Română | Italiano
HomeNotizie20157 Gennaio: Il nuovo calendario delle comunità greco-cattoliche d'Italia
Archivio foto
Anno: 2019 » Evento: ll Sacramento dell'Unzione degli ammalati nella Parrocchia Araceli di Vicenza » Titolo: 11561.jpg

Anno: 2019

Evento: ll Sacramento dell'Unzione degli ammalati nella Parrocchia Araceli di Vicenza

Titolo: 11561.jpg

Notizie

Il nuovo calendario delle comunità greco-cattoliche d'Italia

Il nuovo calendario delle comunità greco-cattoliche d'Italia

Anche quest’anno per iniziativa dei decanati romeni d’Italia e grazie all’impegno di P. dott. Raimondo Rudolf Salanschi e del prof. dott. Giuseppe Munarini, che ha rivisto il testo in italiano, è a disposizione dei nostri fedeli e dei nostri amici il Calendario bizantino per l’anno del Signore 2015.
Un altro anno è alle nostre spalle, uno si sta affacciando, portando con sé speranze e giorni a noi sconosciuti. Il calendario che ci accompagnerà è anche quest’anno bilingue, romeno ed italiano, per permettere agli italofoni di capire le indicazioni indispensabili del rito bizantino.
In italiano, per le comunità cattoliche di rito bizantino, non esistono siffatti calendari, se prescindiamo da quello dell’Abazia di Grottaferrata dei Padri Basiliani d’Italia, nei pressi di Roma, antica perla orientale incastonata nella Tiara Pontificia, che però presenta le feste mobili, legate alla Santa Pasqua, secondo il calendario gregoriano, mentre noi presentiamo queste ultime, secondo il calendario giuliano, e per le feste fisse, seguiamo il calendario gregoriano, come i nostri fratelli ortodossi romeni e greci, che hanno accettato la riforma del calendario negli anni ’20 del secolo scorso.
Il nostro calendario presenta anche quest’anno nella parte superiore le icone, quelle del 2015 sono opera del maestro Liviu Dumitrescu. Ogni mese presenta l’icona della festa principale celebrata: così in gennaio ecco l’immagine austera di San Giovanni Battista, colui che battezzò Gesù nel fiume Giordano, nel mese di febbraio l’icona della Presentazione al tempio di Gesù tra le braccia del giusto Simeone, in marzo si possono ammirare l’Arcangelo Gabriele e la SS.ma. Vergine: il messo divino si recò infatti dalla Madre di Dio per annunziarle che sarebbe divenuta Madre di Colui che prese il corpo umano da lei, per salire poi sulla croce e morire come schiavo per noi. Nel mese di aprile vediamo Gesù che fa risuscitare i defunti grazie alla Sua preziosa Risurrezione che avrebbe cambiato la storia del mondo ed anche lo stato dei giusti che ancora si ritrovavano all’Ade. Pasqua è la “Festa delle Feste” quella per cui dovremmo rallegrarci anche nel dolore. Quest’anno si celebra nella nostra Chiesa il 12 aprile, mentre nella Chiesa latina, nella Chiesa italo-albanese e nel Monastero Esarchico di Grottaferrata, come in alcune diocesi nostre degli Stati Uniti e del Canadà una settimana prima. Ma che importanza ha la differenza di calendario? Importante è avvicinarci al mistero, seguirlo, entrare in comunione con la Chiesa del Cielo e con quella di questa terra.
Nel mese di maggio ecco apparirci la conosciuta icona della Pentecoste. Ogni icona è, come nello scorso anno, circondata da una serie di foto che rispecchiano la vita delle comunità romene unite con Roma, greco-cattoliche: gli avvenimenti più significativi, i volti noti appaiono, rammentandoci i momenti lieti vissuti assieme all’ombra della Chiesa o addirittura nel suo seno.
Le icone si susseguono, una per mese, e ci presentano i Santi Pietro e Paolo, in giugno, San Demetrio in Ottobre e così via sino alla dolce icona del Natale che è l’ultima dell’anno solare, ma non di quello liturgico che, nel rito bizantino, termina il 31 agosto.
Le indicazioni liturgiche sono preziose ed indispensabili per chi per nascita o per scelta voglia seguire il rito bizantino. Ogni domenica troviamo non solo le indicazioni dell’Apostolo e del Santo Vangelo, ma anche l’indicazione dei toni dei tropari. (vers o glas in romeno). Grazie a questa indicazione troviamo il tropario che si canta o legge durante la Liturgia e, per chi ha buona volontà, durante il Mattutino, il Vespero, le ore canoniche. Ricchi di significato spirituale, i tropari ci immergono nel mistero che si celebra: la Resurrezione innanzi tutto. Essi, grazie ad un alto valore poetico, sono opera di Romano il Melode, di Giovanni Damasceno e di altri grandi Padri e Maestri, ci introducono anche nella Bibbia o nella vita del santo celebrato, facendo riferimento a fatti o ad avvenimenti che dovrebbero servire da paradigma per i nostri giorni avvenire, anche per correggere le nostre azioni, per purificare le nostre intenzioni.
Come purificazione la Chiesa ci propone il digiuno e l’astinenza, che ci aiutano ad ascendere il monte di Gerusalemme, della Gerusalemme celeste, bella come ci appare nell’Apocalisse.
Ed anche i giorni di digiuno (in romeno post) vengono puntualmente indicati, secondo la nostra tradizione.
In questi giorni, come indicato nella pagina introduttiva, si osserva giustamente quali siano i giorni in cui non si possono celebrare matrimoni: non ha senso, infatti, celebrare il digiuno e poi gioire, perché il digiuno dovrebbe essere una gioia in sé, ma è caratterizzato da una “radiosa tristezza”, come affermava un celebre teologo ortodosso.
Una scelta che è stata fatta dal redattore del nostro calendario e dai suoi collaboratori, in sintonia con gli altri sacerdoti: nel nostro calendario, come negli scorsi anni, sono ricordati anche i grandi santi della Chiesa di rito latino: così il 31 gennaio appare San Giovanni Bosco, il 13 giugno Sant’Antonio di Padova, il 4 ottobre San Francesco d’Assisi, ma si potrebbero moltiplicare gli esempi.
Come avremmo infatti potuto tralasciare questi grandi maestri, grandi per la loro umiltà prima che per la loro santità, che sono fari per tutti e che tanta venerazione incontrano anche presso coloro che non sono in piena comunione con noi?
Il calendario, quindi, presenta, oltre ai grandi misteri della nostra Salvezza: la Nascita, la Morte e la Resurrezione, la Pentecoste anche coloro che ci hanno preceduto e che, con il loro esempio hanno a noi indicato e continuano ad indicarci la via della salvezza, illuminando il nostro talora erto sentiero.
Si è detto che il Calendario si deve tenere in un posto d’onore della casa, sia per la presenza delle Icone, sia per quello che ci ricorda.
Il Calendario, cattolico o ortodosso che sia, diversamente da quello laico, talora freddo, ci aiuta a rivivere non solo a ricordare. È per questa ragione che nella liturgia, nei tropari sia nel nostro rito sia in altri riti orientali, come l’armeno, è presente spesso la parola “oggi”. Si tratta dell’eterno “oggi” che ci indica che siamo chiamati ad immergerci ed a rivivere il mistero o aspetti della vita della persona santificata, non solo a ricordarla, come vuole il mondo laico.
Prof. Giuseppe Munarini

Per inviare una notizia, si prega di utilizzare questo  formulario.