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Anno: 2019

Evento: Concerto canzoni di Natale e festa Nazionale della Romania presso la Parrocchia Roma – Nord

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Lettera Pastorale di SB card. Lucian Mureşan per la Festa della Nascita del Signore

Lettera Pastorale di SB card. Lucian Mureşan per la Festa della Nascita del Signore

† Il Cardinale Lucian
per grazia e misericordia del Buon Dio,
Arcivescovo e Metropolita
dell’ Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraş,
Arcivescovo Maggiore
della Chiesa Romena Unita con Roma, Greco-Cattolica,
in piena comunione di fede
con la Santa Sede Apostolica di Roma
          
All’Onorato Clero concelebrante,
ai pii monaci ed alle monache,
ai diletti fedeli greco-cattolici
ed a tutti i cristiani che amano Dio
          
Amati figli spirituali,
per la Festa della Natività del Signore, la bellezza del Vangelo sfiora i nostri cuori in un modo del tutto peculiare. Dio, che è grande e Potente, si fa Bambino fragile e debole perché noi abbiamo il coraggio d’amarlo; come Bambino viene ad affidarsi alle nostre mani. Prendendo su di Sé la natura umana, Dio ci riveste nuovamente della natura divina, portando la salvezza e la liberazione a tutta l’umanità. “Quod non est assumptum, non est sanatum” ci dice San Gregorio Nazianzeno. Tutto è stato assunto, tutto perdonato, tutto sanato con l’Incarnazione del Logos Divino. Dio si è fatto realmente uomo, in tutto simile a noi, a prescindere dal peccato. Non ha ereditato il peccato atavico perché l’Incarnazione “si fece” nello Spirito Santo e da Maria, la Vergine Purissima, piena di grazia. Per questo la nostra natura umana, rinnovata dall’Incarnazione del Figlio, è chiamata conformemente all’esempio della Madre Santa ad una nuova creazione, ad un nuovo inizio. Il peccato altro non è che la nostra ribellione al fine di essere simili a Dio, proprio quando paradossalmente, desideravamo più che mai questa cosa, in modo errato, ascoltando il fruscio del serpente dell’Eden. Facendosi simile a noi, il Salvatore ci mostra invece la vera via, rivelandoci l’amore e la misericordia di Dio: “Perché Dio ha tanto amato il mondo da dare l’Unigenito Suo Figlio affinché chiunque creda in Lui, non perisca, ma abbia la vita eterna” (Giovanni 3, 16).
Percorrendo la storia del popolo di Israele con la quale Dio si palesa, si svela un po’ alla volta tra gli uomini, con parole ed atti concreti: invia degli intermediari, come Mosè, i Profeti ed i Giudici, che comunicano al popolo la Sua volontà e rammentano quanto sia esigente l’Alleanza conclusa tra il popolo e Dio. Contempliamo il compimento di queste promesse con l’Incarnazione del Verbo. Ora, la rivelazione giunge a pienezza. Con Gesù di Nazareth, icona del Padre, il Creatore discende in modo reale tra il Suo popolo, viene a cercare l’umanità in un modo che supera ogni aspettativa: “Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio Unigenito, che è nel seno del Padre, Lui Lo ha rivelato”. (Giovanni I,18).
          
Diletti fratelli in Cristo,
Il Natale ci fa rammentare un Bambino in fasce, deposto in una mangiatoia, piccolo e privo di aiuto, nato in un mondo vasto e scuro come la grotta delle sacre immagini. Presso di Lui sta una Madre che contempla, illuminata da una gioia ineffabile. In nome di tutta l’umanità ha offerto in modo immacolato il luogo divenuto sacro al Re dei Cieli. Resta immobile anche Giuseppe come colui che sognava in Egitto in altri tempi, e lascia che i sogni e gli angeli fughino i dubbi dell’anima. Sostiamo anche noi, assieme con loro cantando: “ Il Padre ha inviato al mondo Suo Figlio …” e rallegriamoci assieme con gli angeli, i pastori ed i magi, perché questo Bambino fragile della stalla, essendo il Dio dei Cieli, ha voluto venire a noi. Non possiamo pienamente penetrare questo mistero, possiamo solamente contemplarlo. Ci dice il profeta Isaia: Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.” (Isaia 55,8-9).
Qui è, infatti, il grande miracolo: ora a Natale, il Creatore scende dal Cielo, prende su di Sé la natura umana e le nostre vie si incontrano. Il tempo e lo spazio sono sopraffatti dalla Presenza del Dio delle Potenze Celesti. Uomo tra gli uomini. Non esiste più istante o luogo in cui Egli non sia presente, e la Sua presenza dà spazio alla gioia, allontanando il timore: „Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide “ (Luca 2, 10 – 11).
Purtroppo in occasione della Festa del Natale del Salvatore, non ci ricordiamo solamente delle cose belle: Ci ricordiamo infatti, che per Gesù, Maria e Giuseppe, le porte degli abitanti di Betlemme sono chiuse. Inevitabilmente ecco la domanda: come sarebbero state le cose se la Sacra Famiglia avesse cercato un rifugio, bussando alla porta della nostra casa, oggi nel 2016? Che cosa succede quando Gesù bussa alle porte delle nostre società, che cosa succede quando batte alle porte dell’Europa e del mondo d’oggi? „Venne presso i Suoi, ma non lo ricevettero” (Giovanni 1,11) Dio ha forse un luogo nella nostra vita e nel nostro pensiero, in un mondo “intelligente” in cui il nostro pensiero per essere considerato “serio” deve escludere l’”ipotesi di DIO?” Contempliamo oggi i pastori dicendo l’un all’altro: “Andiamo sino a Betlemme, vediamo questa parola che è stata fatta e che Dio ci ha fatto conoscere.” (cfr. Lc 2,15). Una santa curiosità li spinge a vedere nella mangiatoia questo bambino, annunziato dagli angeli quale Messia atteso. Perché non dobbiamo anche noi lasciarci avviluppare dalla curiosità di vedere più da vicino il Bambino?
          
Cari fedeli,
tante volte ci scopriamo così pieni di noi stessi, che Dio non ha più posto. Siamo così pieni di cose urgenti e di priorità, che quelli che sono vicini a noi ne sono esclusi. Il Natale viene a provocarci proprio nel nostro modo di vedere il mondo e noi stessi. La Nascita del Signore chiede a noi di convertire la sensibilità, ma anche l’intelligenza e la volontà e la ragione, sino alla rivalutazione del nostro rapporto con la realtà. Guardando al fragile Bambino della mangiatoia di Betlemme, siamo chiamati a scoprire che Lui è presente e vivo nel mondo in cui viviamo ed a cominciare, forse per la prima volta, a percepirne la presenza al limitare della nostra vita. Preghiamo perciò il Signore perché la santa curiosità e la gioia intima dei pastori tocchi anche noi, nel giorno di Natale. Affrettiamoci anche noi, spiritualmente, alla volta di Betlemme per poter trovare e vedere il Bambino nella mangiatoia, sulle orme dei magi e dei pastori! Dovremmo piegare non solamente le ginocchia, ma i cuori, esclamando: “Mistero strano e glorioso io vedo: il cielo divenuto è una grotta, la Vergine trono dei cherubini, la greppia, rifugio in cui si è adagiato colui che non è contenibile, il Cristo Iddio, che Lodando, magnifichiamo”
Assieme con il Vescovo della Curia dell’Arcivescovado Maggiore, Sua eccellenza Mons. Claudiu Pop, Vi auguriamo di cuore Buone e Sante Feste, possano esse avvicinarvi ancora di più a Gesù che viene.
Con benedizione episcopale,
          
† Cardinal Lucian
Arcivescovo e Metropolita
Arcivescovo Maggiore
+ SB Card. Lucian Mureşan
          
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini
+ PF card. Lucian Mureşan

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