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Anno: 2017

Evento: Pellegrinaggio della comunità di Vicenza a Medjugorje

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Lettera pastorale per Natale di Sua Ecc. Mons. Virgil Bercea

Lettera pastorale per Natale di Sua Ecc. Mons. Virgil Bercea

Cari Fedeli,
“Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3, 20). Il Signore sta presso la porta della nostra anima e bussa. Desidera nascere nei nostri cuori e bussa. Desidera nascere, crescere e vivere sia in noi che accanto a noi, quelli di oggi, cenare assieme a coloro che sono più ospitali, nonché felici di un sì grande miracolo. È una grande tristezza vedere nel mondo in cui viviamo come molto spesso si trovino le porte chiuse, porte ermeticamente incatenate dall’interno, così che nessuno possa entrare: neppure Lui, il Signore Gesù.
„Maria peregrinava/ al fine di trovare un luogo/” dice una delle più belle colinde. Maria assieme a Giuseppe, bussavano alle porte chiuse di Betlemme, ma nessuno li accolse in casa, nessuno li invitò alla cena, così ché fallirono, diremmo noi nella lingua odierna, in una stalla estranea ed umile, ai margini della città, in una periferia. Là e soltanto là si aprì la porta ed i viaggiatori entrarono, trovando un luogo di riposo accanto ad alcuni animali, non a presenze umane. Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, nasce in un luogo privo del fasto baldanzoso della ricchezza, protetto da Sua madre Maria e dal padre Giuseppe, al caldo respiro di alcuni esseri che non parlavano. Là infatti c’era solamente quello che si poteva trovare in una stalla: alcune mucche, pecore, la mangiatoia ed il fieno. Triste fu da una parte questa venuta del Signore al mondo, ma piena di incanto e, soprattutto di speranza, -per la nascita di un Re-Gesù Cristo, Salvatore del Mondo. Era una festa di gioia! Di una letizia di cui gli uomini avrebbero sentito il mistero solo in seguito a segni sovrannaturali a confermare come fosse al di sopra del loro potere di comprensione.
          
Miei cari,
Da poco (l’8 Dicembre 2015), il Santo padre Papa Francesco, ha aperto a Roma la Porta Santa dell’anno giubilare della Misericordia- anche noi ad Oradea, abbiamo aperto una porta, in virtù dell’alto esempio della misericordia divina. Sappiamo molto bene che Dio vuole „misericordia, non sacrifico”, compassione e non olocausti” Dobbiamo sapere, altrettanto, che il sacrificio è unilaterale: va dall’uomo a Dio ed esprime una relazione incompleta, ossia il desiderio dell’uomo di ottenere meriti facendo qualcosa per Dio, per averLo dalla sua parte. Ma la misericordia, la compassione sono il legame completo tra Dio e l’uomo e, nel contempo, tra gli uomini fra di loro. La pietà e la misericordia del Signore significano amore e cura, grazia e guarigione, consolazione e pace che riceviamo in dono, ”perché eterna è la Sua misericordia” (Sal 135). Tutte queste cose presuppongono una risposta adeguata anche da parte nostra, dell’uomo di fede, ossia: amore per Dio nato nella mangiatoia ed amore per il nostro prossimo; fiducia e pazienza, pietà e compassione „fino a settanta volte sette” (Mt 18,22), apprezzamento e misericordia (Mt 18,33), gioia condivisione. Per questo è venuto il Figlio di Dio al mondo, per quello sta Gesù presso la porta e bussa e proprio per questo la nostra gioia è perfetta, perché noi continuiamo a sperare nella misericordia divina „beati i misericordiosi”- e nella salvezza delle anime, „perché... troveranno misericordia”. (Mt 5,7).
          
La domanda che siamo invitati a porci è la seguente: Vediamo Gesù alla porta della nostra vita, ci rendiamo conto che Egli viene di nuovo? Il Signore sta alla porta e bussa. Sì, il Signore ha bussato alla porta di “Clubul Colectiv” di Bucarest e, sempre il Signore, ha bussato alla porta delle anime a Parigi, a Beiruth, in Siria, in Mali ed in tanti altri luoghi messi alla prova in questo grande mondo. Viviamo nel „villaggio globale” (1), nella ”nostra casa comune” (2) tempi turbati e veniamo a sapere quasi tutti gli avvenimenti in tempo reale: gli uomini si muovono verso altri Paesi e terre; le frontiere scompaiono o si costruiscono nuovi muri di separazione; ad ogni passo troviamo insicurezza e cortine invisibili che chiudono gli orizzonti della speranza; le persone anziane sono spesso dimenticate, e i giovani hanno nuove aspettative nonché molti fallimenti... Su tutto ciò, con la luce invincibile, “il Sole che sorge dall’Alto, grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio” (Lc 1,78), viene di nuovo anche a questo Natale, “per illuminare e per ... radrizzare i nostri passi sulla via della pace” (Lc 1, 79) anche se i tempi, le creature e le cose sono cambiate nel mondo ed il male assume volti ed incarnazioni nuove. In questo contesto “vi annunzio una grande gioia” (Lc 2,10) Cristo è amore! Egli viene ad allontanare la paura ed il timore, lo spavento ed il terrore: Egli viene a rappacificare l’uomo con Dio; Egli viene a darci un programma di vita. “Siate misericordiosi, come il Padre vostro dei Cieli è misericordioso” (Lc 6,36), un programma per tutti i giorni e, di fatto, una Via buona per superare le avversioni e i precipizi.
C          ari Fedeli,
Avere un programma di vita significa saper „guardare al passato con gratitudine, vivere il presente con passione ed abbracciare il futuro con speranza” (3). Questo si impara alla scuola della famiglia di Zaccaria e di Elisabetta che „Erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore” (Lc 1,6), come pure alla scuola di quelli che, impavidi, accettano il Verbo (cf. Mt 1,20; Lc 1,38) – Giuseppe e Maria. Tutte queste cose accadono in una periferia, a Betlemme di Giudea. Noi oggi sappiamo che “niente è impossibile a Dio” (Lc 1,37), sappiamo “in Chi abbiamo creduto” e siamo convinti che Egli può “serbare il tesori che ci ha affidato” (Tm 1,12). Fratelli, afferma Papa Francesco, siamo invitati a mostrare al mondo che il Signore nato nella grotta di Betlemme porta gioia, felicità e senso di compimento nei nostri cuori e nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nella nostra Chiesa; siamo chiamati a dar testimonianza con la capacità di scrutare i fatti dei nostri avi, di interpretare il presente, di porre le premesse per il futuro, come le sentinelle che annunziano: “Colui che spunta dall’Alto” (Lc 1,78). I sacerdoti, i monaci e le monache sono il modello di comunione nella Chiesa, ma anche per le nostre famiglie, per i giovani e per quelli che sono più anziani; sono quelli che debbono aprire la “porta” alla chiamata del Signore ed andare da ogni uomo che soffre per annunziare la parola, coloro che devono fare i buoni samaritani e curare ogni ferita, ogni prova e sofferenza; sono coloro che devono recitare una preghiera per le vittime del “Club Colectiv” di Bucarest, di Parigi o di Beiruth, o di Nairobi o della Siria; sono coloro che ascoltano ed infondono coraggio, accarezzano, asciugano una lacrima, o dànno un aiuto. Abbiamo a disposizione questi modelli: in San Basilio Magno e in Sant’Agostino, in San Francesco d’Assisi, nel Beato Monsignor Ghica, in Madre Teresa da Calcutta (4) e nei nostri vescovi martiri. Tutti hanno udito “la voce di Dio”, hanno aperto, si sono rimboccati le maniche ed hanno detto: “Andiamo a Betlemme” (Lc 2, 15). Là è nato Gesù, là è nata la Chiesa, là è nato il buon samaritano là è sorta “la misericordia divina” e la prima carezza!
          
Miei cari,
Gesù Cristo ci dice: „ Io sono la porta: se qualcuno entrerà attraverso di Me si salverà”. (Gv 10,7). Per essere veramente Chiesa della misericordia, la Chiesa ha bisogno Essa stessa dell’amore misericordioso e compassionevole di „Colui che Viene” e che è la „porta”, perché a sua volta divenga Madre accogliente (5) che protegge, che sa andare come il samaritano misericordioso verso ogni uomo caduto a causa dei banditi e vulnerato, per fasciarne le ferite ed essergli sempre vicina.
”Andiamo a Betlemme” (Lc 2,15) e seguiamo Gesù che oggi nasce e con Lui diveniamo Chiesa vera che sa essere vicina a tutti: peccatori o virtuosi, emarginati della sorte o „benedetti dal Padre” (Mt 25,34); indigeni o emigranti; giovani o anziani. Noi e loro, tutti assieme siamo Chiesa. Il Signore aspetta noi tutti. Egli bussa, bussa alla porta certamente. Maria e Giuseppe sanno bene che cosa significhi una porta chiusa: „Ed essendo stanca / un rifugio cercava / Ma nella grande Betlemme / Nessuno l’accoglieva”. La Chiesa deve avere sempre la porta aperta, essere riconosciuta da ciascuno come quella che annunzia Cristo che bussa alla porta e, nello stesso tempo, quale madre che riceve qualsiasi persona a qualsiasi ora, con qualsiasi problema, per lenire e rasserenare l’anima e lo spirito. La Chiesa deve essere la „porta santa della misericordia di Dio”. La Chiesa è quella che deve essere la „porta santa della misericordia di Dio”. La Chiesa, cari fedeli, siamo noi: riceviamo quelli che aprono alla nostra porta con l’animo aperto!
Con questi pensieri e con questa fede Vi auguro un Natale santo e benedetto ed un felice Anno Nuovo.
Auguri! Buone feste!
                    
1. Ioan Paul al II-lea, Redemptor Missio, 37c, 1990;
2. Papa Francisc, Laudato Sì, 1, 2015;
3. Papa Francisc, Scrisoarea Apostolică către toate persoanele consacrate, 2014; (Lettera apostolica alle persone consacrate).
4. Cf. Ivi.;
5. Cf. Papa Francisc, Audienţa Generală, miercuri 18 noiembrie 2015 [Udienza generale, Mercoledì 18 Novembre 2015].
Traduzione in italiano prof. Giuseppe Munarini
+ Virgil Bercea

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