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Anno: 2017

Evento: Sacerdoti presso la Comunità romena greco-cattolica di Padova

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Lettera Pastorale per Natale di Sua Ecc. Mons. Virgil Bercea, vescovo di Oradea

Lettera Pastorale per Natale di Sua Ecc. Mons. Virgil Bercea, vescovo di Oradea

“Vi annunzio una grande gioia…”
Cari Fedeli,
Il Natale è venuto di nuovo! È una notizia che non ci sorprende, soprattutto perché la pubblicità e le offerte della televisione, dei giornali, delle riviste e degli altri mezzi di comunicazione di massa ci hanno già introdotto nell’atmosfera del consumismo prima del Natale. Per noi cristiani, però, la Festa del Natale è un momento per riflettere e di ricordare lo scopo della nostra vita con la correzione del pensiero, del cuore e dello spirito verso quello a cui ci invitano i Santi Vangeli e la tradizione viva della Chiesa. Le scritture ci parlano di un Bambino venuto alla luce sulla paglia in una stalla, tra una mangiatoia di una stalla, nato da una Vergine, concepito grazie alla potenza dello Spirito Santo; ci parlano di San Giuseppe, dei pastori e degli angeli che cantavano in quella notte meravigliosa. Non si tratta né di una fiaba, né di una favola né di una bella leggenda. Questa è la nostra fede, la fede vera, predicata e vissuta lungo i secoli dalla nostra Chiesa cristiana.
“Non temete” disse l’angelo ai pastori “perché, ecco, vi annunzio una grande gioia che sarà per tutto il popolo. Che è nato per voi il Salvatore che è Cristo Signore”(Lc 2,10-11). Per mezzo di questi pastori l’angelo ha inviato una parola di speranza per il futuro di tutto il popolo “che stava nelle tenebre” ( Mt 4,16) ed attendeva “la buona notizia”, attraverso gli Apostoli ed attraverso la Chiesa questa parola ci è conosciuta anche oggi. Di queste parole dobbiamo ricordarci pure nella notte santa di Natale! Sì, ricordiamo, per avere una prospettiva ed un futuro, perché “chi non ha memoria non ha futuro”(Benedetto XVI).
Amati fratelli,
il Santo Apostolo Paolo ci diceva secoli fa: “Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; considerando attentamente l’esito del loro tenore di vita, imitatene la fede” (Ebr 13,7). Questo ricordo significa anche avere presente gli anni della persecuzione e del martirio della nostra Chiesa, gli anni di prove e di sofferenza dei nostri fedeli per Cristo. Non scordiamo che martyria significa testimonianza. Proprio per questo, nello spirito del ricordo, ci siamo proposti di pregare, dopo ogni santa Liturgia, per la canonizzazione dei vescovi greco-cattolici morti nelle carceri comuniste. Il ricordo del loro esempio di fede e di testimonianza viva del Vangelo ci infonde la forza di andare avanti e la fiducia che Il Signore è con noi sino alla fine. Anche là nelle carceri e nei gulag, per loro, per “i santi delle prigioni”, Cristo nasceva, ce l’ha detto Radu Gyr, con il dramma delle prove e con la nostalgia dei momenti ricordati di libertà : “Qui pure è venuto il Natale/ accarezzi l’esilio/Cade la bianca neve sulla mia vita / che qui si spegne”. (Radu Gyr, Colind).
Miei cari,
le parole dell’angelo rivolte ai pastori non sono state solo parole di speranza, ma anche uno incitamento concreto per riconoscere il Salvatore che è nato: E questo sarà il segno” disse l’angelo, “troverete un bambino in fasce, che giace in una mangiatoia”(Lc 2,12). Per poter “trovare”il Bambino, l’angelo ha dovuto annunziare ai pastori che questi è nato, che esiste. Con la predicazione del Verbo di Dio, la Chiesa rende conosciuta al mondo intero la nascita di questo Bambino per la nostra salvezza. La Chiesa riporta, in tal modo, con la parola, nuovamente al mondo il Cristo, che dà senso alla vita di ciascuno di noi.
Dove troviamo oggi questo Bambino?
Nessuno, ai tempi di Gesù, non s’era aspettato che Lui, il Re, nascesse in quelle condizioni misere ed insalubri, che fosse perseguitato e che avesse attorno a sé solo coloro che gli erano molto vicini. Se non ci fosse stata la parola dell’Angelo ai pastori, questi non avrebbero notato la nascita miracolosa di Betlemme. Sia che la notizia non fosse giunta loro sia che avessero udito solo che una donna aveva dato alla luce un bambino in una capanna. Ecco quanto facilmente ci ingannano le apparenze! Il Bambino in fasce ed adagiato in una mangiatoia non era una persona qualsiasi, ma era “luce da luce” (Gv 8,12), “luce che illumina nelle tenebre” (Gv 1,5), ci dice San Giovanni Evangelista. La Chiesa ripete questa parola dalla Scrittura ogni anno, perché vuole ricordarci di guardare al di là delle apparenze.
Molti oggi cadono nella tentazione di guardare e cercare Gesù solo nelle icone, non riuscendo a vedere il Signore che soffre in tanti uomini che si trovano esattamente nelle stesse condizioni misere come quelle in cui era Gesù 2000 anni or sono: soli, perseguitati e vittime di ingiustizie che conducono una vita al limite della sussistenza. Questi uomini hanno bisogno del nostro sostegno, della nostra presenza, della nostra parola ché infonda loro speranza perché anche per loro è nato il Salvatore. Guardate in chiesa, attorno a voi, nel posto di lavoro, sulla scala del vostro condominio o guardate i vicini e troverete una persona che soffre. Siate per loro l’angelo che porta la buona notizia.
Miei cari,
Chi soffre d’amnesia non ha futuro, perché non conosce il suo passato. Nella società contemporanea, in cui tutto è basato sulla percezione del momento e sulla programmazione dettagliata del futuro, la Festa della Nascita del Signore nostro Gesù Cristo ci offre la possibilità di arrestarci un istante nel tumulto della vita quotidiana, per guardare in dietro quello che abbiamo ricevuto, chi siamo oggi e quello verso cui ci rivolgiamo.
Ricordare significa aver presente il verbo sentito per vedere se l’abbiamo “ricevuto” e lasciato fruttificare, come il seme caduto sulla terra buona( cfr Mc 4,20). Come i pastori non è sufficiente che sentiamo Il Verbo e che lo conosciamo, ma dobbiamo agire come ci insegna il Signore “Andiamo sino a Betlemme”, dissero i pastori” Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere” (Lc 2,15).
Ricordare significa gioire della Nascita del Salvatore nostro con la Vergine
Maria e con Giuseppe e condividere questa buona novella con gli altri. Una volta in cui abbiamo ricevuto il Verbo nell’anima nostra, la nostra vita si trasforma, e con la nostra vita trasformiamo anche il mondo che ci è attorno.” E sono ritornati i pastori, glorificando e lodando Dio, per tutte le cose che avevano udito e veduto come era stato loro detto”(Lc 2,20).
E non da ultimo, ricordare significa rammentare la via che abbiamo
intrapreso ed i valori conformemente ai quali ci orientiamo nella vita. La Scrittura ci insegna che i tre Re magi hanno scorto ad Oriente la stella di Gesù e seguendola, sono venuti ad adorarlo (cfr. Mt 2,2).
Senza carta, solo con lo sguardo fisso, volto verso la stella. Il Signore ha
guidato i loro passi a destinazione. Come i Magi, la forza dei martiri e dei confessori della nostra Chiesa che hanno sopportato la persecuzione, è venuta dal fatto che essi sono stati con gli occhi fissi verso la stella che è Cristo. Questa stella è sorta anche per noi ed attende solo che la seguiamo.
Per questo ricordatevi”, cari fedeli, “ dei vostri capi (…); guardate con attenzione come hanno concluso la loro vita e seguiteli nella fede”(Ebr 13,17)e nell’esempio! Perché se non abbiamo memoria, non abbiamo futuro. E se non abbiamo fede, non abbiamo neppure la speranza.
Cristo è nato!
A tutti auguro un Natale Santo e benedetto, grazie da Dio, successo in tutte le cose ed Auguri.
+ Virgil Bercea

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