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Anno: 2020

Evento: Padre Ioan Alexandru Pop dottore in diritto canonico

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Livorno: “La Misericordia tra le religioni” - Simposio Ecumenico organizzato da Ce.Do.ME

Livorno: “La Misericordia tra le religioni” - Simposio Ecumenico organizzato da Ce.Do.ME

Buon giorno carissimi,
Sono don Vasile Orghici responsabile della comunità greco-cattolica romena a Livorno.
Innanzitutto vorrei ringraziare il vescovo Simone Giusti per la sua grande generosità e apertura nei confronti di tutte le realtà presenti nella diocesi e nel territorio livornese.
Con questa grande disponibilità Sua Eccellenza offre una grande opportunità per la costruzione di una società della carità cristiana, pienamente democratica, pienamente sociale, culturale, multietnica e multiconfessionale. Possiamo dire che la sua apertura, rappresenta un grande atto di misericordia, e offre una grande speranza per la realizzazione del bene comune.
Voglio ora esprimere un cordiale saluto a tutti voi partecipanti a questo simposio.
Mi è stato chiesto di fare una breve testimonianza sul rapporto della misericordia tra le nostre chiese romene.
Desidero subito spiegare cosa significa etimologicamente la parola misericordia. Il concetto di misericordia è derivato dall’ aggettivo latino misericors, che significa aver pietà. Oggettivamente e soggettivamente la misericordia nella letteratura sociologica e nella cultura laica rappresenta un termine complesso, ha un significato multisentimentale: pietà, compassione, aiuto, comprensione, condivisione, scopo assistenziale. Dal punto di vista cristiano, la misericordia consiste in un grande atto d’amore e profonda sensibilità, che scuote il cuore di Dio, per la pecorella ritrovata, per il figlio prodigo che torna: la gioia del padre. Un Dio infinitamente misericordioso che accetta la crocifissione del suo Figlio per la salvezza dell’ umanità.
Personalmente, ritengo che il rapporto della misericordia tra le chiese cristiane si dovrebbe svolgere e attuare in questa ottica. Va riconosciuto il diritto di religione e dobbiamo dire no alla marginalizzazione, no alla discriminazione, no alle persecuzioni dei fratelli delle altre confessioni, no alla negazione dei diritti degli altri, ma bisogna esprimere comprensione, umanità, tolleranza, rispetto reciproco, partecipazione e integrazione multiconfessionale.
Come sacerdote romeno provengo da una Chiesa martire, da una Chiesa del silenzio per più di 40 anni!
«Il cammino della Chiesa greco-cattolica di Romania non fu mai facile, come dimostrano le sue vicissitudini. Ad essa, nel corso dei secoli, fu chiesta una dolorosa e difficile testimonianza di fedeltà all'esigenza evangelica dell'unità. Essa è diventata così in modo speciale la Chiesa dei testimoni dell'unità, della verità e dell'amore.(…) Ma è soprattutto nella seconda metà del ventesimo secolo, all'epoca del totalitarismo comunista, che la vostra Chiesa ha dovuto subire una durissima prova, meritandosi giustamente il titolo didi "Chiesa dei confessori e dei martiri"» , scriveva il Santo Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica indirizzata alla Chiesa Greco-Cattolica di Romania, in occasione dell’anniversario del tricentenario dell’Unione con la Chiesa di Roma.
Carissimi, la Chiesa Greco-Cattolica romena ebbe al tempo della persecuzione comunista, 12 vescovi, che furono costretti a rinunciare alla comunione con la Chiesa di Roma e col Papa, a rinunciare alla loro fede per potere continuare le loro funzioni ecclesiastiche. Ma hanno preferito di dire no: no all’ ateismo, no alla dittatura, no alla violazione dei valori, no alla violazione della dignità della persona e delle liberta civili e religiose.
Essi hanno detto categoricamente, no al tradimento, affermando : “Noi vescovi greco cattolici romeni non possiamo vendere Cristo - non possiamo vendere la nostra fede - non vendiamo il nostro popolo”.
Per queste affermazioni alla fedeltà cristiana, i vescovi, i sacerdoti, le persone consacrate e i laici greco cattolici romeni hanno subito il carcere, la condanna a morte con la confisca di tutto il patrimonio di questa Chiesa. Anche ora la maggioranza dei beni non sono stato restituiti.
Durante il regime comunista, la Chiesa greco Catolica ha avuto 12 vescovi dei quali nessuno traditore rispetto a Gesù che ha avuto 12 apostoli, e tra loro vi era un traditore cosi come scriveva una rivista francese dopo 1989!!!!
Queste sono cose che non possere essere nascoste oppure taciute, per che la verita grida e per questo le affidiamo a tutti voi!!!
Carissimi anche dopo 1989, dopo la caduta di Ceausescu, la Chiesa greco cattolica romena non ha conosciuto la misericordia da parte dei fratelli maggiori. Questa situazione non ci ha permesso di avvicinarci, di stare insieme come fratelli, di avere una collaborazione e una partecipazione reciproca alla ricostruzione etica del paese.
Ma sicuramente sappiamo bene che per un paese uscito recentemente dalla dittatura, è impossibile essere riabilitato e ricostruito senza una partecipazione comune e una collaborazione di tutte le confessioni presenti nel territorio. Penso che noi romeni indipendentemente dalla nostra confessione: ortodossa, romano cattolica, greco cattolica e tutte le altre religioni presenti nella società romena dobbiamo cambiare pagina... la storia ci obbliga a domandarci, siamo noi discepoli di Cristo oppure siamo i funzionari dello stato?
Carissimi la coscienza ci interpella e ci sollecita ad uscire dall’isolamento, dalla frammentarietà e dobbiamo ricominciare a dialogare teologicamente, cristianamente autenticamente, socialmente per trasmettere efficacemente la misericordia ad un popolo che ha sofferto tantissimo la privazione della libertà, della misericordia e dell’ autentico amore cristiano.
Quindi tutti abbiamo la responsabilita evangelica di educare il nostro popolo alla cultura della carità, della misericordia, della relazione umana e cristiana, della solidarita nazionale e confessionale e per la realizzazione del bene comune.
Oggi, in una società caratterizata dalla logica dell’ autoreferenzialità, dell’ indifferenza, dalla progressiva povertà spirituale, dalla grande secolarizzazione e dal crollo dell’etica sociale e internazionale, dobbiamo vicendevolmente interrogarci su cosa facciamo, se andiamo ciascuno per proprio conto oppure lavoriamo insieme per sviluppare, a tutti livelli, un tessuto di relazioni umane e cristiane caratterizzate dalla fraternità, dalla giustizia sociale, e dell’ amore del prossimo che attira attenzione, ammirazione, credibilità e naturalmente fede in Dio, il Padre di tutti che ci ama e ci aspetta per riconciliarci e per abbracciare tutti.
Solamente costruendo tra noi cristiani una relazione di amore e fratellanza, di rispetto e carità, di preghiera, purificazione e conversione si possono superare tutte le divisioni e le conflittualità, per potere giungere alla comunione eucaristica, al dialogo interconfessionale e all’affermazione della verità. Stimolati dall’amore di Dio, dobbiamo tutti insieme offrire al mondo una testimonianza credibile ed efficace, una testimonianza di riconciliazione e di salvezza.
Il grande Giubileo straordinario della Misericordia aperto del nostro Grande Pontefice Papa Francesco, offre alle Chiese cristiane e all’umanità intera un tempo favorevole per contemplare la misericordia del Padre rivelata pienamente nel suo Figlio Gesù Cristo che ci invita a diventare noi stessi un segno efficace dell’amore di Dio attraverso il perdono e le opere della misericordia. Al punto n. 2 della Misericordiae Vultus, è sottolineata l’importanza per l’umanità di riscoprire il mistero della misericordia,«la via che unisce Dio e l’uomo, perchè apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato».
Per concludere voglio dire che la grande sfida e la provocazione per la società contemporanea è l’incontro, inteso nel senso di dare testimonianza cristiana di un cammino percorso insieme. Solo questa testimonianza di cammino comune renderà possibile ricostruire la nostra storia cristianamente apostolica, che e l’unica metodologia credibile ed efficace per portare la salvezza alla nostra gente.
Grazie per la vostra attenzione, amicizia e fraternità!
P. Vasile Orghici

 

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