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Anno: 2019

Evento: La Festa Naţionale della Romania e cinque anni dalla fondazione della Comunità Romena Catt. di rito bizantino

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Lettera Pastorale per la Festa della Risurrezione del Signore

Lettera Pastorale per la Festa della Risurrezione del Signore

„E il Verbo si fece carne ed abitò tra noi”(Gv 1,14)
          
Cari Fedeli,
Partendo dal Prologo del Vangelo di San Giovanni, possiamo dire ancora una volta con tutta fiducia, con una parafrasi che può essere tollerata; „ Il Verbo si fece Croce e venne a morire per noi” Con un rinnovato stupore vediamo che mai è successo qualcosa del genere nella storia: i contrasti si sono pacificati, quello che era inconciliabile è entrato in una stupenda armonia, ossia la vita e la morte, la povertà e la ricchezza, la debolezza e la forza, l’ingiustizia con il perdono, l’impietrirsi del cuore con l’amore, la tristezza con la gioia, il naturale con il sovrannaturale. Questo è il senso profondo e sublime della Croce: Gesù avrebbe dovuto soffrire umanamente, ma non poteva essere sopraffatto dal dolore umano; come ogni mortale, ma non poteva restare morto; doveva rimanere con i suoi, ma non poteva rimanere sempre con loro, come uomo. L’umanità e la divinità si sono incontrate, il finito e l’eternità si abbracciano affinché noi vediamo Gesù morto e risorto. E la Croce sulla quale è conficcata la Vita è la benedizione che colma la „ tensione” e l’abisso tra l’uomo e Dio, che ci conduce alla gloria della Risurrezione.
La Croce ci aiuta a vedere con limpidezza „chi” siamo e che cosa possiamo diventare se amiamo ed onoriamo il Nostro Padre: „ il quale è caparra della nostra eredità … perché percepiate quale sia la speranza cui vi ha chiamati e quale sia la ricchezza della gloria dell’eredità nei santi”. (cfr. Ef 1. 14, 18). (Questo ci dice San Paolo, il quale sapeva che poteva vantarsi che Gesù è “La Via, la verità e la Vita” (cfr. Gal 6,14).
Non possiamo eliminare la Croce dalla nostra vita, né per terrore, né per superbia: essa deve essere ricevuta, accettata e portata sulla via della vita ed al “compimento dei tempi” la croce ci farà guadagnare, in Gesù, la salvezza e la Risurrezione. Guardate attorno a voi, cari fedeli, e vedrete e capirete con gioia il fondamento della Croce! Guardate attorno a Voi e vedete quello che succede in Patria e nel mondo e leggerete profeticamente: “i segni dei tempi”!
Guardate attorno a voi, miei cari fedeli, e credete che, al di là della Croce e della sofferenza il sepolcro è sempre vuoto perché Gesù è La Via, la Verità e la Vita” (Gv 14, 6), Egli è la Risurrezione.
          
Carissimi,
Con la sua Morte e la sua Risurrezione, Cristo rimane nostro contemporaneo per sempre ! È nostro contemporaneo perché l’eternità è entrata nella storia ed ha trasformato il tempo nell’ „ora del Signore” „ Di buon mattino, il primo giorno dopo il Sabato, vennero al sepolcro al levar del sole”. (Mc 16,2), perché era la mattina della Risurrezione, il Padre celeste ha trasformato il tempo della Gloria di Suo Figlio, nell’ora dell’amore che salva noi uomini. Gesù - ricordiamocelo ancora - non ha mai nascosto la missione che doveva compiere “ allora Gesù cominciò a dire apertamente ai Suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. (cfr. Mt 16,21).Ma, all’incontro con Gesù non poteva mancare alcun discepolo: “ l’ora del Signore”li chiamava. Neppure noi possiamo mancare a quest’incontro perché “ l’ora del Signore “ è il tempo della gloria del Signore, è il miracolo della Risurrezione, della nostra gloria, della nostra Risurrezione “è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti.” (Rm 13, 11). L’ora del Signore è l’ora dell’uomo! Così che la Croce rimane per ciascuno, l’ora in cui dobbiamo ascendere nella vita.
          
Cari Fedeli,
La Risurrezione del Signore è avvenuta in un grande silenzio! Avvenne „ quando appariva il giorno, di mattina, il primo giorno della settimana.” (cfr. Mt 28,1; Mc 16,2; Lc 24,1; Gv. 20,1) ma avvenne in segreto, senza testimoni e senza qualcuno che sorvegliasse, nessuno ha registrato, nessuno ha filmato il momento dell’uscita del Signore Gesù Cristo dal sepolcro- e questo non solo perché a quel tempo non c’erano simili tecnologie di documentazione. Un altro è il significato! In realtà, ciò che è avvenuto con Cristo, alla Risurrezione, fu un avvenimento che superò lo spazio ed il tempo, un avvenimento che trascende la terra e le epoche, un avvenimento che supera il cosmo ed esce dal tempo e dalla storia „In principio erat Verbum – In principio era il Verbo” (Gv 1,1)! Esiste un’analogia per quest’avvenimento che troviamo nel libro della Genesi, ossia nella prima creazione: ”In principio erat Deus... dixit Deus- All’inizio c’era Dio... e Dio disse” cfr Gen 1). era un grande silenzio il silenzio più profondo, il silenzio degli inizi. Anche allora, nella creazione del mondo, c’era un grande silenzio, il silenzio più profondo, il silenzio degli inizi. Ed ora, nel momento della Risurrezione del Signore, ad un avvenimento così singolare, nessuno, nessun uomo, avrebbe potuto „ gettare uno sguardo”. Gli occhi dell’uomo di Maria Maddalena, di Pietro e di Giovanni (cfr. Gv Io 20,1-8) poterono vedere solamente il sepolcro vuoto.
Ma vediamo che dopo la Risurrezione, Gesù entra di nuovo nel tempo storico e permette anche a noi uomini di vedere qualcosa della Sua nuova condizione. Nel giardino, Maria Maddalena crede che Egli sia il giardiniere ( Gv 20.15), i discepoli sulla via sulla via di Emmaus, credono che Egli sia straniero ( Lc 24,16-18); quelli del Mare di Tiberiade lo credono uno dei molti pescatori che erano sulla riva del mare (Gv 21,14). Basta però che che lo si chiami come fa Maria–(Gv 20,17) -, un gesto- il frangere del pane (Lc 24, 30) -, un indizio – la moltitudine dei pesci della rete (Gv 21,6) – perché si rendessero conto di chi fosse quello sconosciuto, „fantasma”, è proprio il loro Signore risorto, è Cristo trasfigurato.
La domanda che si pone è: quando abbiamo vissuto noi quel silenzio dell’inizio del secolo? Ci ha aiutato questo silenzio affinché vedessimo il Signore nel giardino o nel mare della nostra vita, nel frangersi dell’esistenza o nel gran numero di prove che attraversiamo? Con Maria Maddalena con Pietro e con gli Apostoli, con Sant’Agostino, credo che possiamo dire anche noi :” Troppo tardi, Ti ho amato, o Signore”.
          
Miei cari,
Cristo risorto, porta sulle mani, ai piedi, e sul costato, i segni delle piaghe. Questo fatto conferma l’identità di Cristo, conferma che il Risorto rimane „Colui che è trafitto” (cfr. Gv 19,37). Proprio le piaghe del Signore attestano la realtà e la veridicità della Sua Risurrezione. Il passato storico di Cristo non è stato e non sarebbe potuto essere vano. Con la Risurrezione dai morti, Cristo tesaurizza il Suo passato storico, lo riassume e lo trasforma nel „ mistero” di colui che è Vivo, in Quello che è onnipresente, nel Cristo Eucaristico. Le piaghe del Signore, presenti nel Suo Corpo glorioso, ci aiutano a capire che l’amore è più potente della morte e delle sofferenze terrene che ha dovuto sopportare. Egli ha dovuto passsare attraverso le sofferenze corporali che ha dovuto sopportare. Egli è passato attraverso le ferite che gli hanno trafitto le mani ed i piedi, attraverso la ferita che Gli ha „trafitto il costato” (cf. Gv 19,34). Queste sono diventate finestre aperte verso Dio e fonti di vita eterna (cfr.Gv 7,37-39), perle di vero amore.
          
Cari fedeli,
La Croce, il sepolcro vuoto, l’ora del Signore ed il silenzio archetipo, le piaghe del Signore e la Risurrezione danno al cristiano la fede e la Speranza, l’amore, la sapienza e la gioia della vita. A coloro che sono lontani da casa, disseminati in Europa o nel mondo intero, auguro che dicano che sono ferite aperte del Signore nel corpo delle loro famiglie, nel corpo della Chiesa e nel corpo della Patria. Siate forti e degni nello stesso tempo del Signore che è risorto da morte, perchè Egli è Colui che vi aiuta a portare queste piaghe che danno la salvezza. Miei cari, ricordatevi sempre: Il Verbo si fece Croce e venne a morire per noi” (Gv 1,14), ma è risorto il terzo giorno! ”Questo è il giorno che ha fatto il Signore, rallegriamoci e gioiamo in esso”. (Sal 117, 24)!
Rimaniamo nella gioia della Risurrezione, con la pace del Signore, portando la traccia delle piaghe, quale sigillo sull’anima, per testimoniare la gioia di essere di Cristo.
          
A tutti ed a tutte Buone Feste!
Cristo è risorto!
          
          
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
+ Virgil BERCEA

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