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Anno: 2017

Evento: "Imparate da me che sono mite ed umile di cuore"

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Lettera Pastorale per il Natale di Sua Beatitudine Mons. Lucian Mureşan

Lettera Pastorale per il Natale di Sua Beatitudine Mons. Lucian Mureşan

+ LUCIAN
per grazia e misericordia del Buon Dio,
Arcivescovo e Metropolita
dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraş,
Arcivescovo Maggiore
della Chiesa Romena Unita con Roma, Greco-Cattolica,
in piena comunione di fede
con la Santa Sede Apostolica di Roma
Al reverendo clero concelebrante,
a pii monaci e monache,
agli amati fedeli greco-cattolici
ed a tutti i cristiani che amano Dio
Ad ogni grande festa dell’Anno liturgico ci troviamo assieme per contemplare il Mistero della Salvezza ed a celebrare la gioia dei doni di Dio.
La Festa della Nascita del Signore ci offre questa gioia nella fede non solamente nella nostra vita personale, ma anche nella vita della Chiesa e del mondo. Senza la fede viva non possiamo riconoscere il Figlio di Dio nel Bambino meraviglioso, deposto nella mangiatoia. Per questa ragione, la parola di pastore del Vescovo in queste occasioni solenni non è retorica o formale, ma implica l’incoraggiamento e il rafforzamento della fede del Popolo di Dio con la contemplazione del Mistero della festa e della voce viva di Dio.
Amati fedeli,
Possiamo elevare i cuori al Cielo perché Gesù è venuto in terra. Per questo, il Signore ci invita a credere di più e meglio alla pausa spirituale che facciamo, adorandoLo a Betlemme. Se coltiviamo la nostra fede, ci conferisce allora quella trasformazione interiore cosicché possiamo vedere la vita con gli occhi di Dio e mantenerci sulla strada angusta che conduce al Regno dei cieli.
L’eredità di fede che abbiamo ricevuto dai nostri predecessori, ma anche le “colinde” e le tradizioni, non possono essere solamente una dote folclorica o sentimentale, ma il legame con il potere del Signore che si è molto glorificato quando lo spirito del mondo disprezza, in generale, la pietà de la povertà di mezzi. È la fedeltà all’alleanza con Dio “che si è abbassato, prenndendo l’aspetto di servo, facendosi simile agli uomini…si è umiliato, facendosi obbediente fino alla morte…” (Filippesi 7,8). In questo senso, preghiamo, ecco con maggior insistenza perché il buon Dio renda degni i nostri vescovi martiri dell’onore degli altari. La procedura di Beatificazione della Chiesa è sicuramente di verifica e di giudizio, di constatazione, ma solamente Dio può manifestare questa dignità. Non possiamo ricevere questo dono scelto senza preghiera e sacrificio di ciascuno di noi. Questa manifestazione meravigliosa della volontà di Dio nella perseveranza della fede dei nostri predecessori non ci sarà affidata perché ci crediamo migliori di altri. La gioia della speranza della loro iscrizione nei libri dei santi, sarebbe il dono senza prezzo dei mediatori nella comunione dei santi, ma anche il compimento della fedeltà della Chiesa Romena Unita nella volontà di Cristo ed alla sua Chiesa, costruita sul fondamento della Roccia del santo apostolo Pietro.
Miei cari,
Questa fedeltà alla volontà di Dio, con la fede viva cosparsa di opere buone, ci richiede oggi che predichiamo, più che una volta, la verità della famiglia cristiana. Dalla testimonianza di Betlemme, la famiglia è vita, scuola e trasmissione di fede. Per questo, per esortazione del santo Padre, Benedetto XVI, trascorriamo anche noi in comunione con la Santa Chiesa cattolica un anno dedicato alla preghiera, alla testimonianza cristiana nella famiglia, la più preziosa presenza per un futuro ancorato nei valori di Dio.
Cari Sacerdoti,
Molti di voi vivono nella comunione del Sacramento del Matrimonio. La chiamata che avete ricevuto è la grazia del Signore. La Chiesa in virtù della missione affidata da Gesù, è chiamata a riconoscere questa chiamata e ad invitarvi all’apostolato, come accadeva agli albori della Chiesa, quando erano chiamati a celebrare i veri cristiani.
Un uomo sposato dovrebbe essere oggi una persona di grande fede per resistere ai pesi e a prove tanto pesanti. L’equilibrio della vostra vita di famiglia, la predicazione e il vivere il Vangelo, sono manifestati nel modo in cui rafforzate la vostra fede come ogni cristiano. L’esempio tangibile della vostra vita di preghiera con la moglie e con i figli, non Vi offre sicuramente attestati o successi mondani, apparentemente neppure la certezza dell’immediato futuro, ma permette a Dio di incontrare attraverso di Voi quelli per cui è salito sulla Croce, soprattutto che comunichi la libertà che la verità conferisce. In tal modo, troverete la vostra missione, ma anche la salvezza personale.
Fate così delle famiglie e della chiesa focolai di preghiera, restate accanto ai fedeli con generosità, pregando di trovare la via di trovare un buon servizio e la via verso li loro cuori. Preparate i giovani che si sposano perché non avvertano il rito come una magia che li esonera dalla responsabilità, ma quale dono della fedeltà in Cristo, nell’alleanza che solo Dio rende possibile e possente sino alla fine. Il bene è Dio. Nessuno di noi può fare altro che offrire con fedeltà al Signore tutto quello che non è compresa su quest’azione del bene. Noi non siamo i proprietari del bene compiuto con la grazia, ma eleviamo noi con le nostre buone azioni verso la volontà santa, con la fedeltà e l’amore verso i comandamenti di Dio.
Cari fedeli e fratelli Sacerdoti,
Nessuno non può offrire quello che non ha. La nostra chiamata in Gesù è collegata al servizio e questo significa sacrificio e sofferenza, assunte però liberamente con il potere dell’amore. L’allontanamento dalla fede del mondo d’oggi deve essere combattuto come sempre, semplicemente cercando la volontà di Dio nella vita di quotidiana. Il Vangelo ci invita, come ogni altro lavoro d’apostolato, a dimostrarci ?in primo luogo nelle scelte personali e si giustifica nella notte contro il male, perché troviamo la libertà promessa da Cristo ed il suo regno interiore. Questo è il messaggio di fede che mette innanzi alla nostra anima il Bambino meraviglioso, nato nella stalla di Betlemme. Come dice anche salmista “Signore, non si inorgoglisca il mio cuore e non si levi con superbia il mio sguardo;           non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze” ( Salmo 130,1-2).
Il Vangelo, la tradizione e tutto l’insegnamento della Chiesa ci dicono che l’umanità può ritrovare le vie di Dio con la preghiera, la rinuncia al male e con la guarigione offerta dal Sacramento della Confessione dei peccati. Se non parliamo più di queste cose, che sono doni eletti del Salvatore, la verità della vita cristiana ne risente in modo evidente. Non dimentichiamo che il primo e più potente apostolato di un sacerdote, ma anche del cristiano, rimane sempre quello della sua vita personale!
Cari fedeli
Il più importante apostolato è quindi la Vostra vita di famiglia. La vostra Catechizzazione è spesso più preziosa di quella dei bambini perché questi non possono sbocciare spiritualmente se l’ambiente domestico non ama la preghiera e la chiamata alla santità. Non potete rinunziare ad essere maestri dei vostri bambini, figli nella fede in Cristo-che Vi impone la Sua vita e i Suoi valori! Non potete vivere il Vostro Credo senza mostrare anche all’esterno in quale luogo abbiate posto Dio nella Vostra vita. Lo spazio interiore in cui Dio costruisce la sua strada con ogni anima è dunque misterioso e difficile da definirsi per colui che usa il Cielo soltanto per risolvere i suoi bisogni personali. Per questo, il Sacramento della Confessione dei peccati è la           guarigione che ci libera dal pregiudizio, dai pareri superlativi su noi stessi, dal giudizio dato senza posa sul nostro prossimo. Egli ci guarisce sempre, liberandoci e cacciando al di fuori il male. Il diavolo, se è scoperto, fugge. La Chiesa ed i Santi ci dicono che non è il caso che ci turbiamo se Dio porta in superficie le nostre inclinazioni al male. Lo fa per guarirci dall’orgoglio, non per spingerci verso la disperazione. Ma, certamente, questa non è una situazione comoda soprattutto perché l’illustrare il male che è in noi noi e la lotta con esso, durano nel tempo. La consolazione del cristiano è che il Figlio di Dio, che ha preso su di sé la nostra natura per vivere la sua debolezza, senta la vicinanza del potere annientante del peccato e che lo vinca, non con il potere o con la forza, ma lasciando Lui stesso calpestato dalla morte.
Amati figli spirituali,
la testimonianza cristiana è descritta come lotta contro il male. Lo spirito del mondo chiede lavori senza sacrifici, vite senza cura, morti leggere, su ordinazione. Gli eroi raffigurati nel mondo senza Dio sembra siano quelli che fuggono dinnanzi alle avversità, Gesù invece ci dice che, per un uomo che crede il Lui, i timori nascondono la mancanza di fiducia in Dio. L’amore buono, vero, non solo fuga la paura, ma non si risparmia delle occasioni della prova, per un amore più profondo di Cristo in una luminoso superamento che accorda in tal modo la sapienza e ci unisce in modo più stretto a Lui!
Il Mistero del Natale chiede che ritroviamo con insistenza nella fede il vero volto del nostro cuore. Non possiamo celebrare la gioia della nascita di Gesù senza apprezzare il coraggio di temere ed accettare che, nella via verso la Stella che illumina Betlemme, non possiamo andarcene facendo dei calcoli. Solo in questo modo, penetreremo il mistero di Dio. Gesù che giace nella povertà e nell’impotenza della mangiatoia di Betlemme, ci chiama ancora ad essere simili a Lui: abbandonati al cielo, disposti ad adorarlo così come egli viene verso di noi, in modo semplice ed in umiltà. Ed anche se riconosceremo la povertà dello spirito, questa povertà interiore offrirà a Dio la libertà di costruire, con noi ed in noi, la Sua meravigliosa salvezza. Saremo esattamente come i pastori che, nella loro semplicità e nella loro indegnità interiore, sono stati i primi che ad essere felici di Dio, L’hanno contemplato e L’hanno annunziato.
Amati fedeli, cari figli spirituali,
In chiusura, inchinandoci a Gesù posto nella mangiatoia, preghiamo la Santa Madre che conduca i nostri cuori verso di Lui. Il suo cuore di Madre è sempre aperto per poter diventare il nostro rifugio. Affrettiamoci verso Betlemme, muoviamoci per accedere al cospetto di Dio, facciamoci piccini! Entreremo senza fatica, attraverso la Madre Vergine accanto al santo giusto Giuseppe. Non abbiate paura! Pregate per coloro che si oppongono a voi, per un reale cambiamento del cuore, la sola che può trasformare la regressione morale del mondo. Il Mistero della Croce, verso la quale il Signore va, è la luce ilare che fa che le nostre sofferenze divengano gioia divina.
Il nostro animo sia pertanto la stella che annunzia che Dio è TUTTO.
Cantiamolo assieme agli angeli “Gloria Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” ( Luca 2,14). Con vera umiltà e vero amore. Nella pace con Dio non potremo seminare che la pace. Il vostro frutto sarà perciò la gloria dell’eternità!Assieme con le Loro eccellenze i Vescovi Mihai e Vasile, dico a tutti di cuore: trascorrete in Cristo in gioia e pace le sante Feste, la Nascita del Signore e il Nuovo Anno, il 2011!
Con la benedizione episcopale
+ LUCIAN
Arcivescovo e Metropolita
dell’Arciparchia di Alba Iulia e Făgăraş,
Arcivescovo Maggiore
della Chiesa Romena Unita con Roma, Greco-Cattolica
Data in Blaj, il 25 dicembre,
Festa della Nascita del Signor Nostro Gesù Cristo,
Anno del Signore 2011.
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
+ Lucian Mureşan

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