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Anno: 2018

Evento: “La più bella giornata delle mie vacanze”

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Pellegrinaggio alla Basilica di S. Antonio a Padova della Parrocchia romena Falminia-Euclide Roma Nord

Pellegrinaggio alla Basilica di S. Antonio a Padova della Parrocchia romena Falminia-Euclide Roma Nord

Ogni anno, il mese di marzo nella città di Padova si organizza un pellegrinaggio delle Comunità Romene Unite con Roma d’Italia. La Comunità romena parrocchiale di Roma Nord assieme al parroco padre Serafim hanno desiderato moltissimo di partecipare al pellegrinaggio annuale a Sant’Antonio di Padova, il patrono di questa città volendo partecipare alla Divina Liturgia solenne dedicata al Santo.
Sabato 29 Marzo, di sera, si lascia la Città Eterna, dove in piazza Flaminio, più di settanta fedeli salgono nel torpedone e partono alla volta di Padova. La Benedizione viene impartita dai padri Serafim e Daniel Vereş, presente lui pure, anche quest’anno con tredici persone della Chiesa delle Coppelle. I sacerdoti celebrano il Vespero, le risposte vengono date dal diacono p. Dan Piţuc e da due teologi del Pontificio Collegio Pio Romeno e si continua poi con la “Paraklesis” della Madre del Signore e poi si intonano canti religiosi.
Domenica 30.03.2014 ci troviamo, secondo il calendario liturgico, nella Domenica IV di Quaresima, tempo di preghiera e di riconciliazione dell’uomo con Dio, invito che il Creatore ci rivolge attraverso i sacerdoti della nostra Chiesa Unita che, sin dall’inizio della Quaresima, ci hanno spiegato, molte volte, il significato e l’importanza del digiuno della Confessione e della Santa Comunione.
Con l’aiuto di Dio, all’alba di Domenica 30 Marzo, giungiamo a Camposampiero, località in cui è stata innalzata una chiesa nel luogo in cui Sant’Antonio ebbe la rivelazione con il Bambino Gesù in braccio.
Dobbiamo qui dare una spiegazione: Sant’Antonio si trovava come missionario a Camposampiero, ed il conte, signore di quella zona l’ospitò nel suo castello. Mentre pregava, il Santo si riempì di luce, ed il conte, incuriosito, desiderando sapere da dove venisse quella luce, entrò nella stanza del Santo e lo trovò sfolgorante con il Bambino Gesù in braccio, mentre dialogava con Lui. Il conte riferì questo miracolo, ecco perché le immagini che abbelliscono le nostre case in cui siamo vissuti, come quelle dei nostri nonni immagini che ancora oggi si trovano nelle nostre case, per noi che le abbiamo ereditate, hanno un grande valore. Giunti in questa città, visitiamo la chiesa, mentre i nostri sacerdoti si preparano alla celebrazione della Santa Liturgia alle sette del mattino. La divina Liturgia si svolge in un’atmosfera eccezionale, i fedeli rispondono come si conviene e chiedono le grazie che non tardano a farsi sentire. Dopo la celebrazione, saliamo nuovamente in corriera e ci dirigiamo verso Padova. Alle ore nove circa, arriviamo alla Basilica del Santo, dove le signore hanno organizzato un requiem in ricordo delle anime di quelli che riposano nel Signore, anime il cui ricordo è vivo nei nostri cuori. Padre Serafim recita la preghiera del requiem e benedice il cibo preparato. Tutti partecipiamo a quest’agape fraterna e, quindi, visitiamo la grandiosa Basilica che contiene numerosi altari, la tomba del Santo e diverse reliquie tra cui la lingua incorrotta di Sant’Antonio.
Abbiamo avvertito una pace divina, abbiamo sentito, in questo luogo uno stato soave che le nostre parole non possono esprimere.
Sant’Antonio di Padova è conosciuto in tutto il mondo e, per questo, è chiamato il Santo universale”.
Nacque in Portogallo a Lisbona il 15.08 1195 da una nobile famiglia; i genitori che erano dei buoni cristiani avevano trasmesso anche al figlio i valori della religione. Sin da giovane abbracciò la vita religiosa e, in qualità di missionario, andò in Francia ed in Italia dove entrò nell’Ordine dei francescani. A Padova giunse alla fine della sua vita e morì giovane a soli 36 anni, nel 1231, il 13 Giugno, giorno che a lui dedica il calendario cattolico di rito latino. Grazie alle sue virtù, Il Signore lo dotò di molti doni: quello della bilocazione, dell’eloquio nelle omelie, della visione non solo del Bambino Gesù, ma anche della Santissima Madre di Dio, e prova della sua santità è la sua lingua incorrotta, come si è detto anche sopra. Essa è serbata in un reliquiario di oro nella Basilica dal 1263, e può essere vista anche oggi dai pellegrini. Il grande numero di miracoli ottenuti per sua intercessione sia nel tempo delle sua vita sia dopo la sua morte, gli hanno dato la grande fama di taumaturgo. Ma egli fu, prima di tutto, un grande predicatore, tanto da essere proclamato “Dottore” della Chiesa Cattolica.
Alle 12.15, i fedeli romeni convenuti da tutta l’Italia, si trovavano nella Basilica per partecipare alla Liturgia pontificale in lingua romena, che è stata celebrata da Sua Eccellenza Mons. Virgil Bercea, Eparca di Oradea, assieme al rettore del Collegio “Pio Romeno” di Roma, padre Gabriel Buboi, a padre Ioan Pop, Coordinatore nazionale delle Comunità Greco-cattoliche d’Italia, con i sacerdoti parroci delle Comunità Romene Unite con Roma d’Italia.
Per noi di Roma è un grande onore ed una grande gioia vedere padre Serafim tra i concelebranti. Dopo il saluto di benvenuto, Sua Eccellenza mons. Virgil Bercea, concede la fascia rossa a padre Ioan Pop e la Croce pettorale ad altri quattro sacerdoti: p. Cătălin Pop, p. Horea Costinaş, p. Aetius Pop, şi p. Mihai David. Ha inizio la Santa e Divina Liturgia nella Basilica di Sant’Antonio, con le preghiere che elevano lo spirito e le grazie che si riversano su di noi, ci liberano e rendono più leggeri i nostri spiriti, appesantiti da numerose preoccupazioni e necessità, che noi romeni emigranti ben conosciamo. Dopo la proclamazione del Santo Vangelo, il vescovo Virgil Bercea inizia l’omelia, al termine della quale vuole salutarci una volta ancora nonché ringraziarci per la nostra presenza, nel modo in cui solo Sua Eccellenza sa fare, sottolineando il rispetto che lui ha per il “nostro coraggio di Romeni di prendere in mano il nostro destino” e “di andare in un altro Paese per un posto di lavoro pagato meglio ed un livello di vita migliore”, Nel contempo sottolinea che i Romeni hanno serbato la fede atavica. La Santa Liturgia continua normalmente giungendo al rito della Santa Comunione: cui i fedeli partecipano in grande numero, ringraziando una volta ancora Dio per il sacrificio di Suo Figlio che, ancora una volta, è disceso sul Santo Altare e nei nostri cuori. La Santa e Divina Liturgia si è conclusa con la benedizione episcopale. Sua Eccellenza mons. Virgil Bercea ha quindi percorso con una certa difficoltà il corridoio della Basilica, per raggiungere la sacrestia, in quanto i fedeli lo avevano attorniato chiedendogli una benedizione particolare, manifestando la loro gioia di averlo tra di loro.
Ringraziamo Sua Eccellenza per essere stato presente tra noi e per la preghiera innalzata per noi Romeni emigranti. Lo aspettiamo tra di noi ogni volta in cui avrà la possibilità di venire a Roma.
Ci congediamo da Sant’Antonio, con la richiesta che le nostre richieste siano state ascoltate e saliamo in corriera per partire alla volta di Roma. Si riprende la preghiera in corriera con la recita del Santo Rosario e la Via Crucis, preghiera specifica della Santa e Grande Quaresima, percorrendo con la nostra mente la via di Gesù dal momento della condanna sino alla sepoltura. Alcune fedeli intonano canti religiosi. Giunti a Roma, ciascuno si dirige verso la propria casa, con il ricordo di un pellegrinaggio straordinario ed indimenticabile, così come indimenticabili sono i miracoli del Santo Antonio che risponde con il suo aiuto alle nostre richieste, miracoli che ha continuato a fare fino ai nostri giorni.
Desidererei precisare che l’organizzazione e il buono svolgimento del pellegrinaggio sono merito di padre Serafim Vescan Iulian, nostro parroco, che ringraziamo per tutto quello che fa per noi.
          
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
Simona Pop

 

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