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Evento: CENTENARIO DELLA GRANDE UNIONE DEI ROMENI. A Udine l'evento OLTRE EL SBARRE 2018

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Romania: passi indietro nel dialogo ecumenico

Romania: passi indietro nel dialogo ecumenico

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In questi ultimi giorni in Romania, espressi dalla Chiesa Ortodossa, sono riemersi atteggiamenti contrastanti sulla storia recente della Chiesa Greco-Cattolica, che rivelano – se c’era ancora bisogno - visioni contrapposte che aprono ferite sanguinanti. Cos’è accaduto?
La sera del 23 ottobre 2017, il canale TV ufficiale della Chiesa Ortodossa Romena ha messo in onda un documentario “Il Patriarca Justinian Marina. Il Ri-Completamento della Chiesa Ortodossa Romena” che presentava una visione fatta di tinte comunisto-ideologiche del tutto offensive contro la Chiesa Greco-Cattolica Romena. Veniva infatti osannata come “pedagogia divina” l’abusiva ri-unione dei greco-cattolici con la Chiesa Ortodossa, orchestrata dai comunisti. Sebbene sia stato storicamente un momento di grande sofferenza e di persecuzione costato la vita a numerosi vescovi, sacerdoti e laici, il film ortodosso dava la cosa come un processo naturale e spontaneo, privo di abusi e contraddizioni. Il “ri-completamento” sarebbe stato realizzato per mano dei comunisti sì, ma come coronamento del desiderio di molti fedeli in Transilvania, espresso “lungamente nel tempo e dappertutto”. E che se pure non vi fosse stata l’azione dei comunisti, la ri-unione dei cattolici bizantini agli ortodossi sarebbe avvenuta naturalmente; ma che Dio ha permesso l’operato del regime ateo per sanare quella frattura. I vescovi martiri a questo punto fanno quasi la figura di imbecilli, perché si sarebbero opposti –gli unici!- ad una presunta volontà di un’intera Chiesa Greco-Cattolica di essere risorbita riassorbita nell’Ortodossia, e all’accoglienza gentile e disinteressata di quest’ultima, di far parte di una struttura ecclesiastica disgiunta da Roma e sopratutto subordinata a Mosca…
Quasi subito, in seguito a proteste da parte degli intellettuali e dei greco-cattolici, la TV emittente Trinitas ha ritirato il documentario dal proprio sito e dal suo canale Youtube. Nei giorni seguenti Facebook, su istigazione della medesima “Trinitas”, ha bloccato persone che avevano distribuito duplicati del video. Da alcuni giorni, Trinitas ha ricaricato questo suo documentario, rendendolo disponibile online..
CONTESTO PROSSIMO
Il 1° dicembre 2018, la nazione di Romania ricorderà i 100 anni dalla Grande Unione che l’ha resa il paese che conosciamo (fatta eccezione delle parti che le sono state tolte in seguito alla Seconda Guerra Mondiale). Si fanno già preparativi, si sente aria di festa e si preannunciano celebrazioni.
Il Partriarca ortodosso di Mosca, Kiril, ha accolto l’invito resogli dal Patriarca di Bucarest Daniel, per festeggiare i 10 anni di quest’ultimo alla guida della Chiesa Ortodossa Romena, nonché per omaggiare i martiri ortodossi che hanno testimoniato sotto il comunismo. L’opinione pubblica non ha tardato di contestare la significatività di una simile presenza, proprio poiché veniva a rappresentare – nella persona di Kiril - quella Russia di cui la Romania ha dovuto importare il comunismo, con le sue persecuzioni alla religione e crimini contro l’umanità. Si è pure fatto memoria dei rapporti forse troppo stretti fra questo Patriarca e il presidente Putin.
Quando questa visita era oramai imminente, il canale TV ufficiale della Chiesa Ortodossa Romena ha messo in onda questo documentario irrispettoso ed offensivo. Con esso, l’Ortodossia non solo ha riproposto la mentalità e la visione comunista della storia, ma ha fatto anche propria una prospettiva del tutto anti-evangelica e anti-umana con cinismo e mancanza di scrupolo.
CONTESTO REMOTO. UN PO’ DI STORIA
Per capire le insinuazioni insite in questo documentario, fornisco a brevi linee e in sintesi alcuni spunti storici.
1. L’unione con Roma degli ortodossi della Transilvania
Nel ‘600, la parte Nord-Ovest dell’attuale Romania chiamata Transilvania, si trovava ancora sotto l’Impero Austro-Ungarico. Sebbene popolata in maggioranza da romeni, questi erano un’etnia priva dei diritti che venivano riconosciuti solamente alle tre etnie – magiari, sassoni e siculi. In seguito a rivolte e pressioni, l’imperatore Leopoldo II di Vienna prometteva che, in virtù dell’adozione del Cattolicesimo da parte dei romeni, anche alla loro etnia sarebbero stati riconosciuti privilegi a livello di possedimenti terrieri e di diritti di esistenza. Il Metropolita ortodosso della Transilvania, Atanasie Anghel, ha firmato nel 1700 un atto di unione con il Papa di Roma, diventando cattolico –lui e la Chiesa che rappresentava-, a patto che potesse essere mantenuto il rito bizantino, la forma e le tradizioni orientali. Così la Chiesa di sempre dei romeni in Transilvania ha continuato come Chiesa Romena Unita con Roma. Il nome di Chiesa Greco-Cattolica fu dato dalla cancelleria imperiale ed ha questo significato: “greco”, quanto al rito, e “cattolica” quanto alla fede e all’appartenenza giuristizionale. Questo avenne non solamente perché era in gioco un fatto di privilegi, ma sopratutto poiché vigeva in Transilvania il pericolo della calvinizzazione, e quindi della perdita totale di ogni traccia di identità nazionale dei romeni, sotto la continua pressione di nobili ungheresi.
Sebbene quello che prometteva l’imperatore Leopoldo quanto a diritti e privilegi per i romeni non fosse mai stato rispettato, l’Unione con Roma ha portato notevoli pregi quali l’apertura spirituale verso l’Europa, la possibilità di emancipazione culturale in base a cui numerosi studenti hanno usufruito di borse di studio in prestigiosi centri universitari dell’Europa Occidentale. Questa fu un’ondata di risveglio che portò la riscoperta della coscienza della latinità dei romeni; attorno alla città di Blaj – sede centrale dell’attuale Arcieparchia Maggiore Romena Unita, fiorì la cosiddetta “Scuola Transilvana”, che dette l’impulso per l’apertura all’insegnamento e l’alfabetizzazione dei romeni, (“privilegio” che, prima, fu sempre negato a questa etnia), e successivamente all’istituzione di alcune Università romene e della stessa Accademia Romena. Si deve sempre all’Unione con Roma il passaggio dalla scrittura cirillica alla grafia latina.
Le sedi ortodosse di Costantinopoli e Belgrado non videro mai di buon occhio l’affiliazione al Papa di certi territori finora ortodossi, e si misero all’opera per riguadagnare verso le proprie sfere d’influenza più gente unita con Roma possibile. Incominciò così una sostenuta attività missionaria a favore dell’ortodossia. Negli ultimi decenni, la Chieda Ortodossa Romena ha addirittura sollevato alla gloria degli altari alcuni personaggi (peraltro ritenuti dagli storici di dubbia moralità), che hanno creato fanatiche rivolte anti-cattoliche (Sofronie da Cioara, Visarion Sarai) o che si sono opposti all’insegnamento e all’alfabetizzazione poiché venivano tacciate di cattolicismo (i “martiri” di Nasaud, Atanasie Todoran di Bichigiu, Vasile di Mocod, Grigore di Zagra e Vasile di Telciu).
2. La creazione della Grande Romania. Fautori dell’unione e oppositori
La creazione della grande Romania nel 1918, cioè l’unione della Transilvania dall’Austro-Ungheria alla Moldavia e Valacchia, si deve in gran parte al lavoro e alla lotta di intellettuali greco-cattolici. Al contrario, mentre i cattolici uniti facevano sforzi di sensibilizzazione pro-creazione-della-Romania, vari vescovi ortodossi hanno lanciato campagne contrarie, a favore cioè che la Transilvania restasse parte all’Ungheria (Miron Romanul e Vasile Mangra di Sibiu, Nicolae Ivan di Cluj, Miron Cristea di Caransebes o Ioan Papp di Arad). Il ridicolo è che oggi, al compimento di cent’anni dalla grande unione nazionale, la Chiesa Ortodossa Romena rivendica per sé tutti i meriti dimenticando il lavorio avverso suscitato da questi personaggi che non riuscivano a leggere i segni dei tempi e che facevano il vassallaggio nei confronti del potere allora dominante!
3. La persecuzione orchestrata dai comunisti con la collaborazione degli ortodossi.
Lungo i secoli, la Chiesa Ortodossa ha sempre avvertito come una spina nel fianco la presenza degli “Uniti”, per i quali ha coniato dispregiativamente il termine “uniati”. Quando il regime comunista –di importazione russa- si è istaurato in Romania, ha voluto importare un modello già attuato in Ucraina, nel 1946. Essendo un’ideologia atea, il comunismo intendeva portare il popolo all’ateismo; i suoi capi hanno compreso che, per fare questo lavoro di scristianizzazione, era meglio manovrare le masse con l’appoggio della chiesa maggioritaria, quella Ortodossa, aggirandola a proprio piacimento. Per la messa in atto del piano di ateizzazione, dava però fastidio la Chiesa Greco-Cattolica che, pur essendo pienamente romena, ubbidiva al Papa di Roma, colui che era considerato il principale nemico dei regimi comunisti stessi. Il Papa di Roma non era manovrabile, come il Patriarca interno di Bucarest. Quando presero abusivamente il potere in Romania, i comunisti fecero sparire l’allora Patriarca ortodosso vigente - Nicodim Munteanu, e insediarono nel 1948 il giovane Justinian Marina fedelissimo al regime comunista.
Con la piena collaborazione del novello Patriarca, nell’autunno dello stesso anno, i comunisti passarono all’attuazione del piano diabolico di distruzione della Chiesa Greco-Cattolica. Per i membri di quest’ultima, chierici e laici, incominciò un periodo triste e nero, in cui veniva loro richiesto l’abbandono della fede cattolica e dell’appartenenza al Papa, a favore dell’ingresso forzato nella Chiesa Ortodossa. Dapprima l’organo di repressione comunista chiamato “Securitate” vessava e ammoniva, specie usando razzie e intimidazioni notturne mirate sui greco-cattolici. Successivamente passò ad arresti, torture, interrogatori, carcere e soppressione umana. I sei vescovi greco-cattolici sono stati imprigionati e, accanto ad essi, numerosissimi preti, consacrati e laici. In clandestinità però sono stati consacrati altri sei, pensati per guidare l’opera di resistenza, ma pure essi –via via- finirono in prigione.
L’anno 1948 resta buio e vergognoso per la storia di Romania: la Chiesa Greco-Cattolica fu messa fuori legge, i suoi membri -tra quelli che non accettarono “liberamente” a diventare ortodossi- furono torturati, umiliati, perseguitati e sterminati, mentre i suoi beni –chiese, edifici, terreni- furono dati (regalati!) alla Chiesa Ortodossa oppure tenuti dallo stesso stato comunista. Fu un colpo durissimo alla libertà di espressione, alla dignità umana ed all’immagine dell’uomo che, come diceva il servile Patriarca ortodosso Justinian Marina, “deve diventare come Cristo, cioè sovietico, perché l’immagine dell’uomo perfetto è quello sovietico. Anche Cristo è stato sovietico!“ Faccio notare che la Chiesa Ortodossa ha dichiarato l’anno 2017 come “Commemorativo del Patriarca Justinian Marina” nel tentativo di riabilitare la figura di colui che la storiografia chiama il “Patriarca rosso”, il leader che ha fatto i giochi del regime comunista. Nelle varie memoriale messe per iscritto dai greco-cattolici che riuscirono a sopravvivere al duro periodo di detenzione (il Card. Iuliu Hossu, i vescovi Ioan Ploscaru e Alexandru Todea ed altri sacerdoti o laici) si trovano testimonianze delle “offerte” di abbracciare l’ortodossia e ripudiare la fede e l’appartenenza cattolica; in caso contrario, “la mano protettrice del Patriarca Justinian” si sarebbe allontanata da loro. Questo dimostra chiaramente non solo la complicità coi comunisti del Patriarca ortodosso Justinian, ma anche il fatto che varie misure prese dipendevano dalla sua diretta volontà.
4. La caduta parziale del comunismo
Quando verso la fine dell’anno 1989 il comunismo cadde in Romania, la Chiesa Greco-Cattolica è uscita dalle catacombe spoglia di tutto: le sue chiese erano state espropriate dal regime comunista e regalate alla chiesa Ortodossa; i suoi seminari erano stati soppressi e confiscati pure, i beni alienati. In gran parte, i sacerdoti di cui disponeva erano assai avanti in età, perlopiù sopravissuti ad anni di carcere e indeboliti dai lunghi anni di vessazioni, privazioni e numerose umiliazioni.
Ci si aspettava un minimo di empatia da parte della Chiesa Ortodossa; non granché, ma almeno la restituzione delle chiese –seppur malandate o così com’erano. Al contrario non successe niente! La Chiesa Ortodossa Romena ha incominciato un gioco, come se il comunismo fosse ancora in fiore, a legittimare per sé il possesso dei beni altrui. Con vari motivi e con svariate mosse, l’Ortodossia romena ha fatto di tutto per mantenere lo status quo imposto dal comunismo restando sorda ai vari appelli della Chiesa Cattolica Unita Sorella, a cui il regime sovietico aveva strappato tutto, ma proprio tutto.
Ci fu un unico metropolita ortodosso, Nicolae Corneanu di Timisoara (1923-2014), che ha compreso come andavano applicati i criteri evangelici in questo caso, ed ha consegnato ai cattolici le chiese che questi richiedevano. Diventò quasi subito la “pecora nera” del Sinodo dei vescovi ortodossi, emarginato poiché il suo esempio era come un dito puntato contro la chiusura della mente e del cuore dei suoi confratelli. Benedetta sia la sua memoria!
In quest’arco di quasi trent’anni si sono svolti numerosi incontri “ecumenici”, votati (volutamente!) a non concludere nulla. Escludendo poche eccezioni, le chiese costruite dai greco-cattolici prima del 1948 sono rimaste in mano alla Chiesa Ortodossa, spesso anche laddove le sue esigenze pastorali non lo richiedevano, come spesso l’Ortodossia giustificava. Nella Romania post-comunista, la Chiesa Ortodossa ha influito sul Diritto Civile e sulla Giustizia, subordinandoli ai propri interessi e facendoli agire non più in base alla legge della proprietà, ma inventandosi che la proprietà delle chiese era subordinata al numero di fedeli. Credo bene che, dopo anni di persecuzione comunista e dopo altri anni in cui le sono stati ostacolati i mezzi e le fonti di vita, la valutazione che i fedeli greco-cattolici fossero minoritari è un criterio facile e comodo!
In più, con l’avvento dell’immigrazione massiccia, numerose comunità ortodosse hanno aperto nell’Europa Occidentale. Dove? Nelle chiese cedute generosamente da vescovi cattolici latini!
PRESE DI POSIZIONE
Sommando tutto questo, quando viene sminuita la sofferenza dei tuoi martiri non puoi che star male…
In un comunicato del 3 novembre 2017, Mons. Virgil Bercea, vescovo greco-cattolico di Oradea scriveva:
“Con dolore nell’anima ho seguito il documentario «Il Patriarca Justinian Marina. Il Ri-Completamento della Chiesa Ortodossa Romena» (…). Nella nostra opinione, esso rappresenta un’attacco alla memoria dei martiri della Chiesa Greco-Cattolica. (…) Noi, la Chiesa Greco-Cattolica, sulla soglia del Centenario della Grande Unione (di Romania), ci assumiamo con dignità il passato e la storia, e ringraziamo il Signore per tutto il bene che questa Chiesa ha portato al popolo romeno (…). Ogni volta i greco-cattolici hanno pensato ed hanno operato per tutti i romeni, indifferentemente se questi fossero stati ortodossi o cattolici. Nei grandi momenti della loro storia, i romeni sono stati sempre insieme! Ci fa male e ci rattrista questo messaggio dei fratelli ortodossi, in base al quale l’atto abusivo di soppressione della Chiesa Unita e le persecuzioni incominciate nel 1948 contro i suoi membri costituiscono un atto di «pedagogia divina», tuttalpiù che è un messaggio dato da formatori di opinione nella Chiesa Ortodossa Romena, da chierici appartenenti all’istituzione, seguiti da certi membri dell’Accademia. Ancor più fa male il fatto che l’attacco venisse fatto in prossimità dell’inizio del Centenario dell’Unione.
E comunque, le ingiustizie alle quali siamo sottoposti dai fratelli ortodossi continuano, malgrado l’appoggio che godono in Europa le comunità romene ortodosse da parte della Chiesa Cattolica. È ingiusto che a noi, i greco-cattolici, i fratelli maggioritari ortodossi, appoggiati da alcune persone dalle istituzioni dello Stato, ci dicano che il martirio della Chiesa Romena Unita non è esistito!
Ci fa male questo tentativo di riscrivere la storia della nostra Chiesa da parte della Chiesa Ortodossa, come anche la riscrittura della resistenza anticomunista che, utimamente, negli ultimi mesi, a quanto pare, si sono moltiplicati. Noi, i greco-cattolici, ci assumiamo la storia così com’è stata e proviamo a rispettare i martiri e coloro che salvarono la dignità del popolo romeno, a far guarire le ferite in spirito di fratellanza e non adottando posizioni di forza.
Questo comunicato è un grido di dolore emesso con dignità a scopo di difendere la Chiesa e gli antenati, la nostra storia e la storia del popolo romeno. Il sangue dei nostri martiri, il loro sacrificio, le tombe prive di croci ci esortano a non dimenticare, a dire la verità perché la storia non si ripeta, a non attaccare nessuno, ma ad andare avanti con dignità verso il Centenario dell’Unione, assieme ai fratelli ortodossi”
Il 4 novembre seguì il comunicato ufficiale della Chiesa Greco-Cattolica Romena, che – tra altro-affermava:
“La Chiesa Romena, Greco-Cattolica invita ad una riconsiderazione storica della persecuzione scattata contro di essa, lungamente occultata e che non ebbe per niente il carattere di evento idilliaco. Tutti abbiamo il dovere di assumerci questa immolazione, senza minimizzare il sacrificio di coloro che ebbero da soffrire, poiché la vera gioia non proviene mai dal dolore altrui. A favore di nessuno può venir celebrata una distruzione e, sopratutto, non si può giustificare teologicamente una simile sofferenza creata dall’odio di un regime dittatoriale-ateo contro la fede cristiana (in odium fidei). Fiduciosa nel potere di Dio – che sostiene tutte le cose buone, mentre quelle deboli le fortifica-, sulla soglia del Centenario dell’unità della patria, la Chiesa Romena Unita con Roma considererà più che mai la precedenza del rinnovo spirituale del nostro popolo nel suo cammino attraverso la verità e la testimonianza gentile”.
DEBOLEZZE CHE VENGONO A GALLA
Considero che sia molto triste per una Chiesa cristiana aver bisogno di schemi presi in prestito da un regime totalitario per affermare le proprie opinioni e, in fondo, per difendere il suo diritto di esistenza al mondo! Credo che sia un grande segno di povertà spirituale, ma anche culturale e intellettuale, avvertire l’esigenza di reinterpretare in questo modo la storia. Anche la Chiesa Ortodossa è, come diceva sant’Agostino (sebbene essa non lo consideri un santo), “simil sancta et meretrix”, contenente in sé la debolezza umana, ma diventa grande quando riconosce questo, e non invece quando sminuisce la sofferenza altrui, pretendendo così di rendersi pura…
Un’”ideologia totalitaria” è quel sistema di pensiero che cerca di dettare un posto per ogni cosa, di imporre una lettura per ogni parte della realtà. Così era nel comunismo: il sistema di stato imponeva un linea per ogni aspetto della vita, decideva cosa era giusto o sbagliato credere, pensare, parlare, operare…! A parte il documentario oltraggioso in sé, il comunicato del direttore della televisione che lo ha prodotto (Ciprian Olinici) ha proprio il sapore di dettame ideologico: il direttore ha affermato che “il film non è per niente offensivo”, come se non ci fosse dato neanche il permesso di star male…
So da qualche sacerdote venuto dall’Ortodossia alla Chiesa Cattolica che questa prospettiva sulla storia viene insegnata nelle Facoltà di Teologia e che, quindi, è inculcata agli studenti come un vero lavaggio di cervello. Il prete ex-ortodosso che raccontava disse di essere venuto alla conoscenza della verità “alternativa” attraverso libri di storia per i quali i suoi superiori di allora – nel caso l’avessero scoperto - l’avrebbero severamente punito e perseguitato.
Che tristezza! Il bisogno di ideologie giustificanti e inversamente proporzionale alla forza profetica e di testimonianza.
Da un’altra parte, a noi, i greco-cattolici, ci rimane a disposizione la forza della preghiera e della denuncia, sebbene quelli che dovrebbero fare giustizia fanno finta di non vedere e di non sentire. Le azioni dei greco-cattolici per sostenere e richiedere la giustizia e la verità non ceseranno, per mostrare, in questo modo, all’Occidente, che la Chiesa possiede ancora uomini veri e capaci, in grado di combattere la menzogna e la manipolazione.
Ringrazio per le correzioni il prof. Federico Carabetta.
P. Cristian F. Sabău

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