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Anno: 2019

Evento: La Festa Naţionale della Romania e cinque anni dalla fondazione della Comunità Romena Catt. di rito bizantino

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Lacrime, canti e preghiere al ricordo della Cristina, la donna romena uccisa con bestialità a Bologna

Lacrime, canti e preghiere al ricordo della Cristina, la donna romena uccisa con bestialità a Bologna

Cristina Ionela Tepuru, la giovane che è stata uccisa da un cliente 7 anni or sono da dieci coltellate ed abbandonata lungo la via delle Sere, nel quartiere Borgo Panigale, ha ricevuto ieri sera un omaggio a Bologna.
          
Ieri sera alle 21.00, i volontari del progetto “ Non sei Sola”, dell’associazione “Albero di Cirene”, ha organizzato un servizio religioso proprio dove la giovane romena ha esalato l’ultimo respiro. Con le candele in mano, i Romeni e gli Italiani di ogni età sono convenuti per renderle omaggio. Intirizziti dal freddo, ma anche raggelati dal dolore, i presenti hanno pregato ed eseguito alcuni canti per Cristina e per tutte le vittime della violenza.
„ Molte volte ho incontrato Cristina . Abbiamo cercato di convincerla di andarsene, e le ho fatto presente che la prostituzione può essere pericolosa per la sua vita. Un giorno sono venuto a sapere che è morta. All’inizio siamo stati sopraffatti dalla rabbia ed abbiamo detto: Basta, non si può morire di prostituzione. Per noi il 16 Novembre è diventato un giorno in cui si commemorano le vittime dello sfruttamento sessuale. Il più importante, però, è quello in cui Cristina non c’era più e ci siamo chiesti che cosa avremmo potuto fare per lei? La sola cosa che ci è rimasta è la preghiera. E l’abbiamo fatto ogni anno per sette anni!” ci ha detto Bruno dell’Associazione “Albero di Cirene”.
L’Associazione “Albero di Cirene” offre sostegno alle donne obbligate a prostituirsi. Da alcuni anni i volontari si recano periodicamente in tre quartieri di Bologna, Borgo Panigale, San Lazzaro e Corticella per incontrare le vittime di abusi sessuali.
A questa manifestazione è stato presente anche l?Arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi.
"Oggi abbiamo portato qui i nostri cuori perché ci sentiamo familiari di Cristina per accendere una candela nel luogo in cui s’è spenta la sua Candela alla giovanissima età di 22 anni, lasciando solo un bambino di due anni.
Molte giovani si riducono al lavoro di strada perché sperano in una vita migliore. Come diceva anche padre Marinel Mureşan, dobbiamo fare di più tutti. Le ragazze non debbono essere consolate, ma liberate, il male non dev’essere regolamentato, ma combattuto. Papa Francesco ha espresso il suo desiderio che noi dobbiamo fare tutto quello che possiamo per aiutarle, il vero motivo per cui siamo qui è anche il testamento di Cristina, perché il suo sangue innocente grida affinché venga aiutata la moltitudine di donne come lei. Cristina, riposa in pace, accanto al suolo uomo che ti ha amata veramente sino alla fine!” ha confessato Mons. Zuppi.
Il servizio religioso è durato approssimativamente un’ora ed è constato in preghiere in lingua romena dai giovani romeni di Bologna, ma anche dal sacerdote Marinel Mureşan.
"Preghiamo la Madre del Signore che non accada mai più quello che è accaduto. Molte giovani romene sono sfruttate, ingannate da promesse vane e fatte venire in Italia, gran parte di loro provengono da famiglie povere, di villaggi remoti. Purtroppo lungo molte strade dove vi sono queste ragazze si parla la lingua romena. Preghiamo per loro” ha concluso padre Mureşan della Chiesa Greco-Cattolică di Bologna.
Il 16 Novembre 2009, in seguito ad una incomprensione per il pagamento con un cliente italiano, originario di Caltanissetta, Cristina è stata accoltellata per dieci volte. Abbandonata, stesa la suolo, pur essendo sanguinante è riuscita a trovare la forza di salvarsi. Non ha telefonato alla polizia, ha chiamato un cliente che, terrorizzato non venne come faceva ogni sera, ma ha telefonato al servizio d’urgenza. V’era la nebbia e l’operatore non riusciva a trovare la giovane che giaceva in rovina. Con una voce che andava spegnendosi ad ogni parola pronunziata, Cristina ha emesso l’ultimo respiro al telefono, con l’operatore nell’ambulanza.
- Dove sei?
- Non so!
- Mi vedi?
- Non posso, sono morta!
- Mi hai visto, passando?
- Sono qui, in fondo !
- Debbo ritornare?
- Sì?
Il giudice, tenendo conto della mancanza di premeditazione, e dei precedenti penali ha condannato l’assassino di Cristina Francesco Stagnitto, alla pena di soli 11 anni di reclusione e al pagamento dell’importo di euro 45.000= a titolo di risarcimento che, sino ad oggi, non è ancora entrato in possesso della famiglia.
          
          
Traduzione in italiano: Munarini Giuseppe
Cornelia Crîşmaru

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