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Anno: 2019

Evento: La Festa Naţionale della Romania e cinque anni dalla fondazione della Comunità Romena Catt. di rito bizantino

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"La messa dei popoli" nella Cattedrale di Vicenza

"La messa dei popoli" nella Cattedrale di Vicenza

La signora in pelliccia è seduta in prima fila, accanto a lei un signore distinto, si guarda attorno e dice: «Eh sì, per vedere la Cattedrale gremita ci vogliono proprio gli immigrati...». Il duomo, infatti, è al completo: ghanesi, nigeriani, ucraini, filippini, rumeni. La festa dei popoli è appena iniziata. Un'iniziativa della diocesi che ha chiamato a raccolta tutte le comunità di migranti di cattolici presenti nel Vicentino con i loro sacerdoti.
La cerimonia è stata officiata dall'amministratore diocesano mons. Lodovico Furian in un clima di festa, di canti, di suoni, di offerte, di colori, sapori, tradizioni completamente diverse. Ma tutte accomunate dallo stesso impulso, stimolo, trasporto: la voglia di partecipare, pregare, far parte di una comunità più ampia, più allargata, in grado di insegnare anche qualcosa di diverso. Accanto al coro della cattedrale, hanno cantato e suonato filippini, ghanesi, molti in abiti tradizionali, altri con i vestiti della festa a sottolineare un momento importante. Per certi versi unico, particolare. Le letture sono state tutte declamate nelle varie lingue anche per le comunità anglofone e francofone.
Durante l'omelia mons. Furian ha parlato di Oriente e Occidente, due mondi che si stanno conoscendo, che si stanno integrando. Si è soffermato su Isaia «il parroco degli emigranti». Poi ha parlato di multiculturalità. «Elemento fondamentale per aprire la nostra mente e il nostro cuore verso la novità, verso il respiro che arriva da zone diverse della terra che rimane comunque vitale. Bisogna mettere in conto le differenze - ha spiegato l'amministratore della diocesi - in maniera pacifica. Il mondo è fatto di tanti colori, per questo serve un tavolo di lavoro dove Dio sia il padre di tutti».
Suggestivo il momento delle offerte: il pane della comunità ucraina, la frutta del gruppo ghanese e ancora altri oggetti. Tutti a testimoniare la voglia di un cammino condiviso.
Alla fine ancora canti tra donne che danzavano e bambini che le imitavano.
E quindi il pranzo comunitario. Gli oltre 500 fedeli si sono ritrovati in quattro parrocchie: all'Araceli gli immigrati di nazionalità filippina e rumena, a San Marco di Creazzo gli africani francofoni. A San Paolo in città quelli anglofoni e a San Giuseppe gli ucraini.
Chiara Roverotto

 

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