Română | Italiano
HomeNotizie20157 Aprile: La Pastorale per la Pasqua 2015 di S.E. Card. Lucian, Arcivescovo Maggiore ...
Archivio foto
Anno: 2019 » Evento: La Festa Naţionale della Romania e cinque anni dalla fondazione della Comunità Romena Catt. di rito bizantino » Titolo: 11593.jpg

Anno: 2019

Evento: La Festa Naţionale della Romania e cinque anni dalla fondazione della Comunità Romena Catt. di rito bizantino

Titolo: 11593.jpg

Notizie

La Pastorale per la Pasqua 2015 di S.E. Card. Lucian, Arcivescovo Maggiore della Chiesa Romena Unita

La Pastorale per la Pasqua 2015 di S.E. Card. Lucian, Arcivescovo Maggiore della Chiesa Romena Unita

Lucian Cardinale Mureşan
per Grazia e Misericordia del Buon Dio.
Arcivescovo e Metropolita
dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraş,
Arcivescovo Maggiore
della Chiesa Romena Unita con Roma, Greco-Cattolica,
in piena Comunione di fede
con la Santa sede Apostolica di Roma
          
all’Onorato clero concelebrante,
ai piissimi monaci e monache,
ai cari fedeli greco-cattolici
ed a tutti cristiani che amano Dio
          
Cari fratelli e care sorelle in Cristo,
L’icona della Risurrezione del Signore ci parla attraverso il linguaggio dei colori e dei simboli sul contenuto di Fede della più importante festa dei cristiani: Gesù, Figlio di Dio, uomo vero e Dio vero scende nell’Ade attraverso la Sua passione e la sua morte in Croce, distrugge le porte e quindi il potere del maligno e libera Adamo ed Eva, ossia, in realtà, tutta l’umanità, rifacendo la comunione tra l’uomo e Dio, rotta dal peccato atavico.
Forse noi ci siamo troppo abituati a percepire piuttosto la parte esaltante della Pasqua. È vero che la luce e la pace sono simboli per eccellenza della festa, alla base, però, di questa luce e di questa pace sta una terribile lotta contro il potere delle tenebre, condotta da Gesù. Per noi e per la nostra salvezza, Lo stesso Figlio di Dio morì sulla Croce. È necessario perciò, quando contempliamo la Risurrezione del Signore, e forse ai nostri giorni più che in ogni altro tempo, che prendiamo coscienza dell’enorme forza distruttrice del peccato personale, vero pollone velenoso del peccato atavico. Una forza tanto grande che la via verso la Risurrezione, la via verso la salvezza dal peccato, passa attraverso la Via della Croce e giunge alla crocifissione. Solo guardando al Golgota, possiamo capire il prezzo dei nostri peccati. E capendo l’estremo sacrificio, comprendiamo anche l’esplosione di gioia che ne segue. Perché anche la tradizione delle uova rosse e la tavola ben imbandita, sono belle tradizioni che uniscono le famiglie e gli uomini tra di loro, ma restano ancorate alla realtà cristiana solamente nella misura in cui fanno sì che ci rammentiamo della gioia del rincontro con Dio; in modo che il serafino che custodiva il Giardino dell’Eden ponga di nuovo la spada nel fodero. Ed allora abbiamo proprio il motivo per festeggiare: siamo ricevuti di novo al banchetto del Regno dei Cieli!
Le prime parole rivolte da Gesù ai Discepoli dopo la Risurrezione sono un imperativo della vita cristiana: Rallegratevi! Gesù risorto è la ragione della nostra gioia. Una gioia che inizia con l’annunzio dell’Arcangelo Gabriele in Nazaret, con quel “Rallegrati, piena di grazia!” e si compie assieme alla Risurrezione del Signore. La Madre Santa è la prima creatura che porta nel Suo Cuore la vera fonte della gioia: Gesù, Figlio di Dio. Lo porta e lo dona anche a noi, Suoi figli all’ombra della Croce. Da quel momento la gioia della Mamma diviene la gioia dei figli.
          
Cari fedeli,
la Risurrezione del Signore ci parla della presenza continua di Gesù accanto a noi. In ogni momento, ogni giorno, nelle gioie e nelle sofferenze, fino alla fine della vita. Una presenza che ci arricchisce nella gioia, nella pace, nella speranza interiore. Perché tutto quello che ci terrorizza nel mondo in cui viviamo: le crisi, le catastrofi, le ingiustizie, le malattie, in una parola tutto quello che assapora di morte è vinto da Gesù, Che con la morte, ha sconfitto la morte. Gli uomini possono toglierci tutto, anche la vita, ma non possono toglierci Dio dall’anima. E quando abbiamo Dio abbiamo tutto. Possiamo guardare alla nostra vita con tutte le sue bellezze, come un dono meraviglioso del Cielo, ma, nel contempo, con distacco, sapendo che Colui che dona è maggiore del Suo dono. Vivendo la vita in questo modo, sperimentiamo un esempio luccicante del vero dono, ossia la vita eterna, luogo di perfetta comunione con Dio. Ci sia un buon esempio il monaco imprigionato che non voleva inchinarsi a venerare il re e a cui quest’ultimo disse: «Se non mi veneri porto via tutti i tuoi beni!» Il monaco gli rispose: «Sono povero, non possiedo niente». Il re continuò: « Se non mi veneri, uccido la tua famiglia!» Il monaco gli rispose con una bozza di sorriso: «Vivo da solo nella mia cella». Vedendo che era senza possibilità di successo, il re usò quella che credeva essere la minaccia più terrificante: “Se non mi venererai, ti toglierò la vita!”. L’uomo di Dio gli rispose sereno: «Mi fai un grande bene, perché mi aiuti a fuggire più rapidamente dalle prove di questo mondo, e potrò così incontrarmi con il vero Re»!
Uno dei maestri dell’innografia cristiana, sant’Efrem il Siro, dichiarato Dottore della Chiesa da papa Benedetto XV, nel 1920, canta il mistero pasquale che permette agli uomini una siffatta libertà dinnanzi ai padroni di questo mondo, esaltando il modo in cui attraverso Suo Figlio, Dio, perfezione divina si incontra con l’abisso della povertà umana. Molte volte diciamo solo con la lingua: «Cristo è risorto!», senza interiorizzare il contenuto teologico che si cela al di là delle parole. Leggendo o rileggendo alcune strofe della meravigliosa creazione di Sant’Efrem il Siro, abbiamo l’occasione di vivere in modo più profondo il mistero dinnanzi al quale persino gli Angeli coprono il loro volto, non riuscendo a comprendere la profondità del mistero di umiltà e di amore di Dio per noi tutti:
Colui che sul Monte Sinai faceva impietrire il popolo con la Sua voce,
Non ha aperto la bocca davanti a quelli che lo condannavano.
Si è posato sulla Croce, Colui che siede sul trono dei Cherubini,
Acqua ha chiesto Colui che è fonte d’acqua viva,
Con la fiele hanno abbeverato Colui che a tutti dona il miele della saggezza,
Si è donato a quelli che dovevano avere la vita con la Sua morte,
Come l’agnello dell’Egitto ha liberato proprio quelli che lo sacrificavano,
Gli uomini che crocifiggevano il Suo corpo, ha fatto membri vivi del suo corpo.
È stato avvolto in un panno Colui che con la Sua voce ha tratto Lazzaro dai panni della morte,
In un sepolcro di roccia è stato posto Colui alla cui voce tremano le rocce dei monti.
Tu, Altissimo, Ti sei fatto per noi piccolo bambino,
Tu, Che sempre sei desto, hai dormito per la nostra salvezza,
Tu, vivo per noi sei morto,
Tu, re di tutti, sei stato disprezzato per conferire a noi l’onore dell’inizio.
          
Cari fratelli in Cristo,
La Madre del Signore è sempre accanto a Lui, da Betlemme sino a Gerusalemme. In ogni situazione, di gioia o di dolore, la parola e la promessa di Dio guida i Suoi passi, essendo faro che illumina ed elargisce la speranza. Dinnanzi alla Croce ed al Sepolcro continua a sperare e per quello vede la Resurrezione di Suo Figlio, da Betlemme a Gerusalemme. In gioia infinita si trasforma il dolore, la speranza diviene realtà, e Gesù è ora con Lei per sempre. Nessuno e niente possono separarli. Per questa ragione, la Madre Santa è un vero modello di vita cristiana. Sotto il mantello di Colei che abbiamo ricevuto quale Madre ai piedi della Croce, avanziamo anche noi sui sentieri di questo mondo della Sua ricchezza di fede e di speranza. La luce della Risurrezione che illumina le notti delle nostre sofferenze è sempre difesa da Colei che L’ha portato al mondo, L’ha curato L’ha accompagnato sino alla tomba e al di là di essa. Con una simile Luce e con una simile Madre, le tombe della nostra vita, i luoghi di malattia, sono trasfigurati e diventano luoghi in cui si incontra Colui che ha preso su di Sé i nostri dolori. Il saluto cristiano: “ Cristo è risorto, è veramente risorto!” diviene così una memoria continua della vittoria del Figlio di Dio ed un fondamento della speranza per noi, e attraverso di noi per il nostro prossimo.
Madre Teresa di Calcutta, all’inizio della sua missione, sente sempre l’invito tenero di Gesù: “Vieni, sii la mia luce!” Il Salvatore le dice che ha bisogno di lei per giungere ai bisognosi. Per questa ragione, rivolgo anche a Voi tutti, o fedeli, l’invito di diventare luce di Cristo in questo mondo.
Le parole del sacerdote nella notte della Resurrezione: “Venite e prendete la Luce!” divengano per ciascuno di noi uno stimolo: prendendo la luce diveniamo luce. Che siamo la luce di Cristo per i nostri fratelli e le nostre sorelle, in un mondo che si agita come nei dolori del parto, attendendo Colui che è morto ed è risorto, il Figlio di Dio, il nostro Salvatore, Colui che di nuovo verrà a giudicare i vivi ed i morti e il cui regno non avrà fine!
Assieme a Sua Eccellenza Claudiu, Vescovo di Curia dell’Arcivescovado Maggiore, auguro a tutti Festività pasquali benedette, alla luce di Cristo risorto.
          
Cristo è risorto! È veramente risorto!
† Cardinale Lucian Mureşan
Arcivescovo e Metropolita
Arcivescovo Maggiore
          
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
† Lucian Cardinal Mureşan

Per inviare una notizia, si prega di utilizzare questo  formulario.