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Anno: 2017

Evento: Solenne Liturgia greco-cattolica romena a Oderzo

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La festa dei Tre Gerarchi, Basilio il Grande, Gregorio il Teologo, Giovanni Crisostomo e il ricordo dell'Unione della Moldova con i Paesi Romeni

La festa dei Tre Gerarchi, Basilio il Grande, Gregorio il Teologo, Giovanni Crisostomo e il ricordo dell'Unione della Moldova con i Paesi Romeni

Il 30 Gennaio 2011, nella parrocchia Euclide, abbiamo assistito ad una doppia celebrazione con un duplice significato. Il carattere spirituale le è stato conferito dalla festa dei tre grandi Padri Cappadoci della Chiesa: San Basilio il Grande, San Gregorio il Teologo e San Gregorio di Nissa. In questo contesto, nella Parrocchia Euclide, si è celebrata la Santa Liturgia alla quale,con nostra somma gioia, ha partecipato S.E. il vescovo Oscar Rizzato, da parte del Vaticano, con i sacerdoti del Collegio Pio Romeno di Roma, padre Vasile Gorzo, Cristian Crişan ed Anton Cioba. Alla Liturgia, le risposte sono state date da un gruppo di seminaristi, diretti dal maestro Andrei Roman del Collegio Pio Romeno.
Come i suoi predecessori, Sua Eccellenza il Vescovo Oscar ha sottolineato l’importanza di queste grandi feste della Cristianità e dei tre Gerarchi che hanno contribuito in modo essenziale allo sviluppo della teologia che è seguita ai primi Concili Ecumenici della chiesa Universale.
Ecco che cosa ci dice la storia sullo svolgimento di questa festa della Chiesa: ai giorni dell’Imperatore Alessio Comneno, che ebbe lo scettro dell’Impero nel 1081, dopo l’imperatore Botnaniate, sorse un’incomprensione tra le persone più ragguardevoli. Alcuni festeggiavano di più San Basilio il Grande, dicendo che era molto ispirato, che con la parola sondava gli esseri viventi, che nelle opere assomigliava quasi agli angeli, che non perdonava facilmente, che era un essere deciso e non era sottomesso alle cose terrene. Di conseguenza veneravano meno il divino Giovanni Crisostomo, dicendo che sarebbe stato in un certo senso il contrario di Basilio, perché perdonava troppo facilmente e consigliava la penitenza. Altri innalzavano questo divino Giovanni Crisostomo, affermando che la sua dottrina era più umana, che avviava tutti verso la retta via e li spingeva alla penitenza con la dolcezza della sua parola. Affermavano che Giovanni Crisostomo fosse superiore a Basilio il Grande ed a Gregorio per la dovizia dei suoi discorsi, dolci come il miele, per il potere e la profondità del suo pensiero. Altri erano inclini a San Gregorio che avrebbe superato tutti anche gli antichi rinomati nella dottrina greca ed i nostri per altezza, bellezza ed eleganza delle parole e degli scritti. Per questo dicevano che Gregorio trionfava su tutti e stava al di sopra di Basilio e di Giovanni. Quindi si arrivò alla divisione delle persone: alcuni si chiamavano giovanniti, altri basiliani ed altri ancora gregoriani.
Più tardi, dopo alcuni anni, questi santi si mostrarono, uno alla volta e dopo tutti e tre assieme, in realtà, non in sogno, al vescovo Giovanni , pastore della città degli Evaiteni, che era un uomo saggio in tutte le cose, che conosceva le dottrine greche, come si può constatare dai suoi scritti e che era asceso alla sommità delle virtù.
Allora, i Santi gridarono a lui: “Noi, come vedi, siamo una sola cosa presso Dio e tra di noi non c’è alcuna opposizione o inimicizia, ciascuno a suo tempo, essendo determinato dallo Spirito Santo, così abbiamo imparato. Non c’è tra di noi uno che sia primo e l’altro il secondo e se invocherai uno, verranno anche gli altri due. Per questo alzati ed ordina che nessuno disputi per noi. Che questo è stato il nostro scopo sia quando eravamo vivi sia dopo che siamo morti. Raccoglici in un solo giorno e festeggiaci come si conviene. Fallo sapere anche ai successori che noi siamo una sola cosa in Dio e di’ loro che li aiuteremo nella salvezza di coloro che ci ricorderanno; perché ci sembra d’avere un certo coraggio presso di Dio”. Dicendo queste cose, sembrò che salissero al cielo, rivestiti di luce ineffabile, chiamandosi l’un l’altro per nome.
E quell’uomo meraviglioso che fu Giovanni Evaita, quando si alzò fece come gli avevano comandato i Santi, calmando la moltitudine di coloro che litigavano, perché questi era un uomo ragguardevole per la sua vita irreprensibile. Egli dette alla Chiesa questa festa perché fosse celebrata. Ed ecco il pensiero di quest’uomo: Sapendo che questo mese di Gennaio ha tutti e tre i santi: il primo giorno san Basilio il Grande, il 25 il divino Gregorio e il 27 il divino Giovanni Crisostomo, li abbiamo festeggiati una volta assieme il giorno trenta, ornando il Servizio Divino con canoni, tropari e con parole di lode, così come conveniva. Questo sembra sia stato fatto con il beneplacito dei Santi, perché le lodi che sono state loro dedicate non mancano di nulla ed hanno superate tutte le altre che sono state fatte e si faranno ancora.
Questi santi si mostravano nel modo seguente: il divino Giovanni Crisostomo era piccolo e magro, con il capo grande, alzato sulle spalle, il naso lungo, le narici larghe, la faccia molto gialla, mescolata di bianco, le orbite degli occhi profonde, ma con gli occhi grandi che rendevano l’espressione felice ed il volto luminoso, anche se per sua natura sembrava adirato; la fronte era spaziosa, la barba corta e rada con i capelli un po’ canuti, le guance scavate a causa dei frequenti digiuni. Di lui dobbiamo dire che ha superato con la sua lingua tutti i filosofi greci, soprattutto per ciò che concerne la profondità del pensiero e la dolcezza e la fioritura della lingua. Ha interpretato la Santa Scrittura e diffuso il Vangelo, con tale convincimento che se non ci fosse stato lui (dire questo sarebbe temerario), sarebbe stato necessario che Gesù Cristo venisse un’altra volta sulla terra. Per ciò che concerne la virtù e le azioni e lo sguardo interiore li ha superati tutti, diventando fonte di pietà, di amore e di dottrina, Visse 63 anni e fu pastore della Chiesa per sei anni.
Basilio il Grande era alto e diritto, secco e magro, scuro in volto, con il naso curvo, le sopracciglia arcuate, con la fronte abbastanza triste, come un pensatore preoccupato, con il volto affilato ed alquanto raggrinzito, con le tempie profonde, abbastanza irsuto nel corpo, con la barba abbastanza lunga, metà canuta. Questi ha superato con i suoi scritti non solo i sapienti dei suoi giorni, ma anche gli antichi. Avendo percorso tutto lo scibile, possedeva tutta la scienza; si serviva di tutta la filosofia sapiente nelle sue cose e progrediva nella conoscenza dei misteri.
Assieme a questa grande festa della cristianità si è commemorata pure l’Unione dei Principati (1859). Con questa “piccola unione” ebbe luogo una serie di avvenimenti che hanno segnato la storia del popolo romeno, ricordata da Padre Serafim. Troviamo così che nel 1863 Mihail Kogălniceanu istituisce una riforma dell’insegnamento introducendo la lingua romena. Nel 1866, viene fatto ascendere al trono di Romania Carol de Hohenzolern che fu il riformatore della Romania moderna. Nel 1883 Andrei Mureşan compose l’inno nazionale Destati Romeno che si canta anche ai nostri giorni.
Per sottolineare questa doppia festività dopo la celebrazione della Santa Liturgia, nella parrocchia Euclide si sono svolte manifestazioni di carattere nazionale, tra cui ricordiamo la scenetta Moş Ioan Roată e l’Unione, e sono stati eseguiti anche canti popolari romeni. Le manifestazioni si sono concluse con un agape cristiana a cui ha partecipato l’intera comunità.
È da ricordare che, accanto a monsignor Oscar Rizzato del Vaticano, a questa festa hanno partecipato la sig.ra Ramona Bădescu consigliere di Romania presso il municipio di Roma, il sig. Eugen Tertiliac presidente dell’Associazione dei Romeni d’Italia e Padre Leandro Fanlo da parte della parrocchia italiana di Euclide. Ricordiamo ancora che a questa festa ha partecipato anche la televisione messicana che faceva un servizio sugli emigranti in Italia.
Ringraziamo coloro che si sono dati da fare per l’organizzazione di questi avvenimenti e che ci hanno allietato con la loro presenza in una festa che ci ha uniti per lodare il Signore.
Traduzione in italiano: professor Giuseppe Munarini
Marcel Achim, student al Colegiului Pontifical "Pio Romeno" din Roma

 

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