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Evento: “La più bella giornata delle mie vacanze”

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Le storie della Bibbia raccontate dalle icone. Benedizione dell'iconostasi nella chiesa rumena di Bolzano

Le storie della Bibbia raccontate dalle icone. Benedizione dell'iconostasi nella chiesa rumena di Bolzano

Domenica prossima, 10 novembre, sarà una giornata di grande festa per la comunità romena presente a Bolzano.
Nella chiesa di San Pio X, infatti, il vescovo di Maramureş, Vasile Bisau e quello di Bolzano-Bressanone Ivo Muser, benediranno l’iconostasi bizantina che accompagnerà le celebrazioni eucaristiche della comunità.
Cinque pannelli mobili, 49 icone per una struttura larga circa 7 metri e alta 2,70.
Questi i numeri dell’iconostasi che con i loro risparmi la comunità romena e il suo sacerdote, don Marius Visovan, hanno fatto realizzare in Romania. Due anni e mezzo di lavoro sono stati necessari per portare alla luce una vera e propria opera d’arte, espressione del rito greco-cattolico. A realizzare l’iconostasi sono stati due artisti della provincia di Maramures, da dove viene don Visovan. Si tratta del pittore Aurel e dello scultore Dunca.
Entrambi professionisti che da anni metto la loro arte al servizio della Chiesa. Le icone, montate su pannelli intagliati di legno di quercia, sono arrivate a Bolzano in tre viaggi. A portarle dalla Romania al capoluogo altoatesino è stato un romeno che fa la spola con un pullmino tra la Romania e l’Italia. Ad accompagnare le opere un lasciapassare del vescovo di Maramures, che ha favorito il passaggio delle icone alle frontiere. Domenica pomeriggio la festa inizierà alle 17 con la benedizione dell’iconostasi. Seguirà la s. messa in rito greco-cattolico.
          
Una cinquantina di icone per raccontare attraverso immagini e simboli le storie della Bibbia ai fedeli.
È questa, in estrema sintesi, un’iconostasi, struttura artistica che si incontra in tutte le chiese di rito orientale. Da domenica prossima, anche la comunità romena, presente a Bolzano da oltre dieci anni, avrà la sua. Sarà benedetta nella chiesa di San Pio X dal vescovo di Maramures mons. Vasile Bisau e da quello di Bolzano-Bressanone mons. Ivo Muser.
A partire dalla prossima settimana, poi, sarà utilizzata per accompagnare le celebrazioni liturgiche settimanali che vedono la comunità romena riunita nella cappella della chiesa parrocchiale di via Resia.
L’opera d’arte e di spiritualità che sarà benedetta domenica prossima è il frutto della maestria del pittore romeno Aurel e dello scultore Dunca (entrambi della provincia di Maramures) e del sacrificio e dei risparmi della comunità romena presente a Bolzano e di don Marius Visovan, che dal 2004 la segue pastoralmente, dividendosi tra l’impiego alle acciaierie Valbruna e gli impegni familiari di marito e padre.
Sono stati necessari due anni e mezzo di lavoro per dare alla luce quest’opera d’arte e di fede lunga circa 7 metri e alta 2,70, disposta su cinque pannelli mobili intagliati in legno di quercia. Lo stesso legno su cui sono state scritte le icone. I pannelli e le icone (49 in tutto) sono state realizzate in Romania, nella provincia di Maramures, che ha dato i natali a don Visovan e che molti bolzanini conoscono perché vi opera suor Bianca Santori.
Dalla Romania sono arrivati nelle settimane scorse in tre viaggi, a bordo di un pullmino, accompagnati da un lasciapassare dal vescovo Vasile Bisau, grazie al quale è stato possibile snellire le procedure alle frontiere. A portarle nel capoluogo altoatesino un romeno che cura i collegamenti tra la Romania e l’Italia e che offre la possibilità a chi attualmente lavora in Italia di fare ritorno nella sua patria (e viceversa).
I pannelli mobili e le icone andranno a costituire quella parete decorativa che nelle chiese di rito orientale divide il naos dal presbiterio, lo spazio dedicato al celebrante da quello riservato al popolo.
Le icone sono generalmente disposte in ordine gerarchico che interpreta al formula centrale della teologia bizantina.
Il dogma della Trinità si afferma simbolicamente attraverso la tripartizione della struttura e nella disposizione iconografica distribuita nei tre registri. L’iconostasi, così come noi oggi la conosciamo, è il risultato finale, fissato in forma canonica, di quel lungo processo evolutivo delle diverse soluzioni architettoniche nelle quali prese forma il divisorio del bema, la cui origine si può far risalire al periodo precristiano, nel Sancta Sanctorum ebraico. In epoca paleocristiana, il presbiterio era separato dalla navata tramite una barriera bassa (recinto presbiteriale) in marmo oppure da un divisorio alto a schema porticato, sempre in marmo. Mentre in Occidente prevalsero i divisori del primo tipo (che incontriamo ad esempio in diverse chiese italiane), a Bisanzio venne preferito e infine si impose, quello alto. Quattro le icone principali: Gesù, Maria, Giovanni Battista (il precursore) e i santi Pietro e Paolo (padri della Chiesa). A destra delle porte sante (poste al centro dell’iconostasi) c’è una grande icona del Salvatore, a sinistra l’icona della Madre di Dio con il Bambino in braccio. Sulla porta settentrionale e meridionale gli arcangeli Gabriele e Michele. A destra si trova l’immagine di Giovanni Battista, che ha battezzato il Signore, a sinistra un’icona della Madre di Dio, rappresentata a statura intera, ritratta a guardare verso sinistra e recante un rotolo in mano. A destra e a sinistra di queste icone ci sono le immagini degli angeli, dei profeti e dei santi più conosciuti, che mostrano con la loro vita la Chiesa di Cristo.
Quella di domenica sarà una festa particolare. Al termine della cerimonia di benedizione, infatti, verrà celebrata la s.messa di San Giovanni Crisostomo secondo il rito orientale greco cattolico. Ad accompagnare la liturgia eucaristica sarà il coro della comunità romena di Monaco.
Al termine della celebrazione è stata organizzata una castagnata, durante la quale la comunità romena presenterà uno spaccato della sua cultura attraverso le danze di un gruppo di danzatori in abiti tipici della provincia romena di Maramures e i canti di alcune cantanti romene.
Un’occasione questa per conoscere più da vicino la cultura, la storia e le tradizioni religiose di una comunità che è presente nel capoluogo altoatesino da oltre un decennio.
I. A.

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