità si sono soffermate curiose per leggere [i cartelloni], siccome il testo era scritto in italiano, e quindi accessibile a tutti, chiedendo altre informazioni.
Furono anche distribuiti gratuitamente pieghevoli informativi in lingua italiana concernenti i Martiri della nostra Chiesa, come pure segnalibri in romeno con la preghiera perché Essi siano beatificati.
          
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
P. Serafim VESCAN Iulian

 

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