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Anno: 2017

Evento: La parrocchia Roma Nord in pellegrinaggio presso il Santuario del Santo Padre Pio a San Giovanni Rotondo

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“Verbum Domini”: accogliere la Parola di Dio per annunciarla a chi non crede

Con un occhio ai popoli che ancora non conoscono il Vangelo (missione ad gentes) e uno ai popoli secolarizzati post-cristiani, Benedetto XVI ha fatto pubblicare ieri l’esortazione apostolica Verbum Domini (La Parola del Signore), a due anni dal Sinodo dei vescovi dedicato a “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”.
Secondo alcuni analisti, il poderoso volume (quasi 200 pagine) è il più importante documento della Chiesa sulle Sacre Scritture, dopo la Dei Verbum del Concilio Vaticano II. In esso si percepisce la mano ferma, semplice e profonda del teologo Ratzinger, che ha prodotto non un documento burocratico, ma un vero e proprio libro di meditazione, uno strumento che potrebbe rinnovare la vita dei cristiani a partire da una maggiore familiarità, conoscenza, lettura e preghiera della bibbia. In alcuni punti vi sono perfino suggerimenti su come attuare questa meditazione (lectio divina, nn. 86-87), come preparare un’omelia (n. 59), come valorizzare il silenzio (n. 66).
Sebbene diffuso l’11 novembre, il documento è datato 30 settembre, memoria di san Gerolamo, studioso e traduttore della bibbia in latino (Vulgata), abbondantemente citato dal papa per la sua fede nello stretto legame fra la Parola di Dio scritta e il Corpo di Cristo eucaristico.
Benedetto XVI, prendendo come riferimento il Prologo del vangelo di Giovanni (“Il Verbo si è fatto carne”), suddivide la Verbum Domini in tre sezioni.
La prima, dal titolo “Verbum Dei”, mette in risalto la dimensione trinitaria della rivelazione cristiana, sottolineando che il Dio cristiano ha usato “parole umane” per comunicarsi agli uomini; che la Parola di Dio non è “una parola scritta e muta”, ma quella del Dio fatto uomo. Vi sono anche pagine sublimi sulla Parola di Dio che si comunica nell’universo creato, che fondano insieme la profonda bellezza e dignità di tutto ciò che esiste e la grande sete di assoluto che esiste nel cuore degli uomini (v. nn 8-10).
Si passa poi alla “novità inaudita e umanamente inconcepibile”: della Parola di Dio divenuta un uomo, Gesù Cristo, che comunica con la sua vita la stessa vita di Dio, fino al “silenzio della croce” e alla resurrezione.
Contro ogni riduzione mitica, il papa afferma che la parola di Dio è “una Persona” e contro ogni riduzione privatista afferma che la parola di Dio si può comprendere solo all’interno della tradizione vivente della Chiesa. Per questo egli mette in guardia contro due pericoli nel leggere le Scritture: quello del secolarismo, che vede nella bibbia solo dei documenti storici del passato, senza alcun legame col presente; quella del fondamentalismo fideista – praticato da diverse sette protestanti – che rischia il letteralismo senza l’uso della ragione (v. nn. 34-36).
A modelli per una lettura feconda della parola di Dio (e una sana interpretazione), il papa elenca diversi santi, fra cui Teresa di Gesù Bambino, Teresa di Calcutta, i martiri del nazismo e del comunismo (v. n. 48).
La seconda sezione, “Verbum in Ecclesia”, spiega la vitalità della Parola di Dio nella vita della Chiesa, sottolineando l’importanza della liturgia della parola, dell’eucarestia, della preghiera dei salmi, della meditazione, del silenzio come modalità di incontro fra ciò che Dio dice all’uomo e ciò che l’uomo dice a Dio. Benedetto XVI non manca di dare suggerimenti sui canti (recuperando il gregoriano), sull’architettura delle chiese, la struttura dell’altare e dell’ambone, sui modi in cui vanno preparate le omelie. L’onore alla Parola di Dio va ottenuto anche facendola conoscere, studiare e amare da parte dei fedeli e di tutte le vocazioni nella Chiesa, consacrati e sposati.
Benedetto XVI suggerisce preghiere come il rosario, l’Angelus, le preghiere orientali come l’Akathistos e la Paraklesis, che aiutano a meditare i misteri della vita di Cristo (n. 88) e dà ampio spazio al valore ai pellegrinaggi in Terra Santa, i luoghi dove Gesù è vissuto. Assieme ai padri sinodali, egli ringrazia i cristiani di quella terra, sottoposti a enormi difficoltà, e definisce la Terra Santa “il quinto Vangelo” (n. 89).
La terza sezione, “Verbum Mundo”, mette in luce l’ampio ventaglio della missione dei cristiani, “destinatari”, ma anche “annunciatori” della Parola di Dio: avendo parte alla salvezza e alla speranza offerta da Cristo, essi diffondono con la parola e la testimonianza il “Logos della Speranza”: “Non possiamo tenere per noi le parole di vita eterna che ci sono date nell’incontro con Cristo: esse sono per tutti, per ogni uomo. Ogni persona del nostro tempo, lo sappia oppure no, ha bisogno di questo annuncio” (v. n. 91).
Il papa sottolinea che la Parola di Dio è “dirompente” e non soltanto “consolatoria” (n. 93); che la missione implica un annuncio esplicito, non solo un “suggerire al mondo valori condivisi” (n. 98).
Benedetto XVI ringrazia “i cristiani che non si arrendono davanti agli ostacoli e alle persecuzioni a causa del Vangelo”, soprattutto in Asia e in Africa e chiede a tutti di alzare la voce “perché i governi delle nazioni garantiscano a tutti libertà di coscienza e di religione” (n. 98).
Egli chiede anche un maggiore impegno dei fedeli nella testimonianza verso quelle nazioni, “un tempo ricche di fede”, che “vanno smarrendo la propria identità, sotto l’influenza di una cultura secolarizzata” (n. 96-97).
Vicino al tema dell’annuncio, vi sono pagine dedicate al dialogo colle diverse religioni: ebraismo, islam, induismo, religioni tradizionali e confucianesimo. Nella prima parte il pontefice aveva già sottolineato l’importanza della lettura ebraica dell’Antico Testamento e il riconoscimento “dell’autorità delle sacre Scritture del popolo ebraico” (n. 40); anche qui il papa valorizza il rapporto stretto fra cristianesimo e ebraismo (n. 117). A differenza di quanto alcuni media hanno sottolineato, Benedetto XVI non condanna il rapporto con l’islam, ma lo valorizza e chiede ai membri di tutte le religioni di lavorare per garantire “un autentico rispetto per ogni persona, perché possa aderire liberamente alla propria religione” (n. 120).
Gli ultimi paragrafi sono un appello ai cristiani a lanciarsi nella missione ad gentes e nella “nuova evangelizzazione”, dove il Vangelo “soffre l’indifferenza” e un invito a chi non è cristiano, o si è allontanato dalla Chiesa o dalla fede, ai quali il Signore dice. “Ecco sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap. 3,20) (n. 124).
Per il testo integrale dell’Esortazione apostolica, clicca qui:
Bernardo Cervellera

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