Română | Italiano
HomeNotizie201721 Ottobre: L'industria e il lavoro nella società odierna
Archivio foto
Anno: 2019 » Evento: Con il cuore e la mente aperti al Risorto » Titolo: 11355.jpg

Anno: 2019

Evento: Con il cuore e la mente aperti al Risorto

Titolo: 11355.jpg

Notizie

L'industria e il lavoro nella società odierna

L'industria e il lavoro nella società odierna

Il 19 ottobre 2017, la Pontificia Università Lateranense di Roma, in collaborazione con l'Istituto Pastorale "Redemptor Hominis", la Fondazione Etica ed Economia, la Fondazione Tarantelli e l'Ufficio per la Pastorale Sociale della Diocesi di Roma – ha organizzato un convegno dibattito e una successiva tavola rotonda. Tra i relatori di questo dibattito era presente anche Giuliano Poletti – Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il Ministro ribadiva nella sua presentazione la necessità di un ripensamento della struttura attuale del lavoro: «Le categorie classiche non funzionano più. Serve un nuovo paradigma»«Un martello può piantare un chiodo o schiacciare un dito. La responsabilità di ciò che accade è nostra». Di fronte alle sfide della cosiddetta “quarta rivoluzione industriale” – dell’economia finanziaria e della tecnologia digitale e robotica -, che «impone una riorganizzazione del lavoro», per il ministro non ci sono «destini ineluttabili» ma «la ragione deve guidare le scelte e i cambiamenti vanno governati», con «l’obiettivo di migliorare la condizione umana. La regola generale deve essere la qualità della vita e la dignità delle persone, non la massimizzazione del profitto».
Il problema del lavoro, richiede un cambiamento etico di paradigma culturale e di organizzazione. Per Poletti, «le categorie classiche non funzionano più»: Serve una nuova regolamentazione del lavoro, attraverso le leggi, «poche e chiare», che stabiliscano i principi e le regole generali e una riorganizzazione con nuove forme di partecipazione, per «lo sviluppo di un nuovo paradigma». Tra i nuovi “strumenti” suggeriti dal ministro, «la partecipazione dei lavoratori all’impresa, in termini di governance e di profitto». Restano, come «fattori di sviluppo decisivi, il sapere e la conoscenza, insieme alla formazione permanente. Siamo in una fase di choc continui, con cambiamenti velocissimi. Le imprese che investono in innovazione aumentano l’occupazione; chi non investe è destinato a chiudere. In un mondo che cambia velocemente, anche la nostra capacità di interpretazione e di reazione deve essere veloce».
Anche per Luciano Pero, docente alla School of Management del Politecnico di Milano, la crisi del lavoro è causata principalmente dalla dimensione etica «dall’assenza di conversione», non dall’automatizzazione dell’industria, che «aumenta produttività ed esportazioni, non ha effetti sull’occupazione». Le imprese competitive allora sono quelle che mettono in centro la corresponsabilità, cioè «con la partecipazione diretta dei lavoratori e che investono nell’innovazione»; sulla riduzione dei costi, dei salari e degli occupati, su cui dovrebbero agire i sindacati e la politica, per promuovere una nuova cultura manageriale e nuove forme di partecipazione all’impresa». La visione “strategica” è «la progettazione, che dovrebbe essere fatta in modo congiunto e collaborativo tra imprenditori, lavoratori, sindacati e utenti».
Il giurista del lavoro Pasquale Passalacqua, docente alla Pul, ha sottolineato l'importanza: «il datore di lavoro è diventato spesso impalpabile e il lavoratore non sa a chi rivolgersi per la tutela dei suoi diritti», «il sindacato va riformato», «riappropriarsi della sua funzione di mediazione tra il lavoratore e l’impresa». Su questa problematica della riforma del sindacato è intervenuto anche il giuslavorista Ciro Cafiero. «Se il lavoro è fuori dell’azienda, anche il sindacato esce dall’azienda», bisogna garantire «un minimo salariale e di diritti» ai “nuovi lavoratori”. L’urgenza, insomma, è di rimettere al centro delle politiche sul lavoro la persona umana. «La cooperazione uomo-robot è da ripensare alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, per promuovere la dignità della persona umana e la qualità della vita», ha concluso Gianni Manzone, docente di Teologia morale economica alla Università "Lateranensis".
P. Vasile Orghici

Per inviare una notizia, si prega di utilizzare questo  formulario.