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Anno: 2017

Evento: La Divina Liturgia in lingua romena in Vaticano

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Incontro dell’Arcivescovo A. Mattiazzo con i sacerdoti che seguono a Padova i fedeli immigrati

Incontro dell’Arcivescovo A. Mattiazzo con i sacerdoti che seguono a Padova i fedeli immigrati

Mercoledì, 3 novembre, presso la Casa del Clero di Padova, ha avuto luogo un momento importante nel contesto della visita pastorale che l’Arcivescovo Antonio Mattiazzo compie alle comunità etniche presenti nel territorio della Diocesi. Sua Eccellenza ha fatto riunire insieme tutti i sacerdoti, i consacrati e le suore che che prestano la loro attività nei gruppi etnici propri; furono poi presentate le comunità: africana anglofona, africana francofona, latino-americana, filippina, polacca, romena di rito bizantino e di rito latino, ucraina e quella del Sri Lanka.
Il Vescovo Mattiazzo ha parlato dell’importanza che la pastorale degli immigrati ha nel contesto attuale. Innanzitutto, ha posto l’accento conformemente al Vaticano II sull’ecclesiologia della comunione: l’intera Chiesa Cattolica si ritrova nella situazione attuale, in cui migliaia di persone emigrano alla ricerca di mezzi di finanziamento e di una vita più decente, un momento favorevole per testimoniare le proprie convinzioni. Questa emigrazione però rappresenta pure una provocazione, così come una provocazione costituisce anche il mondo che cambia continuamente, cambiamento al quale la Chiesa è chiamata a rispondere in una maniera adeguata. Qualunque fede in Dio deve assolutamente venire “inculturata”, afferma con forza l’Arcivescovo di Padova, essendo necessario che, per le numerose persone che vengono dall’estero ad abitare a Padova, esistano sacerdoti dalla loro stessa nazione, che spieghino il Vangelo nella loro stessa lingua e li fortifichino attraverso i Sacramenti. Sua Eccellenza crede che in questo modo, la Chiesa riviva l’esperienza della Pentecoste, che raduna nello stesso Spirito uomini e donne che parlano lingue differenti, contrariamente all’esperienza della torre Babele in cui, gli uomini tentarono di distinguersi provocando l’imperialismo di una lingua e tentando di azzerare le differenze costruttive che esistevano fra di essi. Il grande sogno che l’Arcivescovo prospetta sarebbe questo: mentre nella società civile esiste ancora reticenza e sfiducia nell’accettazione degli stranieri, la Chiesa di Padova, in seguito all’esperienza con coloro che vengono da altri Paesi e culture, possa offrire un modello di ricezione e di integrazione serena di questi. L’Arcivescovo ha incoraggiato ogni sacerdote che si occupa della pastorale dei propri connazionali, di mettere in gioco tutto il potenziale di forze e di immaginazione per trovare modalità viabili ed attuali per servire il popolo di Dio che si trova in un dato contesto di emigrazione.
Nella seconda parte dell’incontro, l’Arcivescovo volle ascoltare uno ad uno i sacerdoti ed i consacrati ivi presenti. Dimostrando il fatto che conoscesse ognuno col proprio nome, si è interessato non solamente della situazione pastorale, le attività e le provvocazioni che riscontra dal punto di vista della sua comunità, ma anche delle condizioni effettive della vita personale di ogni prete e della sua partecipazione a forme diocesane di formazione permanente.
I due rappresentanti della comunità greco-cattolica romena parlarono di alcune difficoltà concrete, come pure di prospettive future. Il p. Aetius Pop sottolineò il fatto che esiste il rischio dell’assottigliamento del numero della comunità, in virtù del fatto che sempre più romeni hanno difficoltà nel trovare o nel mantenere il lavoro, ragione che porta con sé difficoltà famigliari, nonché anche la prospettiva di andare ad abitare altrove. Allo stesso modo, il p. Aetius ricordò il fatto che numerosi connazionali si rivolgono proprio ai sacerdoti per venire aiutati nella ricerca di posti di lavoro, dovere con cui la Chiesa non si può impegnare. A sua volta, il p. Cristian Sabău parlò dell’iniziativa dell’inizio di una catechesi durante l’Avvento, come risposta concreta ai lineamenti ricevuti durante la visita pastorale del 31 ottobre.
Non sono mancate le sottolineature di alcuni sacerdoti che, trovandosi a Padova dopo aver lavorato per delle comunità etniche in altri Paesi o diocesi dell’Italia, considerano che l’attenzione che la Curia di Padova sta dedicando alla pastorale degli immigrati è inedita, lodevole e ben strutturata.
Dopo quasi vent’anni di visite pastorali presso ogni singola parrocchia dei 40 vicariati di Padova, Sua Eccellenza incontrerà fino agli inizi del mese di gennaio del 2011 tutte le comunità etniche nazionali.
Pr. Cristian Sabău

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